Nel silenzio generale sta crollando l’autogoverno dei magistrati

Politica

Nota di apertura: non c’è alcuna congiura dietro al totale disinteresse dei media per le vicende dell’ANM. È semplice questione di sopravvivenza. Ormai il giornalismo ad effetto, quello che ti risolleva le vendite, si fa con gli scoop delle procure. Quindi meglio non rimestare troppo nel torbido, soprattutto se si rischia di colpire il sacro Moloch degli ultimi 27 anni di magistratura militante: l’autogoverno. Anche se questo significa far finta di non vedere la palude in cui siamo costretti a muoverci ogni giorno. Sì, parlo di noi. Noi cittadini. Forzati ad avere tempi ciclopici, privati di una riforma del settore organica. E di ogni basilare garanzia.

Palamara che discute con Lotti di nomine è un quadro bellissimo. Plastico, direi. Secondo Grasso, presidente dimissionario dell’ANM, è normale che i magistrati prendano il tè coi politici, ma Lotti era indagato. Quindi non andava bene. Ma non può forzare nessuno alle dimissioni, perché ci vogliono le prove. Eppure lui, fosse nei consiglieri, si dimetterebbe. È tutto molto, molto poetico. Solo che io tornerei un passo indietro. Cosa vuol dire che è normale discutere con i politici delle nomine nelle procure?

Davvero, fermiamoci tutti un secondo: l’autogoverno doveva servire ad evitare di discutere con qualcuno al di fuori della magistratura di queste cose. Perché adesso è normale sentire Lotti sulle nomine? Sarà mica, ve la butto là, che le nomine sono una partita politica come tante a cui devono corrispondere, ripeto DEVONO CORRISPONDERE, adeguati corrispettivi? Sarà mica che l’autogoverno è diventato un comodo rifugio, da cui lanciare scorrerie restando impuniti? Palamara sarà sicuramente innocente, non lo metto in dubbio, ma il sistema che lo ha creato no. Non è innocente un sistema che discute con Lotti di nomine in magistratura.

E le soluzioni proposte servono solo ad alzare una cortina fumogena. Non siamo ingenui, non si possono estrarre a sorte i componenti del CSM. Non è il gioco dei pacchi. Ed anche potendolo fare, evidentemente, non servirebbe a nulla. È l’ANM, cioè il sindacato, a fare i giochi di potere. Il CSM osserva e tace. Sempre che osservi. Non ne siamo sicurissimi. Dobbiamo, quindi, far emergere il flusso di potere che finora intravediamo solamente: il CSM deve essere elettivo. E per elettivo intendo con campagne elettorali e suffragio universale. Non prendiamoci in giro: la magistratura sarà sempre politicizzata. Che almeno si sappia da che parte va e con che mezzi intende andarci.

Solo che queste cose le possono scrivere solo i giornali liberali, come noi. Gli altri, in fila per la velina quotidiana, devono raccogliere lo sfogo di Grasso che dice che, va bene che va bene, va bene tutto, ma Lotti no. Lotti è indagato. Un altro, non indagato, sarebbe invece andato benissimo. Così è, se vi pare.

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