Dopo il flop nelle periferie, Sala vuole recuperare. Ma i Municipi denunciano “La sinistra è sorda”

Milano

Degrado, sicurezza e stranieri. Ecco il flop della sinistra visto dai municipi 

Milano 20 Marzo – Il sindaco Beppe Sala cerca una strada per ripartire, soprattutto in periferia. Il centrosinistra ha perso quasi 70mila voti alle Regionali su Milano. Ma il flop era già iniziato e ben visibile 2 anni fa. La crisi del Pd nelle periferie, infatti, era già iniziata nel 2016 quando la vittoria a Palazzo Marino di Sala era stata in parte offuscata dal successo del centrodestra il cinque municipi su nove. Il voto del 4 marzo, fra Regionali e Politiche, ha solo confermato il trend. E i presidenti di municipio spiegano il perché. Guarda al voto del collegio uninominale Samuele Piscina (Zona 2) e vede un centrodestra avanti in tutta la zona milanese. Viale Monza, viale Testi, un pezzo di via Padova e del quartiere Adriano. «Il centrodestra continua a vincere – spiega – nel mio municipio conserviamo i tre punti percentuali di vantaggio che avevamo nel 2016. L’elettorato ci ha dato ancora fiducia, vedendo che con pochi poteri  e risorse stiamo facendo molto più del Comune». «Rispetto alle passate Regionali – aggiunge Piscina – su Milano il centrodestra ha recuperato moltissimo e ora ballano solo 6mila voti. Erano 17mila al ballottaggio 2016, il distacco è più che dimezzato. Sala, che doveva rivoluzionare tutto, per ora ha prodotto solo proclami». «La Lega è al 18% – dice ancora Piscina – e per il futuro potrebbe scegliere il candidato, un candidato più forte del 2016 magari. L’obiettivo è portare Milano al centrodestra. Con anticipo. E con un programma più forte, quello che i cittadini vogliono».

«Si conferma il trend – dice Marco Bestetti (Fi) – siamo avanti in tutte le periferie, Baggio, Muggiano, Olmi, distacchi netti. E andando verso il centro c’è un riavvicinamento. La zona 7 è quella in cui Fontana vince meglio. Il tema che pesa nel fattore periferie è la sicurezza. Il sindaco delle periferie sta tradendo il suo mandato. E in zona 7 paga il fatto di averci escluso dal piano periferie. Ma al centrodestra dico: cosa ci manca nei quartieri centrali?»

In Zona 5 Alessandro Bramati ha vinto a sorpresa due anni fa, e adesso Giorgio Gori del Pd ha superato Attilio Fontana di 400 voti. «Il piano periferie è ancora solo sulla carta – commenta Bramati – come io ho contestato. Senza una reale analisi sul bilancio, di che attenzione alle periferie vogliamo parlare?». «Ho apprezzato molto la prima uscita di Fontana a proposito di un accordo istituzionale sul tema della casa – aggiunge – Su questo tema già da mesi, per esempio al Gratosoglio, stiamo cercando di mettere insieme Aler, Comune e Municipio. L’obiettivo è rilanciare e si può fare solo se le istituzioni iniziano a parlarsi». Il municipio 5 è quello delle torri di via Saponaro, dello Stadera, dove è sentitissimo il tema delle assegnazioni. O del Vigentino, dove il disagio giovanile è palpabile.

Nel municipio 4 l’aria è simile. Gori ha superato Fontana di mille voti ma sono lontane le percentuali del 2013. Il municipio è in bilico. Due anni fa Paolo Bassi (Lega) ha vinto a sorpresa sul filo di lana. E oggi è soddisfatto: «Significativo – dice – che Fontana abbia preso più voti di Gori a Rogoredo, ex quartiere rosso». Il Pd è andato bene nei quartieri centrali». «In centro – osserva Bassi l’amministrazione pubblica si sente meno, se ne sente meno l’esigenza, quanto il pubblico sia più o meno bravo si percepisce meno. Le periferie sono il vero spettro della città». Bassi cita le questioni aperte: le moschee abusive, il mercatino di viale Puglie, il degrado di via Sacile, i campi nomadi». E un po’ provocatoriamente rilancia: «Trasferiamo in via Salomone o in un’altra periferia un’istituzione importante». «Non c’è solo il tema della sicurezza – spiega Bassi – ma quello del lavoro. Le proposte del centrodestra e della Lega – dice il presidente, del Carroccio – sono più credibili, senza essere chimere».

E sul sociale non è molto diversa l’analisi di Simone Zambelli (Sinistra per Milano), presidente della Zona 8, che in base ai voti del 4 marzo passerebbe anch’essa al centrodestra. «E andata molto male – ammette – siamo stati bocciati senza appello, malissimo per esempio a Quarto Oggiaro. E non mi piacciono quelli che vincono sempre. E’ un tracollo, bisogna riflettere». «Io – riflette – penso che la sinistra debba velocizzare la macchina comunale, realizzando di più su strade, lavori pubblici, scuole. I cittadini sono stanchi, la periferia richiede cura e manutenzione». Poi c’è la politica: «La narrazione renziana non rappresenta la realtà: la ripresa, le start-up e cose del genere. Renzi ha maltrattato un pezzo di elettorato di sinistra, per esempio gli insegnanti. E poi credo che la Lega abbia vinto anche perché ha parlato della legge Fornero, per esempio, in ogni famiglia c’è qualcuno che ne sta pagando le conseguenze».

Altra fetta di città rimasta al centrodestra è la zona 9, un tempo rossa. «Il Pd va bene in centro – dice il presidente Giuseppe Lardieri (Fi) – io voglio credere al sindaco ma bisogna che passi dalle parole ai fatti, le periferie non si possono trascurare. Ancora non hanno cambiato i nomi dei cartelli stradali. Altro esempio la condizione delle strade, bisognava vigilare prima. Anche sul piano illuminazione stiamo aspettando. Allora facciamo un decentramento serio che completi il lavoro del Comune, noi non siamo separati. Ma il tempo è scaduto».

Alberto Giannoni (Il Giornale)

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