Via Torelli: nel Palazzo degli stranieri, gli italiani “Siamo prigionieri a casa nostra”

Milano

Su 100 appartamenti solo 5 sono abitati da italiani esasperati: «È una qasba»

Milano 14 Ottobre – Al civico 5 di via Torelli, a due passi dalla fermata del passante ferroviario di Lancetti, su 100 appartamenti solo 5 sono abitati da italiani. I padroni sono egiziani, marocchini e tunisini, e non manca nemmeno qualche sudamericano. «Ormai viviamo in una qasba. I nordafricani hanno trasferito qui il loro modo di vivere», raccontano i residenti. Tra spaccio, raccolta differenziata assente e scarsa sicurezza dell’edificio, la convivenza è tutt’altro che semplice. La Lega: «La priorità di Sala non erano le periferie?»

Dal portone in legno entrano ed escono in continuazione giovani ragazzi arabi. Fumano, parlano al telefono, si salutano. Affianco c’è una macelleria islamica, aperta tutti i giorni fino a tarda sera. Siamo al civico 5 di viale Torelli, a due passi dalla fermata del passante ferroviario di Lancetti. Il classico caseggiato di ringhiera, coi ballatoi, il cortile e le luci soffuse che riportano alla mente la vecchia Milano. Superato l’ingresso, però, si entra in una città nella città. Potremmo essere a Rabat, a Tunisi o al Cairo. Basta leggere i nomi delle famiglie che ci abitano, infatti, per accorgersene. Qui, su 100 appartamenti, solo 5 sono abitati da italiani. I padroni sono egiziani, marocchini e tunisini, e non manca nemmeno qualche sudamericano. «Ormai viviamo in una qasba», racconta un residente.

Sono le 9 di sera, e il buio non ci impedisce di vedere una montagna di sacchi della spazzatura accatastati in ordine dal diligente addetto alle pulizie, in attesa che passino i camioncini dell’Amsa. «Qualcuno lancia i rifiuti anche dalla finestra…», spiegano gli inquilini. Chissà se domani sarà la volta buona perché la montagna venga smaltita. Da queste parti, infatti, la raccolta differenziata non esiste, e l’Amsa non può far altro che andarsene a mani vuote. Le regole sono chiare. Come se non bastasse, poi, in un angolo nascosto del cortile finiscono materassi, decoder, mobili rotti, vecchi frigoriferi. Un cumulo di sporcizia, tra cui scorrazzano i topi. Degrado chiama degrado. Così, i prezzi delle case, nel corso degli anni non hanno potuto far altro che abbassarsi. Ora, bastano 20 o 30 mila euro per comprarsi un bilocale. E chi si è trasferito prima che iniziassero le migrazioni è rimasto fregato. «Dove vado ora? Ho pagato più di 100 mila euro per la casa e ho ancora il mutuo da pagare. Sono costretto a rimanere qui…», racconta un ragazzo. Dire che la convivenza tra italiani e nordafricani è difficile è un eufemismo. «Hanno trasferito qui il loro modo di vivere, che però non coincide con il nostro. L’altra sera giocava il Marocco e la mia connessione internet ha smesso di funzionare. È saltata anche la luce. Ho scoperto che in tanti si sono agganciati a un apparecchio di potenziamento per prendere il segnale e il sovraccarico ha mandato in tilt tutto». I problemi, però, non finisco qui. Anzi. «Sulle scale, e ai piani superiori, c’è un florido via vai di spacciatori arabi e clienti italiani», spiega una ragazza. Ma non va dimenticato nemmeno «il turnover degli appartamenti, che passano di mano in mano». Dulcis in fundo, il centro massaggi cinese chiuso per fallimento nel 2015. Ma ancora operativo, come dormitorio per decine di orientali. La luce è accesa. «Quella è la stanza dove dormono, si sono allacciati alla corrente abusivamente. Quando era attivo, il centro massaggi era un viavai di prostitute», raccontano tutti. Non vanno però dimenticati i problemi di sicurezza dello stabile, dove la manutenzione è una perfetta sconosciuta. I balconi puntellati, i muri scrostati, la portineria che non esiste più. Addirittura, i postini lasciano lettere e raccomandate dentro un cesto della frutta, perché anche le caselle della posta sono sparite. «L’edificio va demolito e ricostruito da nuovo», ripetono tutti in coro.

«Anche se si tratta di un immobile privato, le istituzioni non possono fare orecchie da mercante. La priorità di Sala non erano le periferie? Come Municipio 9 ci batteremo per fermare il degrado e dare maggior decoro a via Torelli 5», spiega il consigliere di Zona Agostino Rancati (Lega).

 LE IMMAGINI DELLO STABILE Alcune immagini di come è ridotto il condominio di Viale Torelli 5: cumuli di spazzatura, mobili rotti accatastati, materassi e oggetti abbandonati negli spazi comuni ]

Massimo Sanvito (Libero)

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