Ieri finalmente Beppe Sala ha lasciato il suo magico mondo dei social e si è confrontato col Consiglio Comunale. Ha lanciato alcune proposte anche condivisibili: “una poderosa campagna promozionale per far tornare i turisti a Milano” e ” aiuti a domicilio agli over 65″.
Ha però scartato la richiesta di buon senso delle opposizioni: sospendere Area B (non costerebbe nulla) e Area C.
Soprattutto però ha rinviato le misure economiche e il sostegno ai settori già in crisi a quando il Governo stanzierà qualcosa.
Non coglie lo spirito che da sempre contraddistingue Milano davanti alle difficoltà.
Che non è aspettare soldi e concessioni dallo Stato, se e quando arriveranno, ma rimboccarsi le mani per ripartire.
Eppure la prima settimana di Covid19 offre esempi che riempiono di orgoglio: le imprese che si autoorganizzano col telelavoro, oppure i dipendenti di ATM che, nonostante psicosi e meno utenti, si presentano tutti al lavoro.
Dunque non possiamo attendere i tempi di Roma. Abbiamo settori per i quali il fermo totale di questi giorni, se protratto per 2 mesi, significherebbe saltare per aria e chiudere.
Alberghi (ieri alcuni hanno chiuso), ristoranti, shopping e taxi necessitano subito di aiuto. Milano in questi anni ha beneficiato tanto del turismo e il Comune per primo ha incassato molto da questo boom che gli ha regalato più tasse (150 milioni fra Cosap e tassa soggiorno), più dividendi (Sea), più affitti (galleria) e mega incassi da vendite immobiliari.
Oggi è dunque il momento non dei sussidi, ma di far respirare le imprese del settore per evitare che muoiano: eliminiamo la tassa di soggiorno, dimezziamo il Cosap e ritardiamo il pagamento della Tari e degli affitti comunali agli esercizi commerciali.
Nessun sussidio governativo potrà restituirci la ricchezza che improvvisamente il Covid19 ha distrutto. Possiamo essere i primi nel mondo post coronavirus a rilanciare la ricerca, la sanità pubblica e privata, il progetto MIND, le eccellenze di sempre (cultura, moda e design) con misure tagliaburocrazia, a costo zero, con sgravi fiscali, con strumenti come la ZES, zona economica speciale.
Questo deve fare e chiedere il Comune al Governo.

Fabrizio De Pasquale ha 60 anni, è sposato, padre di 2 figli e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche, è stato Capo ufficio stampa di varie aziende e del Ministero dei Beni Culturali. Ha lavorato per RAI ed Expo2015 e per un centro media. E’ stato per 24 anni Consigliere e poi Capogruppo di Forza Italia a Palazzo Marino. Conosce bene Milano ma non smette mai di scoprire i problemi e le eccellenze che la metropoli produce ogni giorno. E’ Direttore e amministratore di Milanopost dal 2014 e crede nel ruolo dell’informazione locale per migliorare la città e i suoi abitanti.