Conti pubblici: Brunetta “L’Italia rischia l’apertura di una procedura d’infrazione per debito eccessivo”

Economia e Diritto

“La recessione della nostra economia farà schizzare il nostro deficit oltre il 25%. Gualtieri tagli da subito reddito di cittadinanza e quota 100 per un serio taglio delle tasse, solo così si salva l’Italia”

“L’Italia potrebbe essere costretta a dover effettuare una manovra correttiva dei conti pubblici nei prossimi mesi, addirittura peggiore di quella fatta la scorsa estate dal Governo Conte 1, con il ministro dell’Economia Giovanni Tria. Per effetto del forte calo del Pil registrato nell’ultimo trimestre del 2019, gli effetti di trascinamento comporteranno infatti una crescita pari a zero anche nel 2020, o addirittura negativa, secondo le stime della Mazziero Research. Le conseguenze sul deficit e sul debito saranno pesantissime. Se con una stima di crescita pari al +0,5% per il 2020, come quella fatta solo pochi giorni fa dal Fondo Monetario Internazionale, il rapporto deficit/Pil era calcolato pari al 2,4%, già due decimali in più rispetto alle stime elaborate dal Tesoro per l’ultima Legge di Bilancio, una crescita negativa del -0,1% porterebbe tale rapporto tra il 2,5% e il 3,0% e quello debito/Pil a oltre il 135,0%. Cifre che la Commissione Europea non può affatto tollerare, dal momento che per molto meno, l’anno scorso ha minacciato ripetutamente di voler aprire una procedura d’infrazione per debito eccessivo contro il nostro Paese, per il non rispetto delle regole comunitarie. L’anno scorso, il rapporto deficit/Pil concordato tra l’esecutivo gialloverde e Bruxelles era stato pari al 2,2%, quindi decisamente più basso di quello che dovrebbe registrarsi quest’anno con il Governo giallorosso. Eppure, la Commissione fu intransigente. Davanti al rischio di sforamento, all’Italia fu imposta la manovra correttiva. Per evitare la procedura di infrazione, lo scorso luglio il Governo dovette impiegare 7,6 miliardi di euro, tra risparmi, tagli alla spesa e maggiori entrate, riportando così il deficit dal 2,4%, livello al quale era salito a causa del rallentamento dell’economia tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, a circa il 2-2,1% stabilito nella manovra di bilancio. Obiettivo che fu poi rispettato.

Ora, a non rispettarlo, e in misura di molto superiore allo sforamento dell’anno scorso, è il Partito Democratico, con il ministro Roberto Gualtieri che, con questi chiari di luna, sa benissimo che la stessa richiesta di correzione sarà fatta a lui. Altro che taglio del cuneo fiscale. Con questa situazione l’intervento correttivo dovrebbe ammontare a poco meno di una decina di miliardi di euro, se sarà utilizzata la stessa misura utilizzata con il Governo gialloverde e si richiederà il rispetto del deficit al 2,2%, come era stato richiesto al precedente Esecutivo. Certamente, nelle decisioni della Commissione conterà il deficit strutturale, ovvero quello calcolato al netto della componente congiunturale e delle misure una tantum. Essendo la congiuntura sfavorevole per l’Italia e in peggioramento nel resto dell’Eurozona, tutto ciò attenuerà sicuramente il giudizio negativo di Bruxelles. Ma il giudizio sull’operato del Governo e sulle sue scelte di politica economica assistenzialista, rivelatesi un completo fallimento, non cambierà. Il ministro Gualtieri pensa che a lui verrà riservato un trattamento di riguardo, solo in virtù del fatto che si è presentato come europeista e nemico del sovranismo di Salvini? La verità è che il Partito Democratico sta mettendo in enorme difficoltà l’establishment europeo, poiché questo è cosciente che se non chiedesse l’intervento correttivo, passerebbe dalla posizione di arbitro imparziale dei conti, ruolo assegnatoli esplicitamente dai trattati europei, a organo politico di parte, che non giudica in base ai dati ma al colore dei Governi. Un errore che Bruxelles non può certo permettersi di fare, nel momento in cui già la sua credibilità è ai minimi livelli. In ogni caso, in attesa delle prossime decisioni della Commissione sul caso Italia, diamo nuovamente il consiglio al ministro Gualtieri, finora da lui mai ascoltato, che contribuirebbe enormemente a facilitargli il compito: tagli immediatamente tutte le risorse impegnate per reddito di cittadinanza e quota 100 e le destini tutte al taglio delle tasse”.

Lo scrive in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia.

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