Politica e diplomazia nello sport

Politica

di Marco Cesareo – In data 7 dicembre 2018, è iniziata la diciassettesima edizione della fiera nazionale della piccola e media editoria “Più libri più liberi”. Promossa dall’Aie, Associazione italiana editori, e parte di Aldus, il circuito fieristico europeo del libro co-finanziato dall’UE, la kermesse per bibliofili torna per il secondo anno consecutivo alla Nuvola di Roma, il centro congressi dell’EUR realizzato dagli architetti Massimiliano e Doriana Fuksas. Tra gli espositori si è evidenziata la partecipazione alla manifestazione libraria degli autori Mario Pescante e Piero Mei con il libro “Politica e diplomazia dello Sport” casa editrice Eurilink University Press (Link Campus University). Alla presentazione vi erano il, Prof. Vincenzo Scotti, Presidente della Link Campus University, il dr. Alberto Schèpisi, ambasciatore onorario, il dr. Angelo Cito, presidente della FITA, l’olimpionico Carlo Molfetta medaglia d’oro di Taekwondo ai giochi olimpici di Londra 2012, della dr.ssa Susanna Moneti (moglie dell’autore Mario Pescante) rappresentante dell’AMRI Onlus e della dottoressa Rossella Pescante (cugina di Mario Pescante) e tanti appassionati alla grande kermesse letteraria.
Un libro molto interessante dal quale si evince come lo sport possa avere la capacità e la magia di poter unire i diversi Paesi del mondo. Pur essendoci conflitti interni ed esterni, persone di tutto il mondo, anche con diverse disabilità (le paraolimpiadi), quello che viene messo in risalto è la forza, il carattere, la grande volontà, l’abilità e la voglia di vivere, gareggiando lealmente e fraternizzando.
Come abbiamo potuto osservare, i giochi olimpici invernali a Pyeongchang, di febbraio 2018, sono state l’emblema di cui è capace lo sport,l’esempio della Corea del Nord e Corea del Sud, da sempre nemiche, per la prima volta nella storia hanno sfilato insieme.
Questo è stato un grande segno di apertura e speranza nel futuro. Ecco cosa può la diplomazia sportiva, sanare problematiche istituzionali in territorio neutro… il gioco, la competizione leale. L’occasione per gli atleti, tutti giovani, di un periodo di convivenza in cui conoscersi, e stimarsi così da abbattere ogni barriera mentale, culturale ed etnica. Uno dei capolavori della diplomazia sportiva fu quello che consentì la partecipazione di tutti gli atleti appartenenti all’URSS ai giochi olimpici di Barcellona nel 1992. Fu coniata l’insegna di comunità degli Stati Indipendenti e gli atleti furono autorizzati a partecipare come tali, riservando la bandiera nazionale alle sole cerimonie di premiazione.
Le prime vere Olimpiadi si tennero nella città di Olimpia nell’antica Grecia (776 a.C.) dove ogni 4 anni gareggiavano i migliori atleti in competizione per alcune discipline .Questo tipo di gare venne riportato in auge dal barone Pierre de Coubertin, pedagogista che riteneva come lo sport fosse un elemento educativo importante per la formazione della personalità dei giovani. Peraltro possiamo capire quanto siano importanti le gare sportive. Oltre alla bravura dei propri atleti e alla loro professionalità, all’orgoglio di portare in giro per il mondo la bandiera del proprio Paese, vi è anche lo scopo fondamentale di instaurare buoni rapporti internazionali e interpersonali.
La Bandiera non è una cosa astratta, ma un Simbolo Fondamentale, che racchiude valori importanti e senso di appartenenza in cui riconoscersi.
In Italia abbiamo avuto diverse figure di alto livello, esemplari sia tra i normodotati che tra i disabili, che hanno dato lustro al nostro Paese.
Lo Sport e le Olimpiadi hanno peraltro un enorme potere, oltre che mettere a dura prova le capacità fisiche dell’atleta e la sua volontà, consentire la coesione e l’interazione tra persone provenienti da paesi culture e tradizioni diverse, riunite sotto un’unica passione .
Il valore educativo si riconosce anche nel tributare ai vincitori grandi onori, ma non premi in denaro. Onori anche agli allenatori cui si doveva la formazione fisica e il sostegno morale degli atleti e non ultimi ai giudici di gara che dovevano giudicare in maniera equa ed imparziale punendo chi infrangeva le regole.
Lo Sport consente di esercitare discipline che inducono alla sopportazione della sofferenza e della fatica, l’amicizia, la tolleranza, il rispetto dell’altro e delle regole per ottenere il raggiungimento di un equilibrio fisico e mentale che è alla base della formazione dell’individuo gettando i presupposti per una vita sana e di successo.
Citando Nelson Mandela: “lo Sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare, di unire le persone in una maniera che pochi di noi possono fare. Parla ai giovani in un linguaggio che loro capiscono. Lo Sport ha il potere di creare speranza dove c’è disperazione. E’ più potente dei Governi nel rompere le barriere razziali, è capace di ridere in faccia a tutte le discriminazioni.”

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