Milano: Sironi, come le sue periferie oggi?

Cultura e spettacolo

Milano 9 Settembre – Amo la grandezza della solitudine e della malinconia nelle opere di Sironi. La sua Milano è una grande periferia, deserto di cemento e asfalto, campiture architettoniche imponenti e senza vita, luoghi abbandonati. Parlano di dolore, di desolazione, di emarginazione. Nulla che ricordi i fiori, le piante, i colori della gioia. L’uomo non sembra abitare in queste periferie. Vivono i sentimenti, l’alienazione, una tragica malinconia. La pietra, la durezza del granito, la strada deserta a ricordarci la durezza della vita, l’incomunicabilità, perchè l’uomo è solo nel teatro del mondo. Eppure i suoi paesaggi urbani vivono di un’energia straordinaria, di una rara potenza espressiva, di una grandiosità che va oltre la vita. Hanno la poesia dell’eternità, di quella forza che va al di là dell’uomo e del quotidiano.

Sironi e la sua unicità. Sironi e il suo messaggio di volontà che suggerisce di superare le difficoltà. Sironi uomo e la sua introspezione costante, venata di malinconia.

Le periferie di oggi popolose e popolate non smentiscono la solitudine dell’uomo e confermano  la fatica del vivere quotidiano. Ma a rappresentare il disordine, l’anarchia, la paura, l’illegalità diffusa, forse animerebbe le sue geometrie con figure incombenti, mostri senza anima, in un susseguirsi infinito di immagini, a definire la tragedia senza soluzione delle attuali periferie. E la malinconia e l’abbandono trasformate in cupa rassegnazione e tacita impotenza per l’ottusità di chi amministra e non vede i colori della disperazione.

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