Corsi in carcere per operatori di canile e dog sitter

Zampe di velluto

Etologi e istruttori cinofili insieme per avviare un innovativo progetto di  “pet therapy”.

Si tratta di interventi di pet therapy ben strutturati, in cui, accanto ai benefici psico-educativi della relazione uomo-animale, viene erogata una formazione specialistica nel settore della cinofilia, che contempla figure professionali oggi molto richieste, per il continuo aumento del numero di animali da compagnia e la crescente attenzione pubblica a essi riservata. Durante questi interventi, le interazioni vengono monitorate scientificamente attraverso la valutazione e lo studio del comportamento degli animali coinvolti e delle dinamiche comunicative con e tra i detenuti.

Va sottolineato l’importante elemento rieducativo dell’offerta, relativa ad attività e tipologie di lavoro che richiedono un’assunzione di responsabilità da parte della persona, per lo svilupparsi di un rapporto personale e di fiducia con gli animali e con i loro proprietari. Nell’ambito del progetto sono già stati proposti un corso di formazione di base ed uno specialistico per «Operatore di canile e dog sitter» , che ha portando 11 detenuti della sezione maschile a ricevere, primi in ltalia per questa doppia qualifica, il diploma ed il tesserino tecnico, con il connesso diritto all’iscrizione all’Albo tecnico nazionale Csen. La consegna ufficiale è avvenuta durante un convegno che si è svolto a fine gennaio presso l’Aula magna dell’Università Statale. Avviato e consolidato all’interno del Carcere di Bollate, il nostro modello di Eac qualificante potrebbe, con il supporto di idonei finanziamenti, non solo continuare, ma anche essere esteso ad altre realtà penitenziarie nazionali, e verso altri beneficiari, quali i giovani in età lavorativa. Tra gli obiettivi futuri del progetto’ inoltre, rientrano l’ampliamento dell’offerta formativa ad altre figure del settore, quale quella dell’educatore cinofilo, e il coinvolgimento dei cani ex randagi, mediante la stipula di apposite convenzioni con le strutture ospitanti. Il loro inserimento in questi percorsi, infatti, ne promuoverebbe il benessere e le competenze relazionali, portando ad un aumento delle probabilità di questi animali di essere adottati, col vantaggio di restituire loro la libertà e il benessere di una vita in famiglia, e di alleggerire l’affollamento di canili e rifugi. Federica Pirrone ricercatrice ed etologa Università degli Studi.   (Corriere della Sera)

Milano Post

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