La mia maestra di vita

Zampe di velluto

La cagnolina Mila mi confida con dignità i suoi malumori mentre mi insegna ad essere meno umana e più sensibile

Anche la mia femmina di meticcio si chiama Mila.Come la storia apparsa il 26 Settembre su Libero. L’ho scelta al canile di un paese non lontano dalla città. In mezzo alla campagna e ai suoi aromi di mezza estate. In realtà mi ha scelto lei perché così fanno i cani. A me si affida. A me si rivolge. A me confida con dignità i suoi malori, semplicemente guardandomi negli occhi.  Prima viveva con altri suoi coetanei in una grande gabbia, era denutrita, piena di pulci e, scoperto in seguito, sofferente di epilessia. Aveva già nove mesi quando un giorno io decisi di recarmi in quel  luogo abbandonato dalla civiltà e avendo incautamente appoggiato la mano sulla rete di recinzione, alta e sporca, mi sentii coinvolta in un bacio affettuoso proveniente da una piccola bestia dagli occhi gentili. Lei mi aveva scelto. Lei ti ha scelto, mi disse la guardiana. È simpatica, gentile, allegra. Ebbi una reazione istintiva e mi ritirai. Presi una sciocca inutile scusa.Torno domani, dissi alla guardiana, convinta che in quel lezzo maleodorante non mi avrebbero rivisto. Ma tornai l’indomani. Incredibile. Senza neanche sapere di cosa avrei dovuto dotarmi per accoglierla. Ho imparato man mano. Ho imparato ad insegnarle e a comprenderla. Il primo ostacolo superato fu aver mostrato al cane che altri essere umani popolavano i luoghi che io frequentavo e tra questi si distinguevano quelli dell’altro sesso. Che lei non aveva ancora incontrato. Sapeva cos’è una donna. Non aveva mai visto un uomo. E il primo incontro non lasciò dubbi circa le sue preferenze. Eppure Mila mi ha sconvolto in certe sue impossibili conoscenze dettate da un suo passato altrettanto impossibile. Sapere che all’interno di una susina che matura in agosto, la qualità Dro,(ma lei è nata in gennaio), c’è un nocciolo che è separato dalla polpa e che ha una mandorla al suo interno, e che tale mandorla si ottiene spezzando il nocciolo con un colpo secco di canino sul fianco sottile, e che tale mandorla è tanto buona che merita tutto l’impegno, è davvero solo istinto?

Certamente non può essere insegnamento tramandatole dalla madre dato che Mila è stata salvata perché trovata in un bidoncino di rifiuti da marciapiede, gettata volutamente per sbarazzarsene neonata e lasciata guaire fino allo sfinimento. E come poteva lei sapere che sotto la buccia della mela la polpa è succosa e dolce? O all’interno dell’acino d’uva? Tutti frutti che incontrava per la prima volta dalla sua nascita. Lei mi ha insegnato ad osservare . La vita che abbiamo vissuto insieme è stata un intreccio di reciproco sostegno. Quando io mi rintano in camera al buio per tollerare le violente emicranie lei mi accompagna. Fino a due anni fa saliva sul letto e accucciandosi intorno alle mie gambe mi scaldava senza più muoversi finché io non mi sentivo meglio. Non chiedeva cibo né acqua. Non voleva coccole. Restava ad accudirmi. Ora che non sale più si corica nella cesta in fianco al letto e sa capire quando il mio turbamento è finito. Probabilmente annusa il mio odore che si ripulisce. Mila ha raccolto ogni lacrima dalle mie guance con una dolcezza materna che è rimasta immutata negli anni. Ma anche lei soffriva. Quando sentiva arrivare le sue crisi di epilessia mi cercava con lo sguardo perché io la proteggessi, attuando quella serie di procedure rituali che col tempo avevo imparato le fossero utili. Mila è ancora con me. Anziana, si muove poco. Temo il suo distacco.  Attraverso di lei ho compreso che per dialogare con un cane non servono ammaestratori o educatori. Serve la pazienza per “leggere”il loro linguaggio, che non è il nostro. I cani si esprimono con gli occhi. E con la loro gestualità non cosi impossibile da capire. Io compresi la sua felicità un giorno. Fu come aprirsi un mondo sull’ignoto. Fu la seconda volta che ebbe la stessa reazione per me illeggibile. La prima successe nel giardino di casa: la vidi correre con velocità da gara avanti e indietro sempre lo stesso percorso, decine di volte. Mi guardava, partiva. Arrivata al punto da lei deciso curvava a stretto raggio e tornava da me.

E poi via di nuovo. Di corsa. Poi avvenne ancora ma in montagna e il percorso che scelse fu molto più lungo. E l’erba era così alta che sembrava una capretta più che un cane, saltellando e sparendo nell’erba, poi riapparendo un po’ più in là. Però il ritmo era identico alla prima volta,i gesti medesimi, l’espressione sul volto dichiarava ancora una volta godimento pieno. Ma questa, mi dissi, è felicità. Pura. Semplice. Incontenibile felicità animale. Ti viene poi da riflettere, quando hai coltola loro vera espressione di libertà, se il teatrino di feste con cui ti accolgono la sera a casa quando tomi esprima davvero il loro sentimento o lo facciano per accontentarti perché salmo di compiacerti. Con il tempo anche il cane invecchia e al posto delle feste danzanti del comitato di benvenuto si avvicina alla porta e scodinzola . Poi invecchia di più . E la mia Mila è invecchiata tanto. Ora entra in casa dopo di me la sera e m i gira intorno. E io capisco: devo indossarle il pannolotto che per lei, incontinente da 2 anni, è condizione indispensabile per non sentirsi bagnata e a disagio. E per non farsi sgridare per aver sporcato in casa. Posizionato questo lei si corica tranquilla nella sua cesta vicino al divano . Non posso dimenticarmene. Lei me lo rammenta . Ricordo quando a 13°sotto zero in montagna anni fa le indossai il tanto suggerito cappottino. Di colpo lei si impuntò come un asino e non si mosse più finché non glielo tolsi. In seguito ho avuto modo di osservare una termografìa del corpo di un cane. Lì ho compreso l’inutilità dell’abbigliamento che spesso ci si convince ad acquistare. Mila è stata la mia anima, il mio specchio emotivo, la mia maestra di vita per riavvicinarmi al mondo naturale con la semplice curiosità degli animali. È stata la bestia che mi ha insegnato ad essere meno umana e più sensibile, a saper offrire aiuto a chi ha bisogno, a non temere di dame a credito . La mia dolce Mila.

ELENA BAILO (Libero)

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