Göteborg, manifesto sociale

Economia e Politica

Milano 25 Ottobre – Il 17 novembre in Svezia, a Göteborg il Summit Europeo adotterà il Pilastro sociale, 20 punti, in gran parte diritti, spesso ripetuti nei vari articoli in modo ridondante. Il primo (diritto a istruzione, formazione e a apprendimento permanente  per partecipare pienamente alla società e gestire con successo le transizioni nel mercato del lavoro) si sposa con il 4° ( diritto all’assistenza tempestiva per la riqualificazione) e con l’11° (diritto dei bambini all’educazione e cura della prima infanzia). Il secondo diritto (parità uomo-donna nella partecipazione, carriera e condizioni di lavoro, inclusa una retribuzione di pari valore) fa parte anche del 3° diritto (a prescindere da sesso, razza o etnia, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale, ogni persona ha diritto alla parità di trattamento e di opportunità in materia di occupazione, protezione sociale, istruzione e accesso a beni e servizi disponibili al pubblico. Sono promosse).  Quest’ultimo fa nascere tante pari opportunità quanti  sono i  gruppi sottorappresentati, cioè sette sottogruppi, di cui sei nuovi. Il 4° (che include il reddito continuo e coerente per disoccupati ed il diritto ad un reddito per la ricerca di un impiego e per la formazione), l’11° per quanto attiene il redditi contro la povertà infantile, il 13° diritto (il reddito di durata ragionevole per disoccupati), il 14° (reddito minimo, combinabile anche in presenza di altri redditi bassi), il 15° (reddito per anziani), il 17° (reddito per disabili) ed anche il 20° (reddito per i bisognosi per pagare acqua, servizi igienico-sanitari, energia, trasporti, servizi finanziari e comunicazioni digitali) riguardano il reddito universale per quasi tutti, con annessi servizi per partecipare al mercato del lavoro. Il 10° diritto (all’ambiente di lavoro sano e sicuro) si sposa con il 16° (diritto all’assistenza sanitaria globale) ed al 18° (assistenza in lungodegenza). Il 12° (protezione sociale per lavoratori e lavoratori autonomi) si accosta al 19° (diritto ad alloggi sociali e servizi adeguati per persone vulnerabili e senzatetto senza sgombero forzato). Tutti, come si è visto con il numero 20, hanno  diritto ad acqua, servizi igienico-sanitari, energia, trasporti, servizi finanziari e comunicazioni digitali. Fin qui si tratta di pari opportunità, istruzione, sanità, tutte cose già garantite per legge nei paesi fondanti dell’Unione ( sia pure con costi parzialmente spostati negli anni a carico dei cittadini); con due novità, un reddito di cittadinanza vasto allargato a tutti, soprattutto in funzione antipovertà e sei nuove pari opportunità foriere di altrettante burocrazie di controllo e rivendicazione. Il mondo del lavoro è il nocciolo di qualunque questione sociale. Infatti l’insieme del lavoro dipendente, effettuato in tutte le diverse modalità possibili, raggruppa i ceti ed i redditi medio bassi fino ai nuovi poveri. Il pilastro qui è debole; sul mondo del lavoro prevalgono le raccomandazioni più che i diritti. Il 5° diritto include il right dei datori di lavoro ad imporre la necessaria flessibilità; il elenca termini e diritti contraddittori tra di loro (dal diritto alla retribuzione equa all’occupazione lavorativa equa e paritaria, fino alla retribuzione minima). Il 5° raccomanda anche forme innovative di lavoro, lavoro autonomo e mobilità professionale per poi al contrario  promuovere la transizione al lavoro a tempo indeterminato. Viene vietato solo l’abuso dei contratti atipici. Dopo tante parole, la formula onnipresente, “fatta salva l’autonomia delle parti sociali” appare pleonastica.  Il 7° è il solito diritto alle informazioni sulle vicende aziendali,  l’8° non è un diritto ma un incoraggiamento, evidentemente rivolto ai datori di lavoro,  al dialogo sociale ed al coinvolgimento dei lavoratori; senza senso il hanno diritto alla protezione dei propri dati personali dei lavoratori nel contesto dell’avanzante telecontrollo, figlio del contesto tecnologico. Solo il 9° rafforza i diritti di assenza dal lavoro per i genitori e per gli assistenti malati familiari. E’ invece rivoluzionario, ma difficilmente praticabile, l’accorpamento di lavoratori dipendenti ed autonomi nella protezione sociae ma soprattutto nel diritto a pensioni commisurate ai contributi versati. Di fronte a normative pensionistiche peggiorative necessarie per gli equilibri, dato il trend calante di incasso dai lavoratori più giovani, l’idea di considerare i contributi sociali un’opzione finanziaria, apre possibilità di riscatto enormi per i lavoratori dipendenti ma ancor di più per gli autonomi. Al costo ovviamente di far saltare l’esistenza stessa della pensione calcolata e distribuita da un ente pubblico.  Il nuovo Pilastro, voluto dalla Commissione europea, aumenta i costi aziendali per i distacchi familiari, ma soprattutto vincola i fondi strutturali ad una stagione di ampia sussistenza che può coinvolgere fino al 10% della popolazione europea. La raccomandazione su cui tutti i futuri firmatari del 17 novembre, commissari e governi, insistono è però l’effettiva attuazione del pilastro che nasce infatti senza un piano finanziario. Poichè  “il Pilastro non compromette la facoltà degli Stati membri di definire i principi fondamentali del loro sistema di sicurezza sociale”, appare evidente che i paesi, già andati oltre i contenuti del pilastro sociale europeo (Germania e scandinavi), non se ne preoccuperanno, mentre gli altri non potranno attuarlo per altre regole europee di sana gestione finanziaria. Il manifesto di Göteborg avrà conseguenze, dal reddito di cittadinanza per svuotare i partiti populisti, all’allineamento tra lavoro dipendente ed autonomo ed all’ulteriore svuotamento del ruolo rivendicativo delle associazioni di aziende e lavoratori. Non imporrà al continente quello che ci vorrebbe, il modello tedesco di gestione bilaterale delle aziende. Sarebbe, anche se favorevole ai lavoratori ed ai più deboli, una eccessiva dimostrazione di egemonia teutonica.

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