Come rovinare il patrimonio del Comune: il caso di via Rizzoli

Milano

Ci sono alcune coincidenze che, se non fossero davvero problematiche per chi ci vive, sarebbero quasi divertenti. In via Rizzoli, al posto delle vecchie rotative del Corriere sorgerà un coworking di una archistar. Tutto in bambù e vetrocemento. Per panda felici e produttivi. Dalla parte opposta della strada sorgono già adesso delle case popolari vecchie di 40 anni, che stanno lentamente andando in malora grazie alla scarsa manutenzione. Da un lato un futuro fatto di giovani startupper, dall’altro i loro genitori e nonni che questa città l’hanno costruita. Da un lato l’ecologismo che si fa struttura. Dall’altro la burocrazia, la lentezza della macchina comunale e il disinteresse del Comune che si manifestano in tutta la loro gloria.

Un contrasto netto. Vediamo alcuni esempi:

Al 77 scala C, oltre all’acqua che scende in continuazione da più punti al piano -1 che sta facendo marcire la pavimentazione e arriva fino al vano ascensore, c’è pure l’ascensore che è stato sistemato in maniera, diciamo, non particolarmente brillante, col risultato che fatica a prendete i comandi, non segnala più niente nel monitor interno ed esternamente dà sempre -1 a prescindere dal piano reale dove si trovi. Questo a valle di una serie di guasti che lo hanno tenuto fermo (con conseguenti disagi) e di una serie di interventi di manutenzione. Tutti regolarmente pagati. Soldi ben spesi.

Gli alberi antistanti le case sono ormai una jungla. No, davvero: stanno entrando lentamente nelle case. Le luci sono invisibili la sera e le foglie che, inevitabilmente, cadono non vengono mai raccolte. Se sollecitata, MM conferma che sì, in effetti le foglie cadono, ma loro nulla possono farci contro la diabolica alleanze tra la forza di gravità e l’autunno. E siccome non possono farci nulla verranno in inverno. L’inverno del nostro scontento, a tutta evidenza NON l’inverno 2021/22. Né il precedente, né quello prima. Così come la manutenzione degli alberi è rimandata a data da destinarsi. Alcuni, eroici, inquilini hanno chiamato e sollecitato più volte chiunque, perfino la segreteria del sindaco. Senza alcun risultato. E forse oggi qualcuno taglierà le fronde. Forse. Chissà.

Il tutto a valle di un problema non più rimandabile: MM non risponde. Mai (o quasi mai, che poi è lo stesso). Chiunque solleciti: custode, cittadini, Consiglieri Comunali. Umili redattori di giornali online. Avvocati cassazionisti. MM è una tomba. Non si manifesta, non si confronta, non dà retta a nessuno. Mai. Probabilmente non ha risposte da dare, ma anche questa sarebbe una risposta che si potrebbe e dovrebbe comunicare. No, MM non comunica direttamente. Lo fa in maniera più discreta e incisiva.

Con gli aumenti. Per i pochi che pagano, naturalmente. Aumenti non da poco, per qualcuno si parla di 60 euro al mese, 720 euro all’anno. Una pensione intera, a volte di più. Per cosa? Già, per cosa? Questa la domanda che si ripete, a prescindere dall’aumento. Per l’indiscusso privilegio di vivere davanti al coworking in bambù e vetrocemento, pensato da un’archistar per panda felici e produttivi? Per l’eccitante sensazione di essere l’ultima casa prima del cartello con Milano sbarrato? (privilegio brevemente revocato nel 2019 quando il cartello era stato spostato prima delle case. Tanto per dare un segnale).

Se MM tace il Comune, che di quelle case è il proprietario, quindi il principale danneggiato dal degrado, qualcosa la dovrebbe dire. Ma ormai, se non è uno stadio, di beni di proprietà comunale non si parla più. E qui, chi ha costruito la città, è costretto a farsi strada tra le larve che si contorcono nei locali immondizia, mentre schiva le mosche e passa sotto i rami sempre più bassi.

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