Un emendamento per sanare il torto verso le persone con disabilità

Politica

“C’è la mia firma.  E quella della mia collega Senatrice e Presidente della Commissione Sanità di Palazzo Madama, Annamaria Parente. Abbiamo scritto un emendamento al Dl su fisco e lavoro che discuteremo dalla prossima settimana in Senato e che riporta alla decenza una storia incredibilmente indecente, l’ennesimo torto nei confronti delle persone con disabilità.

La storia è quella di tante donne e uomini fragili che, ad un certo punto, per una interpretazione restrittiva della Cassazione, subito recepita dall’Inps, si sono visti togliere l’assegno di invalidità perché lavoratori.

Perché l’Inps, con un messaggio, il cui numero di protocollo è il 3495, ha disposto che l’invalidità civile (dal 74 al 99%) d’ora in poi andrà solo agli inoccupati e non più a tutti quelli che riuscivano a trovare lavoro a patto di non superare un reddito di 4931 euro l’anno.

Detta così, però, questo torto non rende affatto bene. Perché va raccontata in un altro modo questa brutta storia. Per esempio parlando di Dario, 35 anni, invalido al 76%, rider per 4 mila euro l’anno e che, ad un certo punto, si è trovato senza l’assegno dell’Inps, che, per chi non lo sapesse, pesa 287 euro e 9 centesimi al mese. Una miseria.

Della serie, chi se ne frega se per tante persone invalide il lavoro è una forma di dignità, chi se ne frega dell’inclusione, chi se ne frega se con 287 euro e 9 centesimi significa vivere con 10 euro al giorno.

Di persone come Dario, che, riusciva oltre a quell’assegno, ad essere felice perché si sentiva utile ma anche perché riusciva ad avere in tasca altri 400 euro al mese, per vivere più dignitosamente, ce ne sono centinaia di migliaia.

Sono donne e uomini, hanno volti e storie. Non sono numeri. E non è giusto metterli davanti ad un aut aut: o lavorare o ricevere l’assegno. È umanamente inaccettabile, e lo è ancor di più se si pensa che, mentre chi percepisce il reddito di cittadinanza può rifiutare il lavoro e tenersi l’assegno, loro se lo trovano, e non vedono l’ora di trovarlo, lo perdono.

Perché per qualche scienziato che vive su Marte, 287 euro e 9 centesimi possono bastare. Anche a una persona con disabilità. E l’inclusione tutto sommato è un lusso.

C’è la mia firma e quella di Annamaria, per restituire ciò che spetta a tutte e a tutti loro.

 Davide Faraone (blog)

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