Sfuma la sfilata in Duomo: “Meneghino”, disoccupato, cerca Sala «Non cancelli la tradizione»

Milano

Milano 19 Febbraio – «Signor sindaco, ven fora». Su un copione, prima della battuta, ci sarebbe scritto “Esterno, Palazzo Marino”. Ma niente scenografie: Palazzo Marino è quello vero. E la pronuncia milanese dell’attore è impeccabile. Non potrebbe essere altrimenti, perché a parlare è Meneghino, la maschera di Milano, alias Aleardo Paolo Caliari, attore e regista, direttore del Teatro della Memoria.

Lo aveva annunciato e lo ha fatto: sabato pomeriggio, puntuale, alle 16, si è presentato ai cancelli del Comune deciso a incontrare il sindaco Giuseppe Sala per un saluto, il giorno del sabato grasso. Perché «anche se il corteo in centro è stato annullato (per motivi di sicurezza, ndr), non si devono annullare le maschere della tradizione». Da qui, la visita. «Signor sindaco, ven fora», l’urlo all’ingresso. Meneghino si è fatto strada lanciando coriandoli tra i bambini in costume e, con piglio deciso ma sempre sorridente ha avanzato verso la portineria. «Buon pomeriggio, sono Meneghino. Cerco il sindaco». «Non c’è», la risposta. «Ma come, gli avevo annunciato il mio arrivo con una lettera», ha replicato Meneghino deluso. «Se vuole, può scrivere una mail». «No, gliene ho già mandata una. Sono un cittadino in carne e ossa, voglio incontrare le persone». Meneghino non si è arreso, ha lasciato la portineria e ha camminato fino al cortile, poi ha guardato in alto, verso i finestroni e i fregi. E di nuovo: «Signor sindaco, ven fora».

«È assente– la riflessione finale – si sente la mancanza di un sindaco che riceva la gente, almeno la maschera di Carnevale, il sabato grasso. Meneghino è disoccupato», ha concluso. Ci teneva, Meneghino, a incontrare il sindaco Sala, «visto che fino all’anno scorso le maschere venivano valorizzate almeno durante la conferenza di presentazione del Carnevale Ambrosiano. Quest’anno, niente». Ma non ha perso l’occasione, il Meneghino, di raccontarsi. «Sono nato nel 1693, dalla penna di Carlo Maria Maggi. Ho avuto un ruolo durante le Cinque Giornate di Milano, nel Novecento i miei panni sono stati vestiti da attori come Piero Mazzarella, Roberto Marelli e Roberto Brivio. Al mio fianco, mia moglie Cecca». Ma chi è Meneghino? «All’inizio era un servitore. Il nome viene da “domenichino” perché le famiglie borghesi affittavano un servitore solo la domenica. Ma, soprattutto, Meneghino è un uomo del popolo: contro il potere, dalla parte dei deboli. Oggi sono qui a dire: signor sindaco, non tagli i legami col popolo. Non lasci disoccupato Meneghino».

Marianna Vazzana (Il Giorno)

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