Anche il lusso di via della Spiga ha abbassato le saracinesche

Milano

La voce di via della Spiga è un singhiozzo espresso con 18 attività chiuse, serrande abbassate, vetrine vuote senza luce. E simbolicamente svaporano gli orgogliosi sogni di un commercio d’élite, unico al mondo per genialità, design, originalità.

Se arriva un lockdown o un mezzo lockdown, c’è chi ha già scelto: aspettare tempi migliori o la chiusura definitiva. E sembra che il teatro del lusso abbia chiuso il sipario e, anche se il tempo maligno passerà, muore quel sogno di bellezza che tanti hanno soddisfatto nei desideri impossibili. E’ una pagina che fa crollare il mito di una Milano centrale e unica e che impoverisce la sua dinamicità.

Via della Spiga è un simbolo, un terreno di incontri internazionali: è una meta per chi semplicemente vuole costatare il bello della Moda e delle sue creazioni. I visitatori si sono dimezzati: -57% rispetto all’anno antecedente, nel 2020 i visitatori unici del Distretto Montenapoleone sono stati 3,4 milioni, rispetto agli oltre 8 milioni del 2019, nonostante alcuni significativi segni di ripresa nella cosiddetta fase 2. E anche i fatturati seguono di conseguenza. L’incertezza, la paura del contagio, gli affitti esosi hanno contribuito alle decisioni radicali.  «Con l’auspicio di tutelare la salute di ognuno, le nostre boutique rimarranno chiuse fino a nuova comunicazione», si legge su un cartello in una vetrina, per segnalare l’attesa, forse, di tempi migliori. Ma quella fiducia “Andrà tutto bene” non c’è.

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