Corrado Ocone “Conte è riuscito a non dire nulla di concreto”

Attualità

L’ennesimo messaggio di Giuseppe Conte, in orario di telegiornali e a reti unificate, senza contraddittorio e con domande più o meno concordate, è andato come doveva andare: come è tradizione di certa avvocatura meridionale, con giochi dialettici e sotterfugi verbali, Conte è riuscito a non dire nulla di concreto. Lo ha detto con belle parole, ma nulla resta. Soprattutto fino a quando non si passa dalle parole ai fatti.

L’unico giornalista che l’ha richiamato su un fatto concreto, come dovrebbe essere normale in un paese democratico in cui la stampa è critica per principio, è stato Alberto Ciapparoni di Radio Rtl1, che lo ha messo di fronte alla scarsa performance del commissario Domenico Arcuri. Il quale, in pratica, non è riuscito a portare a termine quasi nessuno dei compiti che gli erano stati assegnati.

Colto quasi alla sprovvista, Conte, per difendere l’operato del suo fedelissimo, se ne è uscito con una frase che è sempre infelice ma soprattutto rivelatrice di un carattere: ““Se ritiene di poter fare meglio di Arcuri, la terrò presente….”. Ovviamente i social, e chi è contro il Governo Conte, si sono sbizzarriti su questa “caduta” (anzi “ricaduta” perché già a Milano c’era stato un episodio simile) del presidente. Il quale, accortosi pure lui dell’errore comunicativo, ha cercato di rimediare parlando, senza convincere nessuno, di “scherzo”.

Il problema, che però non mi sembra sia stato colto dai commentatori, è anche un altro, ed è in quello che Conte ha detto subito dopo cercando di articolare una risposta. Egli ha proposto di invertire la domanda: non chiedersi se Arcuri sia riuscito nel suo compito, ma se Arcuri abbia trovato difficoltà nel riuscirvi. In questa affermazione secondo me ci sono tutti i limiti, ahimé italiani, di una concezione personalistica e “familiare” del management. Perché Arcuri è un manager e non un politico giudicato nelle urne dagli elettiori; non ha un ruolo istituzionale di struttura che deve portare a termine fino a scadenza; ma è stato scelto per affrontare situazioni ben precise a partire dalle difficoltà date. A quel punto il manager dovrebbe valutarle e, in base a questa valutazione, accettare l’incarico ricevuto o meno. E dovrebbe poi essere lui stesso a dimettersi se vede che le difficoltà sono per lui insormontabili. Ovviamente non è un problema di Arcuri, ma italiano in genere. E anche forse di altri commissari, meno esposti mediaticamente, chiamati ad affrontare, con scarsi risultati mi sembra, questa emergenza. È proprio la nostra mentalità che non è portata a ragionare in questi termini. Tanto che nessuno ha obiettato alcunché all’inversione proposta dal premier della questione posta dal giornalis

Blog Corrado Ocone

1 thought on “Corrado Ocone “Conte è riuscito a non dire nulla di concreto”

  1. La presunzione del soggetto è talmente illimitata che, nel mio ricordo di quasi novantenne, non è ritrovabile in qualche altra di uomini genericamente “pubblici” del passato. Detta presunta altisonanza è sempre presente in lui, ed è qualitativamente tale da ridestare un solo sentimento: quello di una immediata e profonda antipatia. Ma ciò che più irrita nel suo compo’rtamento, anche nel non obbligato spettatore, è la immediata ed istintiva riflessione che “ci prenda tutti per imbecilli”, non in grado di capire quello che egli stesso sia, come uomo, e quello che egli stesso valga come politico. Per esempio, ha fatto sparire tutti i ministri, perchè – é logico! – solo lui comanda. e, naturalmente, noi non potevamo accorgecene, perbacco, stupidi come siamo! Ecc., ecc. E la seconda rabbia è dovuta al fatto che costui non è stato eletto da noi e dobbiamo sopportarcelo! E ….nessuno fa nulla!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.