Addio Cardinale Scola, ultimo dei Principi della Chiesa

Milano

Milano 10 Settembre – “Ho avuto la fortuna di vivere il mio ministero in un momento in cui, al di là delle contraddizioni, dei conflitti e dei problemi che ancora attanagliano la nostra metropoli, ho potuto vedere non pochi elementi di risveglio. Non posso enumerarli in dettaglio, ma mi è impossibile tacere della Milano che mantiene la sua grande capacità di accoglienza, al di là di comprensibili sacche di paura si apre sempre più a chi è vittima delle diverse forme di esclusione, ha sviluppato il gusto del paragone e del confronto tra quanti praticano diverse visioni del mondo”.

Questo uno dei passaggi più significativi dell’omelia, l’ultima, con cui Scola, il cardinale che avrebbe potuto essere Papa, ha impresso il suo definitivo sigillo alla sua missione, conclusasi Venerdì in Duomo. Per Repubblica questo è un inno al meticciato. D’altronde dalle parti di Largo Fochetti non hanno grossa affinità con le chiese, chi ne ha riesce vedere dietro i veli. Oh, certo, si parla di accoglienza. Di esclusi. Di sconfitti. Di persone emarginate per il proprio modo, differente, di vedere la realtà. Certo. Per esempio di chi, per avere una visione Apostolica decisamente più lineare, Ratzingeriana, fedele alla tradizione oggi non è Papa. Di chi, per averla espressa anche se solo in privata sede si è visto rimbalzare tre volte dall’attuale Pontefice, ricevendo la visita solo all’ultimo momento, prima del ritiro. Ritiro giunto presto. Ritiro senza proroghe. Ritiro in favore di un uomo, sicuramente concreto, sicuramente fedele, ci mancherebbe, ma totalmente diverso dalla ieriticità ciellina di Scola. Il quale, senza polemiche, ringrazia una città che, dopo il fallito assalto alle mura Leonine, l’ha accettato comunque, per quello che era. L’ultimo Principe di una Chiesa demolita a picconate perché la Sua grandezza umiliava la visione e la dimensione spirituale dei suoi nuovi amministratori.

Scola non è stato un cardinale politico. Quando ha detto che gli Islamici dovevano avere diritto di trovarsi a pregare, ha solo sostenuto le posizioni di Parisi. I cardinali politici, cara Repubblica, sono altri. Scola è stato un Principe. Un Principe che non sarebbe mai diventato Re. Un terzogenito, che ha portato con fedeltà ed onore il peso della mancata ascesa ed ha dimostrato a tutti la forza della mitezza e della sopportazione. Mentre la Chiesa, pur durante il Pontificato più mondano degli ultimi secoli, continuava a svuotarsi. Ed allora il suo inno all’inclusione ed alla tolleranza dovrebbe essere più a fondo, come un monito ai misericordiosi perché cessino le persecuzioni. Sì, anche i misericordiosi perseguitano. E, quando lo fanno, sono estremamente zelanti ed efficienti. Tanto da costringere anche i principi della chiesa a nascondere i moniti dietro muri di politicamente corretto. Addio, Cardinale. Ci mancherà.

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