La mappa del degrado: i sottopassi da incubo che Sala dovrebbe ripulire

Milano

Da piazzale Lugano a via Orwell, allarme sicurezza 

Milano 2 Ottobre – Gronda degrado dai muri scrostati pieni di graffiti. Coi rifiuti, accumulati sulle scale e nelle passerelle, a fare da contorno. Nell’aria, poi, un forte odore di urina, e la sensazione di non essere per niente al sicuro. Nemmeno di giorno. Questo è il denominatore comune di una decina di sottopassi da incubo sparsi in ogni quartiere di Milano, che nessuno – o quasi – ha più il coraggio di percorrere. Da Bruzzano a Villapizzone, da Rogoredo a De Angeli, passando per Crescenzago e Famagosta, ecco la mappa dei più pericolosi.

Il tour della paura parte dalla fascia nord della città. Nel Municipio 9 sono quattro i tunnel pedonali da cui i cittadini si tengono alla larga. Quello di piazzale Lugano è diventato una pattumiera a cielo aperto, con sacchi di immondizia sparsi tra le erbacce. Mentre quello che da viale Enrico Fermi porta a Niguarda è più pulito, ma altrettanto insicuro. L’unica lampada che c’è, infatti, è fuori uso. Ma passiamo a Bruzzano, dove l’unico sottopasso che collega la parte est a quella ovest del quartiere, quello che da via Dora Baltea porta su via della Marna, è stato soprannominato “Canyon degli agguati” dai residenti. «Da qui ci passano i bambini delle elementari, ma si trovano anche spacciatori, drogati e scippatori», spiegano. Poco più in là c’è anche il tunnel che da via Dora Riparia permette di superare viale Rubicone. «La sicurezza dei pedoni si garantisce con telecamere e un’illuminazione più potente nei punti a rischio. Oltre che controlli mirati da parte delle forze dell’ordine», spiegano Andrea Pellegrini e Agostino Rancati, esponenti della Lega Nord in zona 9.

Spostandoci a ovest, però, la situazione non migliora. In Zona 8, infatti, dalla stazione di Villapizzone si sbuca su via Fusinato solo trattenendo il respiro tanta è la paura, soprattutto di sera. A est, invece, a preoccupare c’è il sottopasso di Crescenzago, all’altezza del civico 152 di via Palmanova, dove le luci vengono sistematicamente rotte dai vandali. A breve, però, sarà inaugurato dopo la riqualificazione decisa dal Municipio 3 di centrosinistra: per sconfiiggere paura e degrado sono stati chiamati in causa i writers... Ma in testa alla graduatoria di pericolosità, senza dubbio, c’è l‘ex galleria dello Zodiaco, tra via Padova e via Paruta. Teatro di spaccio, aggressioni e persino tentativi di stupro. E per cui il Municipio 2 ha chiesto al Comune la messa in sicurezza, con l’installazione di cancellate.

Trasferiamoci ora nei quartieri della Milano sud. Emblematico è il caso del tunnel pedonale che da via Orwell porta ai giardini di via Rogoredo. In mezzo a rifiuti e siringhe, gli unici che ci passano sono i tossici che vanno avanti e indietro dal “boschetto dell’eroina”. «Hanno messo orari di apertura e chiusura, ma sono solo pannicelli caldi. Fin quando non si risolverà il problema dello spaccio a monte non si fermerà il degrado», spiega Paolo Bassi (Lega), presidente del Municipio 4. In Zona 7, invece, c’è il “lunapark degli orrori” in prossimità della fermata della metropolitana di De Angeli. Un corridoio privato sotterraneo di 400 metri, da via Sacco a via Trivulzio, un tempo popolato da negozi e vetrine, ora rotte e date alle fiamme. Chiudiamo la rassegna dei sottopassaggi da paura con quello che da piazza Maggi permette di superare il trafficatissimo viale Famagosta. Talmente lugubre che, per evitarlo, una donna egiziana incinta, insieme al figlio di 4 anni, nel 2013 azzardò l’attraversamento in superificie. Entrambi furono travolti e uccisi da un’auto. «Le telecamere qui non funzionano. Così, fioccano scippi e rapine alle entrate dei tunnel», spiega Carlo Goldoni, capogruppo della Lega nel Municipio 6. APPA DELLE/OPERE HIO Zona 8: sottopasso via Fusinato Zopa 7: galleria della fermata M1 De Angeli Zona 2: Galleria dello zodiaco Zona 9: piazzale kugano ? Zona 6: sottopassQ “Albertina” piAzia-NfIggi Zona 3: sottopasso di Crescenzago V Zona 4: tunnel pedonale Via Orwell

Massimo Sanvito (Libero Quotidiano)

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