L’associazione “Amici di Milano» rievoca Montanelli, Miglio, Sterpa in un grande quadro allegorico

Cultura e spettacolo

«Neoumanesimo Milanese 1992/1994» dipinto ad olio  di Giulia Michon Pecori   

Il 10 agosto ricorre l’anniversario della scomparsa di Gianfranco Miglio, mancato nel 2001, nemmeno venti giorni dopo Indro Montanelli. Un ritratto li accosta; tra di loro Egidio Sterpa. Tre figure che hanno avuto un profondo influsso sulla cultura di Milano nell’ ultimo scorcio del secolo scorso; ciascuno nel proprio ruolo e nella propria sfera di influenza.  Il paladino della milanesita’, l’interprete dello spirito liberale, il cattolico cattaneiano. Le loro immagini compaiono, affiancate, in “Neoumanesimo milanese 1992-1994”, un quadro ad olio ( mt. 2,5 x 4,0 ) dipinto da Giulia Michon Pecori, di proprieta’ privata. Il quadro rappresenta uno spaccato della societa’ milanese negli anni di “Mani pulite” e raffigura 133 personaggi che assistono ad un ideale concerto di Natale dell’ anno 1992  sulle note del “Vesperae solennes de confessore” di Mozart eseguito dal pianista Sviatoslav Richter su un fortepiano Anton Walter, accompagnante gli Amici del Coro.   Il giurista Gianfranco Miglio, il giornalista Indro Montanelli ed il politico Egidio Sterpa, all’epoca della  composizione pittorica, erano presenti e attivi nella realta’ cittadina. Affatto diversi per formazione culturale ed orientamento politico, si distinguevano per le spiccate doti di opinions leaders.

Gianfranco inseguiva un sogno che partiva da Milano; quello di vedere un assetto del Paese piu’ moderno, finalmente libero dalle vecchie impalcature retaggio degli antichi stati, proficuamente inserito nel quadro internazionale. Indro, tra l’altro socio d’onore dell’Associazione AMICI DI MILANO, amava visceralmente la nostra citta’ dalla quale si sentiva pienamente ricambiato: come nume tutelare e come fedele e riconosciuto interprete principe del suo spirito. Egidio era l’erede di una linea di pensiero che discendeva dai Toeplitz,  dai Mattioli, dai Merzagora, dai Baslini, ai loro tempi veri riferimenti storici, in campo socio-economico, della nostra borghesia. Dall’altra parte del quadro e’ raffigurato il mondo cattolico con i cardinali Giovanni Colombo, Carlo Maria Martini e Attilio Nicora ed i prelati Giuseppe Merisi, Ernesto Pisoni, Angelo Macchi, Idelfonso Clerici e Mario Salvadeo.  La Citta’ si reggeva sui pilastri di un bipolarismo dominante, perno della cultura borghese milanese. Un bipolarismo non antagonistico, quanto piuttosto complementare e reciprocamente integrato. Nella trama del quadro, in mezzo, ma diffuso, si colloca il potere giudiziario che ha svolto capillarmente un ruolo chiave nella storia della citta’ e del Paese: Adolfo Beria Di Argentine, Francesco Saverio Borrelli, Antonio Di Pietro, Gianni Caizzi, Giulio Catelani ne sono gli esponenti. Nel 1994 si chiude un’era.

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