Carabinieri Forestali: traffico illecito di rifiuti da Sud a Nord e viceversa: 11 arresti

Cronaca

Enormi quantità di rifiuti prodotti da impianti industriali e da privati cittadini. Spazzatura della raccolta indifferenziata e persino rifiuti ospedalieri. C’era un po’ di tutto in quelle circa 14mila tonnellate smaltite illecitamente nel 2018 da una associazione a delinquere smatellata ieri mattina con 11 arresti dai carabinieri della Forestale di Milano coordinati dalla Dda del capoluogo lombardo. Il profitto dei due traffici di rifiuti contestati, a vario titolo, agli arrestati si sarebbe aggirato intorno ai 1,7 milioni di euro, 780mila euro circa dei quali sequestrati grazie alle indagini finanziarie dei finanzieri del Gico.

Secondo quanto spiegato dagli inquirenti, le indagini, dirette dal sostituto procuratore Alessandra Dolci e dal pm Silvia Bonardi, avrebbero permesso di ricostruire un complesso ma collaudato sistema che si occupava ad esempio di smaltire i rifiuti raccolti dall’azienda municipalizzata di Napoli stoccandoli in diversi capannoni dismessi in Brianza, nel Comasco e nel Milanese (per esempio a Varedo, Gessate e Cinisello Balsamo) ma anche in provincia di Trento. Quando questi siti erano pieni (è il sospetto degli investigatori, venivano “ripuliti” da una serie di incendi, come accadde ad esempio nel deposito di via Chiasserini 104 a Milano, parzialmente distrutto da un rogo divampato il 14 ottobre 2018. In quello sarebbe stata trovata anche “monnezza napoletana”. I carabinieri forestali hanno registrato da parte dei principali indgati una frenetica ricerca di luoghi dove stoccare i carichi di rifiuti che ufficialmente sarebbero dovuti essere “trattati”, tanto che quando non riuscivano a farli sparire al Nord, questi venivano riportati al Sud, finendo in due discariche illegali a cielo aperto e interrati in una cava nel territorio di Lamezia Terme (Catanzaro).

“Promotore, organizzatore e finanziatore dell’associazione a delinquere” sarebbe stato il 35enne pregiudicato reggino Angelo Romanello, già coinvolto in indagini di ‘ndrangheta. Sempre secondo l’accusa, le investigazioni avrebbero messo in luce anche l’attività di alcuni professionisti che si sarebbero messi al servizio dell’organizzazione: personaggi insospettabili quanto indispensabili come una “consulente ambientale” regolarmente iscritta all’Albo, che spiegava come falsificare la documentazione e dei dipendenti di banca che “forzavano” le procedure interne per evitare che scattassero le segnalazioni antiriciclaggio. (askanews)

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