Il serpente curioso e il gattino giocherellone.

Zampe di velluto

Un appassionato di serpenti acquista un vivace serpentello e lo ripone in un vecchio acquario inutilizzato fornendolo di cibo e di tutte le possibili distrazioni. Poiché teme che di notte se ne vada in giro per la casa spaventando gli inquilini, primo fra tutti il cucciolo indifeso di gatto, sigilla la vasca con un coperchio. Non sapendo però di quanta aria necessiti il rettile, pratica un foro in uno dei lati del contenitore. Il serpentello si accorge del foro e, rivelando un’indole curiosa, si accinge a sgusciare fuori dalla sua dimora. Il foro è più piccolo della circonferenza del suo corpicino, ma in qualche modo riesce a uscirne con la parte iniziale. Quando arriva però a estrarre la parte centrale con la cena ancora non del tutto digerita, rimane bloccato: non riesce più né a uscire, né a entrare. Il poveretto si divincola come sanno fare solo i serpenti e non passa inosservato al felino gran cacciatore di casa. Il gattino si avvicina incuriosito per osservare meglio quella specie di mezza fune che si dimena: forse pensa a un gioco sistemato lì apposta per lui; oppure prevale semplicemente il suo istinto predatorio. Fatto sta, che il gattino inizia a tirare zampate contro il mezzo serpente come un pugile farebbe con il suo pallone da allenamento sospeso a mezz’aria.

Il serpentello, dondolante a ogni colpo inferto, in principio rimane probabilmente solo un po’ stordito e cerca di rincasare nel plexiglass; ma poiché non c’è modo di disincastrarsi dal foro, a furia di menate e graffiate, il poverino rimane con l’estremità tutta martoriata che fuoriesce dalla vasca. Sotto i ripetuti colpi inferti dagli artigli del felino, infine il rettile assume le sembianze di una fune sfilacciata; solo gli occhi, che ormai hanno abbandonato le loro orbite, e la lingua penzoloni, rivelano la sua vera natura. La parte intatta al riparo nella vasca non è che parte inutile di un cadavere. Al risveglio gli inquilini notano il disgustoso spettacolo e immaginano che sia opera degli artigli del gattino; ma essendo ancora un cucciolo, pensano di trovarlo traumatizzato a causa della lotta sostenuta per liberarsi dal rettile. Invece, poco lontano, trovano il gattino sereno e soddisfatto che si dedica alla consueta tolettatura mattutina. Il gattino se ne sta ripiegato su se stesso con le zampe posteriori divaricate e quelle anteriori a mezz’aria mentre con la linguetta si ripulisce la pancia. Quando si accorge che la famiglia al completo è presente e lo osserva, smette di leccarsi ed esibisce due occhietti innocenti e la linguetta penzoloni tra le quattro zampe; e così rimane immobile per un bel pezzo, domandandosi perché mai tutti lo stiano guardando con tanto disgusto e disapprovazione.

 

Dal libro ‘Dea di seduzione’ di Michela Pugliese

Sito: gocciadinchiostro.wordpress.com

 

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