Gallerie d’Italia: apre la mostra ‘Francesca Leone. Ulteriori gradi di libertà, nella città che resiste’.

Cultura e spettacolo

Le Gallerie d’Italia – Piazza Scala, museo di Intesa Sanpaolo a Milano, presentano dal 10 settembre al 7 novembre la mostra Francesca Leone. Ulteriori gradi di libertà, nella città che resiste a cura di Andrea Viliani.

Un progetto site specific dell’artista romana che prevede l’esposizione di opere realizzate con materiali poveri quali cemento, ferro, lamiera, riconnettendo materie usurate e abbandonate con la loro bellezza e autorità perduta o con i significati e le funzioni che esse avrebbero potuto assumere, se non le avessimo ridotte appunto a semplici materiali di scarto. Francesca Leone utilizza ogni dettaglio dell’architettura della sala come per gettare le fondamenta di un’architettura ulteriore, che non si limita a evocare ma che costruisce “mattone su mattone”. In questo senso l’artista sviluppa un’architettura che potremmo definire ulteriore, che cioè non nega la realtà che abitiamo, ma non si rassegna ad essa. Sono atti di resistenza rispetto alla città digitale, globalizzata, inquinata, pandemica, impaurita o indifferente, espropriata e controrivoluzionaria in cui ci siamo ridotti a sopravvivere. L’allestimento della mostra presenta otto opere di Francesca Leone poste in dialogo con due opere di Mimmo Rotella e Ugo La Pietra, entrambe dalle collezioni di Intesa Sanpaolo, che esprimono una visione e un’esperienza affini nel tentativo di reinventare la realtà che ci circonda. Senza titolo (1948) di Mimmo Rotella appartiene a una fase successiva al suo incontro con gli artisti di Forma1 (con il loro progetto di far coesistere astrazione e figurazione) e precedente all’invenzione del décollage in cui, all’inizio degli anni Cinquanta, Rotella inizia a strappare dai muri manifesti pubblicitari e a rilavorarli per scoprire iconografie nuove e impreviste, operando lungo una linea che del collage cubista e dal ready made dadaista giunge alla gestualità informale. La scelta di Leone di accostarsi a quest’opera andrebbe quindi messa in relazione a questa linea composita e al suo incrociarsi con le tante storie della cosiddetta Pop Art italiana (da Angeli a Festa, da Schifano a Uncini) su cui l’artista in particolare si è formata, sviluppando una ricerca orientata ad esprimere la potenzialità degli oggetti e conferire rappresentazione agli immaginari.

In Dai gradi di libertà: recupero e reinvenzione (1975) l’architetto, designer e artista Ugo La Pietra analizza la separazione fra la “città che sale” – per usare una metafora boccioniana di utopico slancio verso il futuro – e la città residuale che invece ne deriva in basso, come conseguenza. Operando in modo “tissurale” e “disequilibrante” (per usare due sue espressioni) La Pietra riesce però a recuperare e reinventare questa residualità e a reintegrare così l’individuo nel suo ambiente di vita. Accostando all’opera alcuni suoi disegni preparatori per la mostra Giardino (MACRO, Roma, 2017) Leone sembra far sua questa ipotesi di ricostruzione immaginifica. Tutte le opere di Francesca Leone, anche quelle in questa mostra, cercano di far coesistere più cose, più spazi e tempi, più visioni e esperienze fra loro, ed ecco perché vogliono coesistere nel nostro stesso mondo a partire dall’architettura che condividiamo con loro ma, al contempo, non l’accettano, esse scolpiscono la realtà che ci circonda ma, insieme, anche tutte le possibilità che essa incarna. Queste opere continuano a rivendicare proprio la persistenza di quegli ulteriori gradi di libertà che, se non ci sono di fatto facilmente concessi, sono ancora possibili, e quindi rintracciabili e praticabili, continuando a ricordare e a immaginare, a recuperare e reinventare le molteplici storie di quella città-mondo che intorno a noi ancora, nonostante tutto, resiste. 

Francesca Leone nasce a Roma da una famiglia di artisti. Dopo la partecipazione alla mostra collettiva Arte Contemporanea per i Rifugiati (Musei Capitolini, Roma, 2007) le prime mostre personali dell’artista sono presentate l’anno successivo presso il Loggiato di San Bartolomeo, Palermo (Riflessi e riflessioni) e Palazzo Venezia, Roma (Primo Piano, poi Castel dell’Ovo, Napoli, 2009). Nel 2009 espone al MMOMA-Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Mosca (Beyond Their Gaze, a cura di Maurizio Calvesi) ed è nominata Membro Onorario dell’Accademia Russa delle Belle Arti. Nel 2011 partecipa alla LIV Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (Padiglione Italia) e nel 2013 alla LV Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (Padiglione Cuba, La Perversión de lo Clásico: anarquía de los relatos). Nel 2014 le sono dedicate tre mostre personali – MAC-Museo di Arte Contemporanea di Santiago del Cile; MACBA-Museo di Arte Contemporanea di Buenos Aires; Museo dell’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo –, seguite nel 2015 dalla mostra personale Our Trash a La Triennale di Milano e nel 2017 da Giardino al MACRO-Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Nel giugno del 2018 espone a Palermo – nell’ambito di Palermo Capitale della Cultura 2018 e degli eventi collaterali di Manifesta 12 – l’installazione Monaci, a cura di Danilo Eccher, presso il Real Albergo dei Poveri, a cui segue la mostra personale Domus presso il Palacio de Gaviria di Madrid. Nel 2020 la galleria Magazzino di Roma ospita la prima mostra personale dell’artista in galleria, Si può illuminare un cielo melmoso e nero?

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