E’ tempo di guardare in faccia la speranza con “una iper-industria della vita quotidiana” (Bonomi)

Milano

Oggi è lecito alzare la testa e guardare in faccia la speranza con la determinazione e la volontà di rinascita di una città piegata dalla pandemia, ma sicuramente non vinta. Gradualmente, calcolando il rischio, ha detto Draghi, ma ridisegnando una società partecipe e attiva.

Milano è viva, ha alle spalle momenti di tragica distruzione, ma quante volte è risorta? Servirebbe un’amministrazione attenta, lungimirante, capace  a cui suggerire due cambiamenti da coniugare con sensibilità. Scrive Bonomi su Il Sole 24 Ore “Il primo, è dato dal rafforzarsi come motore della crescita di quella che definirei una iper-industria della vita quotidiana, il vero lascito dell’accelerazione pandemica. Le industrie urbane che verranno, metteranno a valore quattro campi chiave del vivere sociale e dell’umano: salute, natura, abitare, sapere, alla ricerca di un nuovo radicamento e coinvolgimento sociale da parte di un capitale si spera più paziente. Lo speriamo davvero, perché le città stanno diventando i motori di una economia che produce valore applicando razionalità industriale e tecno-scientifica non solo alla produzione di beni e servizi, ma alla riproduzione della stessa vita sociale, personale e naturale. Milano e gli assi industriali del Nord, mi paiono i punti del Paese in cui questa trasformazione è più avanzata.

Secondo, la città va riprogettata dal margine verso il centro, non viceversa. Nel riprogettare la città dobbiamo guardare oltre che al mondo che si rispecchia al centro, a ciò che accade a Trieste, a Torino, nel Nord Est alle città intermedie e poi risalire a Milano, capendo che della composizione sociale della città fa parte a pieno titolo anche quell’impresa manifatturiera piccola e media che vive la città come palcoscenico ed intelligenza collettiva per rappresentarsi nel mondo. Emblematico il travaglio del Salone del Mobile nel suo ripartire con difficoltà, nel tenere assieme la Brianza dei produttori e la Milano della rappresentazione.”

La visione di Bonomi a vasto raggio con un occhio particolare nell’evidenziare una progettualità sociale che tenga conto del “quotidiano” e di chi produce nel quotidiano, non è sicuramente fin qui considerata da Sala.

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