Milano Scomparsa: nel corso degli anni…

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Nel corso dei secoli molti quartieri o zone di Milano hanno perso il loro nome originale, sostituito da toponimi più recenti.

L’area lungo via Varese, tra largo La Foppa e i Bastioni di viale Crispi era un tempo nota come Borgo delle Melegazze, grazie al gran numero di ortolani che vi vendevano ottime mele delle Prealpi.

Non distante, visibile nelle foto, vi era Porta Comacina, oggi Porta Garibaldi, in piazza XXV Aprile e il piccolo borgo fuori dalle mura, che oggi corrisponde a corso Como, era noto come Mezza Lingua, da una famosa osteria che là si trovava e che rimase aperta sino agli anni Trenta del Novecento.

Una stretta e breve via unisce oggi corso Venezia e viale Majno, si chiama via Borghetto e proprio tale era il nome del piccolo quartiere che venne costruito appositamente durante la Peste di San Carlo, tra il 1576 e il ’77; il piccolo borgo fu costruito per ospitare coloro che dopo un periodo nel vicino Lazzaretto di Porta Orientale fossero guariti. Non conoscendo all’epoca la natura della malattia i guariti venivano posti in una ulteriore quarantena.

Poco dopo piazza del Duomo, scendendo verso via Torino, si trova l’incrocio con la via Unione, che era un budello medievale, talmente malsano, buio, stretto e pericoloso, che ancora nell’Ottocento era chiamato, il Malcantone. Il Verri raccontava di come fosse uno dei luoghi preferiti dai sicari per uccidere su commissione.

Corso Garibaldi, ancora nel Settecento era divisa in tre distinti quartieri; quello nel mezzo era il Passetto; era il borgo più popolare e misero dei tre, anche per la vicinanza con la Contrada del Guast, cioè l’attuale via Anfiteatro, ricca di infimi bordelli e osterie; il Passetto prendeva il nome dal fatto che era il tratto più stretto di tutto il corso e per di più in curva.
Per la sua risicata larghezza vi erano delle lunghe code di passanti che dovevano camminare “passetto dopo passetto”, per non pestarsi i piedi.

L’area oggi occupata da Città Studi era un tempo nota come Le Vallazze, da quattro distinti nuclei di cascine e un’osteria, che a loro volta avevano preso il nome dalla caratteristica del territorio tutto attorno. L’area era infatti un susseguirsi di profondi avvallamenti, fosse, buche e grandi differenze di quota, che avevano reso l’area difficilmente coltivabile e ancor meno edificabile.
Per livellare le aree si utilizzarono le macerie dei Bastioni di Porta Vittoria e Porta Monforte, demoliti tra il 1913 e il 1914 e trasportati sino alle Vallazze grazie a una ferrovia a scartamento ridotto.

L’area oggi compresa tra il ponte di San Luigi e piazzale Luigi Corvetto, era un tempo nota come Gamboloita; il nome derivava da un’antica villa padronale, Casa Gambaloita, nota anche come Cascina Guglielmesa, ricostruita nell’Ottocento e recentemente restaurata, e che si trova ancora al suo posto, visibile non più da corso Lodi ma dal parcheggio del supermercato all’incrocio con viale Brenta. Il nome Gambaloita, poi storpiato nel Novecento in Gamboloita, pare derivi dalla famiglia nobiliare dei Gambaloytis, di cui non si hanno però notizie certe. Altra possibile origine del nome va cercata nel latino “Campus Lautus”, cioè campo ricco. Nei secoli passati il borgo era stato soprannominato dai milanesi come “Gamba la vita”, più per mera assonanza che per un reale significato. Con l’apertura del rondò di piazzale Corvetto e la costruzione della chiesa di San Luigi, il nome Gamboloita andò perduto.

Nel 1576, sempre San Carlo durante la pestilenza, fece erigere una delle tante colonne votive in un minuscolo borgo lungo il fiume Olona, fuori da Porta Vercellina. La colonna era dedicata a Santa Maddalena e La Maddalena divenne il nome del borgo, che ebbe un grande sviluppo nell’Ottocento, grazie alle industrie dei Cantoni e poi dei De Angeli e dei Frua.
Con l’apertura della metropolitana, il nome della stazione venne dedicato a Ernesto De Angeli e il toponimo Maddalena andò del tutto dimenticato.

Un tempo piazza Tricolore si chiamava piazza di Porta Monforte e il borgo che sorgeva oltre gli omonimi Bastioni, si chiamava Isola Monforte.
L’origine del nome arrivava da Monforte d’Alba in Piemonte; nel 1028 il vescovo di Milano Ariberto d’Intimiano, che guidava anche la diocesi suffraganea di Torino, andò in visita in quelle zone e venne a sapere che a Monforte si era diffusa l’eresia dei Catari. Ariberto fece assediare il paese e poi deportò gli abitanti a Milano, dove coloro che non abiurarono l’eresia e non baciavano la croce furono arsi vivi.
Il massacro avvenne fuori dalle mura della città, che allora erano ancora quelle del periodo Romano, quando Milano era capitale dell’Impero.
La zona prescelta era proprio quella dove oggi si trova Piazza Tricolore e venne poi chiamata per secoli “il Monforte”, a ricordo dell’orrore commesso dal vescovo Ariberto.

Nella zona sud-est di Milano si trovavano tre borghi vicini i cui nomi sono ormai andati persi, nonostante fossero in uso ancora negli anni Trenta: Taliedo, Morsenchio e La Trecca.
Taliedo prendeva il nome dai ricchi boschi di tigli, “tilietum” in latino; nel 1910 vi fu aperto l’Aerodromo di Taliedo, primo aeroporto di Milano, che rimase attivo sino a metà degli anni Trenta, quando fu sostituito da Linate.

Borgo Morsenchio, esistente già nel Trecento, venne fondato probabilmente dagli Umiliati di Brera, che possedevano anche la vicina Malnoè, oggi Monluè. L’origine del nome Morsenchio è sconosciuta.

A nord di Taliedo si trovava La Trecca, il cui nome derivava da tre gruppi di cascinali contiguri, chiamati in origine Tri Cà, tre case.

Il quartiere oggi chiamato Famagosta-Santander, aveva in origine il nome di Moncucco, toponimo diffuso in tutte le zone abitate in passato dai Celti e che indicava un piccolo rilievo, un dosso, una collina; passò poi a una cascina, a un borgo e oggi a una corta e breve stradina.

Ancora a metà Ottocento il quartiere a est di via Corridoni, verso i Bastioni e a nord dell’attuale corso di Porta Vittoria, era noto come Borgo della Stella, prendendo il nome dalla chiesa di Santa Maria della Stella, rinominata in tal senso nel 1502, quando le monache di un’omonima chiesa di Rosate, furono trasferite a Milano, nel convento vicino alla Chiesa della Natività. Chiesa e convento furono soppressi nel 1778, ma il nome rimase sino a fine Ottocento.

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