La mia piccola tigre.

Zampe di velluto

Questa è una storia di amore, gioia, compagnia e felìcità in ricordo di Titti, la gatta che si comportava come una figlia.

Era un inverno molto freddo e sarebbe stato bello per lei starsene in una casa al calduccio, magari sistemata in una cesta vicino al camino e passare dei lunghi pomeriggi a dormire nel caldo tepore
del fuoco. Invece appena arrivavo al mattino in ufficio, presso l’Ospedale cittadino, aspettava che mi allontanassi e poi saliva sul cofano della mia auto per scaldarsi. Succedeva circa 20anni fa. Era una gattina randagia, piccola e malmessa a causa di percosse subite: avrà avuto 2 anni. Non si poteva dire che soffrisse la fame perché nel tardo pomeriggio arrivava sempre “la gattara” a portare cibo a lei e a tutti gli altri gatti che costituivano un a colonia nei dintorni dell’uffìcio presso il quale lavoravo. Lei però era diversa con i suoi simili non socializzava ma cercava la compagnia delle persone. La gattara ne dedusse che non fosse nata randagia ma che fosse stata abbandonata o che si fosse persa. Qualcuna delle persone lì intorno ne era impietosita: la coccolava e le portava le crocchette. Qualcun’altra ne era infastidita e ha segnalato la cosa a chi di dovere perché la togliessero di mezzo utilizzando come scusante l’igiene: infatti la poverina si azzardava, qualche volta, ad entrare sul pianerottolo dell’uffìcio. Sono stata la prima ad essere messa al corrente -del problema ed io non ne ho fatto parola con il mio responsabile e pur non avendo mai avuto animali ed essendone in parte intimorita non so per quale impulso me la sono portata a casa!

Praticamente, date le coincidenze, mi sono convinta di essere stata scelta dalla gatta come “sua mamma adottiva” e non mi sono tirata indietro: Nessuno dei miei familiari era stato reavvertito ma, come previsto, immediatamente è stata .accolta da tutti con affetto e tenerezza. Il giorno dopo mio figlio, che è anche un po’burlone, ha raccontato ai suoi colleghi che eravamo cresciuti in famiglia. Era arrivata un’altra femmina e così si era creata. una maggioranza di genere che destava in lui qualche preoccupazione. Solo nel pomeriggio ha spiegato che non avevo partorito un’altra figlia ma era entrata in casa una gatta! Normalmente la Titti, sterilizzata e vaccinata già dai veterinari del comune, praticava i vizi della gola e del sonno, ma non era né diffidente né taciturna, forse un po’ credulona come la sua padrona! Era molto legata alla casa,in particolare alla poltrona “che fu” di mio marito, ma non rinunciava alla sua libertà di movimento ed’azione visto che abito in campagna oltretutto. Gironzolava da sola in giardino e per la strada: in realtà conduceva una doppia vita. In casa “era una “cucciola” troppo cresciuta e affettivamente legata a tutti noi; fuori casa era una creatura libera e selvatica, sempre all’erta ed autosufficiente, padrona della sua vita e di se stessa.Anche se fisicamente era una gatta, mentalmente era anche un po’ umana, perché pur essendo la maggior parte delle sue reazioni di tipo felino (avreste dovuto vederla d’estate quando mi portava in casa le lucertole o gli uccellini che cadevano dai nidi) nei miei confronti conserva un atteggiamento particolare: mi tratta come una pseudo-mamma! Per esempio, quando tornavo dal supermercato ed appoggiavo a terra le borse della spesa, si comportava come facevano i miei figli da piccoli: cominciava a saltarci intorno e finché non le davo qualcosa da mangiare non si metteva tranquilla! Il suo pelo era grigio-tigrato; aveva una grazia innata e possedeva un’eleganza di movimenti ed una compostezza che catturava ed affascinava lo sguardo umano.

Mi piaceva averla vicina sulla mensola della finestra che mi osservava mentre cucinavo; incrociare il suo sguardo mentre stavo scrivendo al pc e lei allungava la zampetta sul mouse oppure mi passava davanti camminando sulla tastiera. Mi piaceva sentirla mentre si strusciava in segno di saluto quando tornavo a casa;osservarla mentre si raggomitolava ronfando di piacere sul bianco cuscino della poltrona con la pancia piena! Mi piacevano i suoi occhi verdi, come quelli di mio marito e di mio figlio, che ispiravano fiducia e pacatezza e, nello stesso tempo, inquietudine e freddezza..Con noi quattro membri della famiglia si comportavano con ognuno in modo diverso . Di mio marito sentiva l’autorità ma pure l’affetto e pertanto le si accostava vicino in segno di rispetto e in attesa delle sue mosse. lo ero la mamma; mia figlia la sorella responsabile e mio figlio il compagno di giochi e casini! Mi faceva tanta compagnia anche se rimaneva sempre una piccola tigre e non si sottometteva mai a nessuno come mia figlia! A novembre di cinque anni fa mio marito volò via improvvisamente e la Titti, che aveva circa 17anni, mi veniva vicina sul bracciolo della poltrona dove ero seduta e con la zampetta mi accarezzava la guancia, quando sola in casa, chiudevo gli occhi e piangevo. Qualche mese dopo, prima di Pasqua, ci accorgemmo che non mangiava più e rimaneva sempre sul divano a dormire. La portammo dalla veterinaria che diagnosticò una pancreatite. La curammo per circa 20 giorni ma purtroppo, alla visita di controllo dopo Pasqua, dovemmo prendere una dolorosa decisione per il suo bene. Fu vera mente come perdere un altro familiare: tre nel giro di 8 mesi, visto che prima di mio marito era volato via anche il mio papà. Passai giorni difficili ma poi presi una decisione: ora avrei preso due gattini visto che avrebbero dovuto stare soli a casa finché io ero al lavoro e almeno si sarebbero fatti compagnia. Andai da un conoscente in campagna che sapevo avere gatte che partorivano spesso e casualmente, nel giro di qualche mese, arrivarono in casa Lola e Matteo di tre mesi e mezzo, zia e nipote con tre giorni di differenza! Bellissim i e giocattoloni. Ma questa è un’altra storia… ed è sempre una storia di amore, gioia, compagnia e felicità!

MARIA GRAZIA ANTOLINI (Libero)

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