Mutua veterinaria. Rapporto 2017 di Senior Italia Federanziani

Zampe di velluto

Milano 22 Luglio – Un anziano su 3 non riesce a curare il proprio animale. Lo stato lo aiuti.

Un cane e un gatto costituiscono spesso l’unico sollievo alla solitudine delle persone anziane. Non come avevano strombazzato tempo fa alcuni politici del governo Monti: «L’animale domestico è un lusso, quindi va tassato». Non è un’auto sportiva, un gioiello costoso, un quadro d’autore, non è un mobile dell’arredamento -ricordiamo ai più smemorati -eppure il suo valore è incommensurabile. Lo sanno bene gli oltre 2 milioni di “over 65” italiani che hanno accanto un animale a fargli compagnia. Disposti a fare grandi sacrifici, a digiunare, se necessario, pur di nutrirlo, curarlo e renderlo felice, orgogliosi di potersi prendere cura ogni giorno del loro grande amico. Sono disposti a rinunciare a entrare in un locale o a partire per le ferie pur di non separarsi dal loro cane o gatto. Questa è la fotografia del Rapporto 2017 di Senior Italia Federanziani, presentato ieri.

Per il 93 per cento la compagnia di un pet è importante, contribuisce alla qualità della loro vita. Prendersi cura di un animale domestico, infatti, influisce positivamente sulla salute delle persone anziane, incoraggiando comportamenti salutari:socialità,affettività, benessere psico-fisico,spinta motivazionale, attività cognitivo motoria. «L’animale da compagnia è un grande alleato della prevenzione sanitaria in età geriatrica, basti pensare che camminare anche solo un’ora al giorno con il proprio cane ha molte conseguenze positive: l’abbassamento della pressione, la riduzione del colesterolo, il miglioramento della circolazione sanguigna, la riduzione di perdita ossea, la diminuzione dei valori di glicemia », conferma l’indagine. Sono il 39 per cento degli over 65 a vivere con un animale, ma potrebbero essere molti di più gli anziani con un cane o un gatto in casa se fossero sostenuti nella scelta di adottarne uno con iniziative culturali mirate e con agevolazioni socio-economiche che restituiscano il vantaggio che la relazione anziano-pet esercita sulla spesa pubblica in termini di risparmio per il Servizio sanitario nazionale. Per queste ragioni Senior Italia Federanziani e Anmvi, l’associazione dei medici veterinari italiani, si uniscono nella richiesta di riduzione della pressione fiscale che grava sul possesso di un cane o di un gatto .

«In Italia c’è un’aliquota Iva da record storico sulle cure veterinarie e sul mantenimento dei pet e detrazioni fiscali non adeguate al costo della vita e delle pensioni», dicono. «Quello tra l’anziano e il suo animale domestico è un rapporto che va tutelato e agevolato in ogni modo, per il contributo importante che dà alla socializzazione e alla salute dei cittadini della “terza età” -ribadisce Michela Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e del Movimento animalista, presente ieri -. Noi del Movimento animalista ne siamo convinti e perciò chiediamo di ridurre la pressione fiscale che grava sui proprietari di animali d’affezione e di introdurre un sistema veterinario mutualistico a vantaggio delle persone economicamente più deboli».E quindi:«La mia proposta di servizio veterinario mutualistico prevede prestazioni di base riservate a categorie ben precise di animali, primi tra tutti i cani e i gatti dei proprietari meno abbienti, già esenti, per motivi di reddito, dal pagamento delle spese del Servizio sanitario nazionale, e gli animali ospitati da organizzazioni di volontariato. La salute è un diritto, anche quella degli amici a quattro zampe. Un diritto che le norme attuali di fatto mettono in discussione. La stragrande maggioranza degli interpellati in questo sondaggio (78 per cento) vuole i propri animali sani e felici, ma il 60 per cento potrebbe investire nella salute del proprio animale meno della metà di un ipotetico aumento della pensione di cento euro e una parte importante del campione (il 34 per cento) ammette che avrebbe problemi ad affrontare una spesa imprevista di mille euro per la salute del proprio animale».E per promuovere la difficile adozione di cani anziani «difficili da piazzare», come ricorda Michela Brambilla Lancia un appello: “Senior, adotta un senior!” Nell’ultimo anno si stima siano entrati il rifugio circa 100 mila cani, quasi sempre adulti e con scarse chance di uscire, potrebbero rappresentare un compagno ideale per un over 65. L’animale presuppone un rapporto affettivo di cui lo Stato dovrebbe riconoscere il valore sociale.

Daniela Mastromattei (Libero)

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