Gargano passa dalla lista Sala alla lista Bernardo subendo insulti e minacce

Milano

Non si può valutare e poi fare una scelta che maggiormente corrisponda  alla propria idea di fare politica, non si può a meno che non si metta in conto disprezzo, insulti, minacce. Ma Ermanno Gargano ha deciso di candidarsi con la lista Bernardo, lui che era stato eletto con la lista Sala,  dicendo che si sente un «tribuno della plebe» ed esige rispetto.

D’altronde Gargano  non aveva alcun problema a ragionare di contenuti (non di personalismi e scelte ideologiche). Voleva farlo, anzi, parlando nel merito di ciò che non gli è piaciuto in questi 5 anni, di ciò che lo ha deluso, degli interventi spot.

Ha dichiarato a Il Giornale «La politica di cui ha bisogno il Paese e la nostra città di Milano non è quella da bar, bensì è quella capace di ascoltare, farsi carico delle istanze dei cittadini e dei corpi intermedi per poi essere giudicati e dover spiegare la sua scelta. E venendo lui dal mondo del sociale e del Quando il Giornale ha reso pubblica la mia decisione di terminare l’esperienza politica con Beppe Sala, della cui lista ero sino al giugno 2020 capogruppo in Municipio 8 e di sostenere la candidatura di Bernardo per il centrodestra candidandomi nella sua Lista civica ho dovuto constatare con rammarico che mi sono pervenuti, attraverso i social media, attestati di demerito e disistima con appellativi anche irricevibili quali traditore, fascista voltagabbana, venduto. Nel 2015 sono stato “folgorato sulla via di Expo”, ho ritenuto Beppe Sala un’opportunità per dare a Milano un nuovo sindaco capace, per l’esperienza mostrata nell’organizzare l’Expo, di dare un migliore futuro alla città, andando oltre le appartenenze partitiche ed ideologiche». Ma aggiunge «Expo non è come amministrare Milano. Sala, in questi anni, ha mostrato di non esser portato a vestire “l’abito” da sindaco. La giunta Sala ha avuto 5 anni abbondanti per rispondere alle istanze dei cittadini, quando lo ha fatto è stato in modo insufficiente o peggio ancora vi è stata indifferenza come nel caso delle periferie. Si è cambiato il nome in quartieri, e i problemi di chi ci vive spesso non sono migliorati, a volte peggiorati».

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