L’ennesima annata strana del Milan: da cosa ripartire per il futuro

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Quella che sta attraversando il Milan è l’ennesima annata strana. Partiti con la nuova gestione Giampaolo, la squadra rossonera si è trovata sin da subito lontana dalle posizioni di vertice. I risultati negativi ed il caos societario ha portato sulla panchina Stefano Pioli che ha sì fatto bene, ma è lontano dall’obiettivo Champions League, come sottolineano gli esperti di scommesse NetBet, vitale per la nuova stagione rossonera.

Nell’ultima gara c’è stato uno stop contro il Genoa che ha allontanato i rossoneri dalle zone interessanti della classifica. Nel deserto dello stadio, tutto il Milan che nel 2020 ha perso solo il derby, è apparso con la testa tra le nuvole e alcuni esponenti con le gomme sgonfie. L’unico sempre sul pezzo, secondo pronostico, è stato Zlatan Ibrahimovic. Ha firmato il suo quarto sigillo stagionale, ha suggerito un assist sprecato da Calha, lui stesso di testa ha sfiorato nel primo tempo (su cross del sodale turco) la possibilità di rimediare in fretta al gol subito da Pandev.

L’annuncio dell’addio di Boban, dopo le parole al veleno contro Gazidis alla Gazzetta, sarà seguito, probabilmente, da quello di Maldini in estate. L’ex bandiera rossonera era stata la prima, in tempi non lontani, a dire la sua sul “pomo della discordia” Ralf Rangnick, affermando la sua evidente contrarietà all’arrivo del manager tedesco sulla panchina del Diavolo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata, infine, la piccante uscita dell’altro mito rossonero, ovvero Zvone Boban, che, senza giri di parole, ha attaccato il collega sudafricano Gazidis sulla decisione di ingaggiare il nuovo allenatore senza averlo prima interpellato. Storia ormai nota, che ha lasciato gravi strascichi anche per quanto riguarda la squadra.

Il futuro

Il futuro sembra essere però ambizioso. Un percorso di tre anni (si dice), con a capo Ralf Rangnick, pronto a fungere da allenatore e direttore tecnico, quasi in perfetto stile inglese, ruolo che ha ricoperto perfettamente nelle sue precedenti avventure scoprendo anche calciatori che oggi sono diventati dei campioni come Manè e Haaland. Ecco, proprio su questo punto si concentrano le attenzioni di Gadzidis che vorrebbe creare un Milan sì giovane, ma con talenti già pronti per un campionato difficile come la Serie A o le eventuali competizioni europee. Una sorta di copia e incolla del modello Borussia Dortmund, per intenderci, che ha creato davvero un gruppo di fenomeni che già solo come esempio, fa sognare il popolo milanista.

Elliott sembra ormai orientato alla cessione di diversi elementi dallo stipendio troppo esoso o il contratto in scadenza: scontato l’addio di Zlatan Ibrahimovic, così come quello di Gigio Donnarumma, così come diventano sempre più probabili anche gli addii di Jack Bonaventura e Mateo Musacchio per l’estate prossima.

Dal punto di vista sportivo è quello di tornare in Champions League in tre anni. Con Rangnick sarebbe dunque rivoluzione. In stile inglese. Con una figura che raggruppi tre ruoli, solitamente come si usa in qualsiasi club italiano. Una linea diretta tra campagna acquisti e campo. Un approccio centralizzato, quasi monarchico, della gestione di squadra, di scrivania e filosofia. Nessun intermediario, dunque, pressing di procuratori o altri fondi sparsi in giro per il mondo. Rangnick sarà una rivoluzione per il Milan ma anche per lo stesso calcio italiano. E’ questa l’innovazione principale che vorrà apportare il club rossonero per far smuovere l’intero popolo rossonero.

Gli obiettivi di mercato

Fisico imponente, grinta e personalità da vendere ma anche una certa disinvoltura con la palla tra i piedi che gli ha procurato alterne fortune con la maglia dello Schalke 04. Malick Thiaw, difensore centrale classe 2001, figlio di padre senegalese e madre finlandese nato a Dusseldorf, sa disimpegnarsi anche come centrocampista, dimostrato un innato senso per il gol. Con 8 centri è attualmente il capocannoniere della formazione Under 19. Da risolvere la questione Rebic. La prima ipotesi è quella di confermare il prestito di un’altra stagione già concordato la scorsa estate facendo slittare la decisione sul suo futuro a giugno 2021. È il piano economicamente più vantaggioso per il presente, ma al cui interno si cela un forte rischio per il futuro. Oggi la valutazione del suo cartellino per un eventuale riscatto non è alta ma, se Rebic confermerà il rendimento avuto nell’ultimo periodo, il suo valore crescerà chiamando magari anche altri club ad un’asta che i rossoneri non possono permettersi. La seconda è di acquistarlo a titolo definitivo.

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