Saluti dallo Zio d’America

Politica

A Donald piace Giuseppi. Conte, per la cronaca. Ce lo fa sapere con un tweet, poi cancellato per glissare sull’errore di battitura. Comunque il punto è politico: Matteo chi? Salvini con tutte le sue ambiguità, con Saloini, col Metropol, con Putin, con la Cina, con la via della Seta, i petrorubli e tutto il circo annesso non è considerato affidabile da Washington. Non è una cosa da poco. Trump ha sostenuto Boris Johnson in UK, ha remato contro la UE e ha fatto trasparire simpatie per Visegrad. Ma in Italia e Francia sa da che parte schierarsi. E non è con i sovranisti, ma con due soggetti del tutto imprevedibili: Macron e Conte. Come mai? E perché dovrebbe interessarci?

Come mai

A Trump non interessano le posizioni politiche. Lui tratta con gli uomini e le donne. Il che può essere un metodo giusto o meno (a me non pare geniale, ma io non sono il Presidente degli USA), ma è così. Donald non ha problemi a dire a Theresa May che si è fatta una certa e che togliersi dalla scena sarebbe utile. Ma poi, quando qualcuno gli spiega cosa stia succedendo in Italia scuote il ciuffo e sconsolato difende l’amico Giuseppi. Delle cui idee non sa, probabilmente, nulla. Come la stragrande maggioranza degli Italiani. Ma sa che l’alternativa non è il massimo. Anzi, gli fa un poco schifo. Stessa cosa con Macron: non sono ideologicamente compatibili. Ma chissenefrega, ci deve fare business, non fondare un partito.

Non è una novità, ve la ricordate la Thatcher quando disse che Gorbaciov era un uomo con cui si poteva fare business? Ecco, siamo allo stesso punto. Con Conte si può trattare. Salvini è uno con cui non si vuole sporcare le mani il Presidente. E tant’è.

Perché ci dovrebbe interessare?

Perché lo zio Donald era l’ultima carta di Salvini per convincere Mattarella a forzare la situazione e far votare. Come mai? Perché un veto Usa sarebbe stato un macigno sulla nascita del governo giallorosso. Ma nemmeno stavolta Washington ha giocato l’asso di briscola. Non lo aveva fatto, va detto, nemmeno ai tempi di D’alema. È curioso, ma gli Usa, dopotutto, hanno ingerito anche meno della Russia nella nascita dei nostri governi. Salvini questo non lo ha tenuto in considerazione. E zio Donald gliel’ha ricordato.

Ed ora?

Di Maio per sabotare questo governo ha un’ultima carta: Rousseau. O meglio, la minaccia del voto sulla piattaforma. Per far deragliare tutto. Ci riuscirà? È possibile, ma non probabile. Vedremo la reazione di Mattarella. Che finora ha taciuto, ma non è detto che sopporti anche questa…

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