Super Calhanoglu. Il Milan torna a vincere.

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Bologna-Milan 1-2

Milano 30 Aprile – Dopo 6 partite senza successi, il Milan torna a vincere e non è un caso che lo faccia ritrovando Calhanoglu.
In settimana Gattuso aveva strigliato i suoi per la brutta sconfitta interna contro il Benevento, la furia del tecnico non aveva risparmiato nessuno, rimarcando il fatto che è inammissibile giocare nel Milan senza metterci anima e impegno.
A Bologna, contro una squadra che non ha più nulla da chiedere al campionato, il Milan nella prima mezz’ora non calcia mai verso la porta, i fantasmi delle ultime partite contro le piccole cominciano a riaffacciarsi e il pomeriggio non promette bene. Poi il Diavolo decide che è il caso di provare ad accelerare e di mettere in pratica ciò che Gattuso vuole vedere, quel calcio ultramoderno di cui avevamo già parlato, portando 4 uomini tra le linee come fanno Guardiola, Klopp, Ancelotti e Zidane. Questa è la strada tattica che Gattuso sta tracciando anche in vista della prossima stagione.
Kessie gioca di sponda e Cutrone apparecchia per Calhanoglu che con una frustata dal limite segna un bellissimo gol sbloccando la partita, ma anche la mente dei rossoneri. Da questo momento è un altro Milan, un Milan che si diverte, quasi spensierato e che gioca un calcio finalmente bello e concreto. Infatti prima del riposo arriva il raddoppio di Bonaventura, con protagonista ancora Calhanoglu che lo mette praticamente davanti alla porta.
Quanto è mancato il fosforo del Bosforo!
Il turco regala zuccherini uno dietro l’altro, i compagni però li cestinano come chi preferisce il dolcificante per la prova costume che si avvicina. Sono almeno 5 le occasioni nitide per chiudere la gara che i rossoneri sprecano, oltre ai legni di Cutrone e Bonaventura.
Non chiudi la gara, ti tocca soffrire. Il Milan finisce così per complicarsi la vita, subendo il gol che riapre la gara.
Un tassello importante che ancora manca a questo Milan è saper gestire queste situazioni e chiudere le partite. Ma per come erano andate le ultime, questa volta va bene anche così.

Analisi tattica.

Si torna al 4-3-3, almeno in fase di non possesso, perché quando il Milan ha la palla Bonaventura si alza e a turno con Calhanoglu vanno a far male al Bologna tra le linee alle spalle del centravanti creando una sorta di 4-1-4-1, con Kessie che anche lui va sulla linea della trequarti. Ecco il calcio moderno di Gattuso di cui parlavamo, che porta 4 uomini tra le linee come fanno Guardiola, Klopp, Ancelotti e Zidane. Almeno a tratti nelle intenzioni tattiche.
Inizialmente il Milan fatica a trovare il giusto ritmo con cui far girare il pallone e occupare gli spazi, meglio dal gol del vantaggio in poi quando comincia a verticalizzare di più con Locatelli e Bonucci.
Le catene laterali vengono impiegate meno del solito, con Rodriguez a sinistra confinato nella propria metà campo, Calabria a destra si concede qualche discesa e le sue sovrapposizioni mandano in tilt la retroguardia rossoblu.
Quando il Milan ruba palla chiudendo le linee di passaggio riesce poi a distendersi bene, fatica di più quando il gioco parte dal basso e su questo è proprio Gattuso a dire che ci sta lavorando anche in ottica futura.

Volata Europa League.

Siamo ormai alle ultime curve e come in una tappa di ciclismo vince chi ne ha di più, non solo in termini di energie fisiche, ma anche di determinazione e spirito di sacrificio. Non è più tempo di calcoli infatti, il Milan per centrare il sesto posto deve solo pensare a vincere le ultime 3 gare di campionato e allora sarà Europa assicurata, visto che di mezzo c’è lo scontro diretto con l’Atalanta che oggi ha 1 punto in più in classifica sui rossoneri.
Il Diavolo ha anche il bonus Coppa Italia, la vittoria in finale contro la Juve il 9 maggio significherebbe accesso diretto all’Europa League, ma non è minimamente pensabile affidarsi esclusivamente a questa eventualità, la Juve non è certo un avversario abbordabile e il Milan deve fare il suo dovere in campionato, a partire dalla prossima sfida con l’Hellas Verona a San Siro, una partita in cui non si può e non si deve fallire.

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Andrea Mutti

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