La città che non dorme tra pericoli e paura

Milano

Milano 5 Febbraio – Si spengono le luci, i negozianti abbassano le saracinesche e tornano a casa per riposare: domani sarà un nuovo giorno di lavoro. Si spengono le luci, resta solo un panettiere a impastare nel laboratorio sul retro, gli studenti lasciano l’università e il gestore della palestra pulisce gli spogliatoi per il giorno dopo. Questo è ciò che succede nelle città e nei paesi d’Italia. Ma quando altrove si spengono le luci, si accende Milano. Il capoluogo lombardo è diventato la capitale dei servizi h24. Sulla scia di New York e delle più moderne metropoli al mondo, Milano vanta una lunga lista di attività che non chiudono mai, nemmeno la domenica. Gommisti, idraulici, tecnici informatici: la notte meneghina offre quasi ogni cosa.

«Mi ha scritto un messaggio mia moglie», racconta Giuseppe, medico di 35 anni. È appena uscito dal Carrefour di piazzale Clotilde con latte e un pacco di biscotti sotto il braccio: «Ho fatto il turno di notte, lavoro al Fatebenefratelli. Era disperata perché non c’è nulla a casa per preparare la colazione ai bambini». Sono le 4 del mattino. Milano è stata la prima città in Italia a sperimentare l’apertura di un supermercato h24. Il primo nel 2012, proprio quello dove fa la spesa Giuseppe quando finisce il turno in ospedale. Oggi l’azienda ha esteso a 18 punti vendita l’apertura nelle ore notturne in città. «Io vengo spesso con gli amici», racconta Sascia Deleo, studentessa di 24 anni. Ci sono notti in cui il Carrefour di via Farini sembra un luogo di ritrovo per ragazzi: se ne contano più di trenta. «Qui dietro c’è l’Alcatraz, dopo una serata in discoteca ci sta un pezzo di focaccia», conclude.

Per lo spuntino di mezzanotte non ci sono solo i supermercati. A Milano sono almeno cinque i chioschi che aprono quando il sole tramonta e chiudono all’alba. «Sono vent’anni che vengo al Chiosco di Valeria – dice Leonardo, addentando una salamella alle 3 in piazza Fusina – preparano un panino con lo stesso amore di una mamma e, se non c’è il pienone come stanotte, le paninare scambiano volentieri quattro chiacchiere». Poi c’è il Chiosco del tribunale, «Mimmo il salamellaio» in via Novara, il Chiosco di piazzale Libia e il Chiosco di Maradona dove «il panino con la carne di cavallo è una meraviglia», assicurano Beppe e Diego, i titolari. «La salvezza del venerdì notte», come la chiama Giada Melo su Tripadvisor, è il ristorante Le Capannelle, l’unico di Milano con la cucina aperta fino alle 6 del mattino.

In viale Papiniano dal 1975 è stato aperto dal sardo Salvatore Cossu: «Milano è una città instancabile con due facce. C’è una Milano diurna fatta di persone che non si fermano mai, che lavorano tanto, una città che corre fino a tarda sera, quanto rallenta e mostra la sua seconda faccia. La Milano notturna è fatta di gente a cui piace divertirsi. E ovviamente mangiare». Sono le 3. Un signore in abito da sera: «Mi dà due baguette ai cinque cereali?». «C’erano prima i ragazzi», risponde Gennaro Iemmino, titolare del Forno di Barona.

C’è una coda surreale fatta di ragazzi che tornano dalle serate e tante persone che, per i più svariati motivi, passano da quel panificio aperto 24 ore al giorno. Ogni giorno. Un punto di riferimento di Milano Sud, come il Panificio 24h/24 di piazzale Cuoco. «Il forno, in realtà, è una cosa strana», racconta Matteo Stefani, uno dei titolari di «Anche», panificio aperto dalle 7 alle 4 in zona Isola. «Ogni giorno passano due vecchietti e fissano le palline di massa in vetrina con occhi nostalgici. Ecco, il forno è più di un servizio, il forno è un ricordo».

Felice Florio (Il Giorno)

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