Teatro Carcano: sabato 27 e domenica 28 novembre lo spettacolo-evento “ODISSEA. Storia di un ritorno”.

Cultura e spettacolo

ODISSEA. Storia di un ritorno

Ideato e diretto da Serena Sinigaglia- Attore-narratore Mattia Fabris

Sul palco novanta persone, tra bambini, anziani, adolescenti, diversamente abili, educatori, semplici cittadini, attori, studenti, per raccontare attraverso le parole dell’Odissea l’avventura di Ulisse e il suo viaggio, simbolo e rappresentazione della condizione umana.

Ulisse è vecchio. Da anni è tornato dalla guerra e dal suo viaggio. Il viaggio più famoso della storia umana: l’Odissea.

Ulisse è vecchio, ma – Dante insegna – il suo fuoco di conoscenza e di scoperta non si è ancora spento. Il suo corpo non è più atletico e pronto come un tempo, i suoi occhi si sono fatti più liquidi, la sua mente a volte si perde, sfuma i ricordi, confonde realtà e fantasia. Ulisse è vecchio eppure sente risorgere dentro di sé il desiderio di partire di nuovo.

Partire di nuovo. Sarà una buona idea?

Ulisse è vecchio, la sua astuzia proverbiale spera possa essersi trasformata nel tempo in saggezza. Prima di partire di nuovo sarà bene ripercorrere quel primo viaggio che ora, dopo tanti anni, ricorda solo a frammenti, in maniera scomposta, quasi caotica. Viaggiare nella memoria per trovare le ragioni e il senso di quella mai sopita spinta al cambiamento.

Così, di canto in canto, di gruppo in gruppo, giunge alla fine. E capisce che il suo nuovo viaggio non potrà più essere quello di un tempo. Non solo per l’età, non solo per le sue gambe stanche, ma perché tutti quei ricordi, tutte quelle persone incontrate e perse, sono ora parte di lui. Ulisse ora sa di non essere più solo.

Il vecchio Ulisse è interpretato da Mattia Fabris, le parole sono quelle che Letizia Russo ha cucito per lui e per legare i diversi frammenti, scene e costumi sono stati ideati e realizzati dagli allievi del biennio di Specializzazione in Scenografia Teatro e Costume per lo Spettacolo dell’Accademia di Belle Arti di Brera coordinati da Maria Spazzi e Claudia Botta.

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