Pacchetti tutto incluso: salvataggio, bus e appartamento. Chi c’è dietro le Ong? Altre realtà simili, che offrono pullman e case agli stranieri

Economia e Politica

Milano 4 Maggio – Ci concentriamo sui finanziamenti alle Ong: tre di queste, di origine tedesca, non hanno accettato il nostro invito ed è un motivo di preoccupazione. Le altre insistono sulla liberalità che ispira i loro finanziatori, così noi insistiamo nel chiedere chi siano questi finanziatori». Nicola Latorre, presidente Pd della Commissione difesa del Senato, ha commentato così il rifiuto di tre delle nove organizzazioni non governative impegnate nei soccorsi al largo della Libia di rispondere alle domande della stessa commissione.

LatorreLatorre, pur sapendo di correre il rischio di venire indicato alpubblico ludibrio come aguzzino, ha messo il dito nella piaga: perché queste tre Ong hanno ritenuto di disertare le audizioni speciali programmate per fare chiarezza sui loro finanziatori?E soprattutto: chi c’è dietro queste Ong? Domande alle quali, considerato il silenzio dei protagonisti, è necessario tentare di rispondere attraverso qualche ricerca. Le tre Ong tedesche che hanno rifiutato di presentarsi in Senato sono Jugend Rettet, Sea Watch e Sea Eye.

Jugend Rettet è una rete formata da giovani di diversi paesi europei, che hanno acquistato il peschereccio Iuventa con il quale effettuano operazioni di soccorso che costano circa 40.000 euro al mese. Soltanto negli ultimi 6 mesi, attraverso la piattaforma betterplace.org, hanno raccolto 166.000 euro.Tra le loro attività, oltre al soccorso in mare, c’è anche la propaganda politica tesa a modificare le leggi europee su accoglienza e diritto d’asilo. La sede è a Berlino.Tra le curiosità c’è il fatto che tra gli sponsor di Jugend Rettet c’è l’associazione Refugee Welcome, che attraverso un sito Internet promuove l’affitto di appartamenti a immigrati, senza fare distinzione tra regolari e clandestini. Refugee Welcome fa a sua volta parte di una organizzazione tedesca che ha tra i soggetti aderenti la Fluchthelfer, una associazione che ha tra le sue attività un servizio di trasporto su bus che dall’Italia collega altre nazioni europee, trasportando immigrati clandestini e regolari, senza distinzioni. In sostanza, pacchetto completo: «salvo» il migrante in mare, lo metto sul bus, lo porto nel paese europeo che preferisce, gli trovo l’appartamento e il gioco è fatto.

Passiamo a SeaWatch, altra Ong tedesca che non ha ritenuto di rispondere alla convocazione della Commissione difesa del Senato. Fondata nel 2014, può contare su una piccola «flotta» composta da due navi e un aereo. Uno dei partner della Ong è l’organizzazione Watch The Med, piattaforma online che monitora le morti e le violazioni dei diritti dei migranti in mare. A sua volta, Watch The Med è stata fondata grazie al sostegno della onlus Habeshia, creata e presieduta da un personaggio assai controverso, il prete eritreo Mussie Zerai, icona dell’accoglienza dei clandestini, già candidato al Nobel per la Pace (che tanto non si nega a nessuno) e autore di un libro su se stesso intitolato, con encomiabile modestia, Padre Mosè. Sul sito Web non è possibile recuperare alcuna informazione sui bilanci, come pure sarebbe doveroso nei confronti dei finanziatori. Negli ultimi giorni non sono mancate critiche velenose nei confronti del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, che ha sollevato dubbi sull’attività delle Ong nel Mediterraneo.

Infine, eccoci a Sea Eye, Ong che opera con tre imbarcazioni al largo della Libia. Anche in questo caso, la trasparenza fa acqua: nessun bilancio pubblicato, nessuna lista di finanziatori resa nota, un capitano, Arne Schmidt, che si occupa anche di brokeraggio navale. All’inizio dello scorso settembre, un equipaggio di Sea Eyeè stato arrestato dalla guardia costiera libica che ha intercettato gli attivisti a bordo di un motoscafo, lo Speedy, all’interno delle acque territoriali. L’intervento dell’ambasciatore tedesco in Libia ha portato al rilascio degli arrestati: i vertici della organizzazione hanno puntato il dito sulle solite «nuove destre»che a loro dire, incalzando i governi europei, li costringono a mutare le loro politiche sull’immigrazione. Dunque, le tre Ong che non hanno accettato di rispondere alle domande della Commissione Difesa del Senato hanno non pochi punti oscuri, eppure basta sollevare un minimo dubbio sul loro operato per essere etichettati come malvagi aguzzini. Un esempio? Tre giorni fa, mentre sui giornali esplodeva il caso Ong, Unìcef ltalia ha twittato in maniera durissima: «Rispetto per chi soccorre, rispetto per chi soffre, rispetto per chi muore, nessun rispetto per chi infanga». Una presa di posizione netta, che non lascia spazio a dubbi e che inserisce tra «chi infanga» chiunque sollevi una minima perplessità sull’operato delle Ong al largo della Libia. L’Unicef, però, non è esattamente una entità «neutrale» dal punto di vista politico: il suo direttore esecutivo, Anthony Lake, è stato consulente per la politica estera di diversi presidenti americani democratici, e ha lavorato per la Nsa con Bill Clinton alla Casa Bianca.

Carlo Tarallo (La Verità)

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