L’ex capo di Stato Maggiore italiano in Afghanistan «Con l’esercito fermare gli sbarchi si può.»

Politica

Il generale Santo: i nostri militari potrebbero mettere fine in pochi giorni all’ondata migratoria senza combattere.

Milano 25 Luglio – Dal premier Gentiloni al ministro dell ‘Interno Mìnniti, dalla presidente della Camera Boldrini a quello del Senato Grasso, tutti dicono che l’immigrazione è un fenomeno epocale, che non si può controllare ma solo assecondare. Semmai da condividere con il resto dell’Unione europea. Non bastano per far cambiare rotta alla nostra classe politica, i veti all’ingresso di altri immigrati del presidente francese Macron, la chiusura della frontiera austriaca e neppure l’appello del gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) a chiudere i porti italiani per fermare l’ondata migratoria. La linea di palazzo Chigi appare ferma e intransigente: «Noi facciamo il nostro dovere e pretendiamo che l’Europa intera lo faccia al fianco dell’Italia».

Tradotto, l’immigrazione non si può fermare, abbiamo solo il dovere di accogliere. Tutte falsità. Se arrivasse l’ordine, i nostri militari potrebbero mettere fine all’ondata migratoria in pochi giorni, senza scatenare alcuna guerra e senza violare alcuna regola internazionale. Parola del generale di Corpo d’Armata Vincenzo Santo, fino a due anni fa ex numero due della Nato in Afghanistan, capo di Stato Maggiore della missione Isaf (International Security Assistance Force) e principale collaboratore di Report Difesa, uno dei più autorevoli siti di geopolitica e sicurezza.

«Abbiamo gli strumenti -dice il generale ora riservista -per controllare le coste libiche senza metterei piede. Le rotte migratorie che ci riguardano convergono su Tripoli, da una parte attraverso il Fezzan, dall’altra attraversando prima l’area sud orientale libica per poi percorrere la costa di Aidabiya. La zona da controllare è molto più ristretta di quanto non si pensi. Per prima cosa si dovrebbe attuare il blocco delle navi Ong per impedirne l’effettivo ingresso in acque libiche, per poi andare a colpire a «domicilio» gli schiavisti con le nostre forze speciali catturandoli e trasferendoli nelle nostre prigioni. Tutto questo-prosegue l’ex Capo di Stato Maggiore-senza attendere la benedizione di organismi internazionali e senza timore di violare la sovranità nazionale di alcuno. La nostra viene violata ogni qualvolta una nave non italiana ci porta a domicilio quel miserevole carico umano».

Generale, lei è stato comandante in territori ostili come l’Afghanistan. Pensa sia possibile allestire campi di accoglienza in Libia oppure è preferibile, come suggerisce il ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurz, fermare i profughi o sedicenti tali a Lampedusa?

«La Libia è fuori discussione. Stiamo spendendo soldi per un governo che deve ancora dimostrare di poter controllare il territorio lo stesso dove le varie tribù che si spartiscono il potere spesso fanno il doppio gioco e comunque non si potrebbe, per ragioni anche umanitarie, affidare proprio a loro la gestione di eventuali campi. Vanno invece organizzati e pagati in Tunisia e in Egitto, forse anche in Algeria a patto, mi riferisco all’Egitto, che si ricostruisca il rapporto diplomatico dopo la rottura del caso Regeni». In Italia solo il 20% delle richieste di asilo o protezione umanitaria viene accolto. Il resto degli irregolari dovrebbero essere espulsi. Ma come procedere se neppure i paesi di origine vogliono riprenderseli «Ho il sospetto che sia un sotterfugio che tradisce la scarsa volontà del governo di porre fine a questi flussi i migranti economici, coloro cioè che non possono ottenere lo status di rifugiati, devono essere rimpatriati. Occorre affidare alle forze dell’Ordine il compito di rintracciarli e metterli a disposizione delle varie autorità consolari per l’identificazione certa dei clandestini, anche se sono stati ben istruiti a far sparire i documenti, con la scusa che sono stati rubati o trattenuti dagli scafisti. Così non si può provare da quale Paese provengono. Ma sono convinto che se si vuole risalire alla nazionalità dell’immigrato, ci si riesce comunque, a meno che non faccia comodo un diverso approccio».

Secondo la sua personale esperienza, c’è più malumore o più rassegnazione nell’Esercito per l’accoglienza indiscriminata e irregolare?

«I colleghi e i vecchi collaboratori con i quali sono in contatto manifestano la stessa rabbia che alimenta, penso, la maggior parte dei cittadini. Del resto, come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni quando l’immigrato irregolare che pochi giorni fa a Milano ha accoltellato un poliziotto è stato  scarcerato, anche se poi espulso? E magari tornerà. Ed è facile immaginare la frustrazione di chi sta giornalmente in strada per garantire la sicurezza dei cittadini».

Francesco Bozzetti (Libero)

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