Sanità, Lombardia: con fondi Pnrr progetto per case e ospedali ‘di comunità’ e assunzione nuovi medici

Lombardia

Il progetto regionale per l’attuazione di case e ospedali di comunità “è un intervento molto importante che è possibile realizzare grazie alle risorse che abbiamo avuto a disposizione sia per la parte investimenti ma anche per la possibilità di assumere nuovi medici”. Lo ha detto il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana a margine del punto stampa organizzato al termine della seduta di Giunta per presentare le linee del progetto. “Io dal primo giorno in cui mi sono seduto a presiedere la regione Lombardia ho chiesto di dare la possibilità alla Regione di assumere medici e infermieri perché ne avevamo la necessità e avevamo le risorse per farlo ma le leggi nazionali ce lo impedivano – ha aggiunto -quindi grazie a questo cambiamento legislativo nazionale porteremo avanti con grande determinazione questo impegno”, ha concluso il governatore.

Il documento approvato dalla Giunta – viene spiegato da Palazzo Lombardia – è stato predisposto dall’Ats Città Metropolitana, in coerenza con le indicazioni del Ministero della Salute, dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). “La Giunta – ha detto Fontana – ha approvato questa delibera destinata al potenziamento della sanità di prossimità, così come previsto dalla legge. Stiamo parlando della realizzazione di Case di comunità e di Ospedali di comunità, il cui progetto simbolo, quello della città di Milano, verrà poi replicato negli altri territori lombardi, partendo dalle province che hanno sofferto di più durante la pandemia”. Il cronogramma del Pnrr prevede che entro settembre 2021 venga realizzata una ricognizione dei siti idonei per la realizzazione di Cdc (Case di comunità), Cot (Centrali operative territoriali) e Odc (Ospedali di comunità); entro dicembre 2021 l’individuazione precisa dei siti per la loro realizzazione; ed entro marzo 2022 la sottoscrizione dell’accordo col Governo per realizzazione delle strutture, con un contratto istituzionale di sviluppo.

“Il Progetto per l’attuazione di Case e Ospedali di comunità parte dalla città di Milano – ha specificato la vicepresidente e assessore al Welfare Letizia Moratti – ed è il primo in Lombardia, ma già nei prossimi giorni saranno valutati i programmi che vengono dalle altre Ats, sulla base del modello che presentiamo oggi. Tenendo conto prioritariamente delle aree più colpite dal Covid”. Il progetto Milano, che sarà modello per il resto del territorio, è stato realizzato sulla base di una analisi socio-demografica che ha vagliato: numero di abitanti, età della popolazione, densità abitativa, principali patologie con particolare riferimento a quelle croniche e consumi sanitari. Ha previsto la collocazione delle strutture all’interno della città tenendo come elemento di valutazione prioritario l’aggregazione dei Medici di medicina generale (Mmg) sul territorio (Centri di riferimento territoriale – Crt), che sono 23. Walter Bergamaschi, dg Ats Milano, si è soffermato sul metodo utilizzato per giungere all’individuazione delle 24 strutture: “Per ogni municipio di Milano – ha detto – abbiamo immaginato dove riposizionare o riqualificare strutture a seconda delle aggregazioni dei Medici. Di queste, 7 sono attivabili entro un anno”. “Si tratta – ha aggiunto – di un piano di innovazione del territorio, sotto il profilo dell’assistenza sanitaria, senza precedenti: siamo partiti da ciò che serve ai cittadini. Oggi gli assisiti riconoscono soprattutto l’ospedale come luogo di cura, noi con questo nostro progetto vorremmo che i milanesi, per primi, riconoscessero le Case di comunità e gli Ospedali di comunità come nuovi presidi per la loro salute”. “Questa progettazione – ha ricordato – richiede lo sforzo di tanti soggetti, in primis i medici di medicina generale (Mmg), che si sono organizzati in Crt con un coordinatore; poi gli amministratori comunali, le farmacie e gli erogatori privati accreditati. Immaginiamo di avere una casa di comunità ogni 60.000 abitanti per Milano e ogni 45.000 abitanti per il resto della provincia, cercando di favorire quindi una maggiore prossimità dove la densità abitativa è più bassa”. (mianews )

 

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