Grazie Nadia Toffa. Forse abbiamo imparato a sorridere alla vita

Cultura e spettacolo

Hanno parlato della sua forza interiore, della sua battaglia a viso aperto, del sorriso alla vita sempre e comunque, del l’esempio per tutti. I funerali, ieri, sono stati la testimonianza visiva di un amore e di un rimpianto. Abbiamo forse imparato a sorridere.

“Zia Nadia chiedeva sempre di sorridere alla vita, io lo farò per lei”, queste le commosse parole della nipote di Nadia Toffa nel giorno dei funerali. La conduttrice, prematuramente scomparsa dopo una lunga battaglia contro il cancro, è stata salutata da centinaia di persone presso il Duomo di Brescia (Huff. Post)

“IENA MA ANCHE COLOMBA” – “Nadia ha avuto fame e sete di giustizia dove ci sono i più bistrattati, nella terra dei fuochi Nadia era della parte dei più deboli”, ha detto padre Maurizio Praticiello, il sacerdote simbolo della lotta alla Terra dei Fuochi, in Campania, che, per volere della conduttrice, sta celebrando le esequie. “Nadia, tu sei stata amata perché hai amato la verità e hai fatto del tuo lavoro una missione, come dovremmo fare tutti”, ha aggiunto il parroco. “Lei ha avuto il coraggio di dire ‘Questa è una parrucca’. Nadia, ha raccontato la tua paura, le tue speranze, la tua è stata vita sino all’ultimo respiro. Hai capito che la vita è vita anche quando si fa pesante”, ha continuato. Il prete campano, ricordando la giornalista, l’ha definita “coraggiosa e umile”: “Sei stata una ‘iena’, ma anche una colomba. Sei stata capace di mettere l’Italia in subbuglio in questi giorni, sei stata capace di unire nord e sud, la Terra dei Fuochi con Brescia, sei entrata nel cuore di tutti. Ma non perché andavi in tv. Nadia non è stata solo apprezzata e stimata, ma è stata amata, il che è tutta un’altra cosa”.

“NADIA, DONNA CORAGGIO” – “Ha amato gli umili e i poveri, i dannati dall’inquinamento. I malati e gli oppressi e non si è mai vergognata della sua malatttia: ha saputo dare coraggio a tutti i nostri malati oncologici, in Italia e nel mondo. Più terribile della malattia c’è la vergogna, una vergogna che non deve esistere. Non ti sei vergognata della tua malattia, hai chiamato il cancro con il suo nome. Noi della Terra dei Fuochi non abbiamo il coraggio di chiamarlo con il suo nome. Noi la chiamiamo ‘la malattia’, non diciamo mai cancro: ci fa troppa paura”, ha proseguito don Praticiello. Che l’ha definita “donna coraggio” e ha esortato tutti i presenti a ricordarla così. E poi ha detto: “Negli ultimi giorni sapevamo che il suo silenzio significava la cosa peggiore. Abbiamo il dovere di ricordare a tutti la sua lotta. Dobbiamo raccogliere quello che ha lasciato perché nulla di quello che ha lasciato, nulla, vada perduto”. (Tratto da Il Giorno)

 

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