Una via sarà intitolata a Pietro Bucalossi: la mozione di De Pasquale è stata approvata all’unanimità

Milano

E’ stata approvata all’unanimità in Consiglio Comunale la mozione presentata dal capogruppo di F.I. Fabrizio De Pasquale che chiedeva l’intitolazione di una via di Milano all’ex sindaco Pietro Bucalossi, protagonista della vita politica cittadina fra gli anni ’50 e ’70 ed  esempio di virtù civiche e competenze professionali.

Come rilevato nella mozione, Bucalossi, prima consigliere e poi sindaco  di Milano,  divenne in seguito Ministro dei Lavori Pubblici, Ministro della Ricerca Scientifica e vice Presidente  della Camera. Militò nel Partito Socialista democratico, poi in quello Socialista unitario e infine nel partito Repubblicano, ma fu sempre legato ai lavori della libertà, del riformismo e del buon governo civico.

L’eminente politico diede anche un grande contributo alle istituzioni sanitarie e scientifiche della nostra città nel ruolo di Primario e Direttore dell’Istituto dei Tumori, del quale fino agli anni ’70 fu anche Presidente. Come oncologo di fama internazionale, di grande umanità verso i pazienti, ebbe fra i suoi allievi anche Umberto Veronesi.

Firmatari della mozione, oltre a Fabrizio De Pasquale, Mariastella Gelmini, Silvia Sardone, Massimiliano Bastoni, Franco D’Alfonso, Filippo Barberis, Matteo Fortis, Gianluca Comazzi, Elisabetta Strada e Alessandro De Chirico.

 

Il grande Sindaco e scienziato Pietro Bucalossi nel ricordo di Massimo Emanuelli

Pietro Bucalossi nacque a San Miniato, in provincia di Pisa, il 9 agosto 1905, arrivò a Milano nel 1934. Cancerologo di fama internazionale, Presidente dell’Istituto dei Tumori di Milano, aderì al Partito d’Azione, indi al PSLI di Saragat, consigliere comunale dal 1951 al 1970, deputato dal 1958 si dimise nel febbraio 1964, quando venne nominato Sindaco di Milano
….Fu un sindaco turbolento ed impulsivo, in polemica con tutto e con tutti, anche col suo partito, annunciò subito una politica di “economie fino all’osso”, inaugurò però la linea 1 una della metropolitana. Il 24 novembre 1964 venne rieletto consigliere comunale, nonostante la grande affermazione personale, i partiti del centro-sinistra erano scesi da 51 seggi a 40, brutale ma veritiero il suo commento mentre faceva roteare in modo nevrotico, l’orologio da taschino appeso alla catenina: “I socialisti – disse alludendo alle migliaia di lavoratori per cui erano state costruite le abitazioni popolari – gli hanno dato casa e loro hanno votato per il Pci” sibilò con il suo profilo pallido, afflato e spettinato che lo faceva assomigliare ad un violinista polacco. Bucalossi focalizzò la sua attenzione sulla riduzione delle spese di rappresentanza, aumentò il prezzo del biglietto del tram da 70 a 100 lire per far fronte al disavanzo dell’Atm. Milano aveva bisogno di denaro, e il Sindaco mandò a Roma i suoi assessori a “batter cassa” dal ministro del Tesoro. Bucalossi, pretendeva maggiore autonomia da Roma: “Milano può e deve fare da sé”. Le autostrade, l’aereoporto di Linate (che a differenza di quello romano di Fiumicino fu realizzato senza alcun contributo da parte dello Stato), il nuovo mercato ortofrutticolo, l’ospedale San Carlo, abitazioni, un ottimo servizio di refezione scolastica, il raddoppiamento delle aree verdi, la realizzazione di parchi attrezzati e grandiosi come il Forlanini.
Bucalossi tagliò altre spese, a parer suo superflue: le spese per i viaggi, le spese di rappresentanza, e varie consulenze. La sua battaglia era contro Roma che voleva ridurre le poche autonomie comunali, contro i partiti spenderecci, inclini ad indulgere ai favoritismi e ai corporativismi, contro i dipendenti comunali spinti a chiedere incongrui livellamenti e facili massimalismi. Quando i dipendenti comunali scioperavano il sindaco era contento perché così il Comune avrebbe risparmiato….Bucalossi abolì la consuetudine di far servire da ditte specializzate private cene nella Sala Alessi per rifocillare i consiglieri comunali quando le sedute si protraevano. Abituato a vivere con un tramezzino e un bicchiere d’acqua sostituì le cene con dei volgarissimi panini. Bucalossi passò da una politica di investimenti ad una di risparmio….  Non disposto a concessioni coi comunisti il “Buca” pose un argine al troppo potere che i suoi assessori avevano. Litigò con Bassetti, Aniasi e Craxi. Quando nel 1966 nacque il Psu per il Sindaco le cose peggiorarono: abituato a muoversi in un piccolo partito, la nuova formazione gli andava troppo larga. Litigò con Nenni, con Tanassi e con Saragat, nella primavera del 1967 Bettino Craxi, segretario del Psu milanese, gli disse: “Ricordati che un sindaco che non va d’accordo col segretario del suo partito fa poca strada”….Roberto Savasta, futuro consigliere liberale, ricorda che Bucalossi era riuscito a farsi odiare a tal punto sia in ospedale che in Comune da far dire: “Come sindaco è un ottimo medico, e come medico è un ottimo sindaco”. Giuseppe Amoroso, figlio dell’assessore Angelo, ricorda che Bucalossi guardava tutti dall’alto in basso, e che non voleva occuparsi di affari di bassa cucina politica: “Tali affari venivano sbrigati per lui dal suo segretario Leo Watcher, che lo stesso Bucalossi soprannominava Leo Vacca”. Gaetano Afeltra ha raccontato: “Uno dei giornalisti più critici nei confronti di Bucalossi fu Ferruccio Lanfranchi del Corriere della Sera quando Lanfranchi, colpito da un grave male alla mascella, andò a farsi ricoverare all’Istituto dei Tumori, Bucalossi lesse il suo nome, si avvicinò al letto e disse: “Da oggi in questo Istituto, lei è un paziente e quindi un amico e sarà da me personalmente seguito”. Alcuni giornalisti inviati a Palazzo Marino, mi hanno raccontato che il Buca era sempre arzillo, a volte alticcio, andava in clinica ed operava, ma operava benissimo. Enrico Rizzi ha ricordato: “Era molto difficile andare d’accordo con lui: meticoloso, pignolo, lunatico. Ogni volta che lo incontravo mi veniva alla mente il detto: meglio un morto in casa che un pisano sull’uscio. Povero Buca, mi sembra di averlo qui davanti, con la sua giacca, con l’orologio con la catenina attaccata al taschino, ogni volta che parlava faceva girare la catenina, terminato il discorso la metteva a posto”. L’orologio è rimasto impresso anche a Paolo Pillitteri il quale mi ha raccontato che nel corso di una riunione dei gruppi socialista e socialdemocratico, il Buca, rivolgendosi a Giorgio Gangi mostrandogli l’orologio disse: “Voi socialisti dovrete mandare giù tanti di questi rospi…”
Alla fine del 1967 Bucalossi, ormai isolato, prese contatto coi vertici nazionali del Pri per candidarsi alle elezioni politiche, e si dimise dalla carica di sindaco. A chi gli raccomandava di non aprire la porta, con le sue dimissioni, a uomini che non avrebbero avuto la sua coscienza e la sua probità rispose: “Non sono certo io l’autore di una crisi, altri hanno predisposto situazioni che non possono permettere di mantenere in vita una parvenza di amministrazione che neppure il calendario dei buoni propositi potrebbe giustificare. Attardarsi su posizioni di stallo costituisce danno per la nostra comunità, un danno peggiore di qualsiasi altra soluzione. L’unico contributo che possa dare alla necessaria evoluzione sono le dimissioni”. Deputato nelle fila del Pri alle politiche del 1968, riconfermato fino al 1979, vice-presidente del gruppo parlamentare del Pri, ministro della Ricerca Scientifica e Tecnologica nel IV governo Rumor, Ministro dei Lavori Pubblici nel IV governo Moro, e vice-presidente della Camera. Ancora consigliere comunale, stavolta nelle fila del Pri. …Il “Buca” prese a schiaffi Duva urlando che era un fotomontaggio. Il Buca litigò con La Malfa, in procinto di allearsi coi comunisti per portarli al governo. Verso la fine della legislatura passò col Pli, ma anche qui durò poco, giusto il tempo di litigare con Malagodi. Bucalossi cambiò molti partiti, ma, a differenza dei professionisti della politica attuali, non lo fece mai per opportunismo, ma per ideologia: invece di guadagnare poltrone le perdeva.
giovane, buongiorno”…. Nel corso della sua ultima intervista dichiarò: “I partiti hanno creato un sistema, i segretari di partito sono sempre più invadenti. La Costituzione non prevedeva nulla di questo. Speravo di riuscire a modificare qualcosa stando dentro, ma ho sperimentato che è impossibile, anche se non ho perduto del tutto la speranza che alla fine si riesca a superare questa situazione…”. Fu l’ultimo esponente della generazione di inizio secolo, si recava dalla sua casa di via Bigli a Palazzo Marino, ma anche da Palazzo Marino all’Istituto dei Tumori, con le proprie gambe, disdegnava macchine, autisti, biciclette e perfino il tram. Bucalossi morì a Milano il 27 dicembre 1992, fu commemorato dal sindaco Borghini a Palazzo Marino, da Montanelli sulle colonne de Il Giornale, e da Umberto Veronesi in un discorso pubblico all’Istituto dei Tumori….anticipatore dei tempi, pronto a litigare con tutti per il bene della città, uomo dal carattere difficile, ma ottimo amministratore. Fino ad oggi nessuno ha riconosciuto la sua grandezza e le sue ragioni.

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