L’amara confessione “Mia figlia scampata dal branco di immigrati”

Milano

Milano 23 Marzo – «Ho ringraziato più volte Dio. A mia figlia in fondo è andata bene, non sono riusciti a raggiungerla e a metterle le mani addosso. Ma lo spavento è stato grande».

Chi parla è la mamma di Lucia (nome di fantasia), una bella ragazza di 14 anni che nel tardo pomeriggio dell’8 marzo è stata rincorsa da un gruppo di giovani africani, almeno otto. Il branco l’ha insultata, derisa, sono volate avance pesanti. Poi la corsa per evitare il peggio, ma è stata inseguita anche all’interno del portone. Con il terrore addosso Lucia ha fatto gli scalini a due a due: il cuore che le batteva e quei pochi metri che mancavano all’abitazione, le sono sembrati chilometri. Poi un inseguitore è caduto, franando sugli altri e la ragazza ha potuto salvarsi ed entrare in casa. La mamma di Lucia, 42 anni, casalinga e madre di altre due figlie più piccole, vive in via Saponaro, al Gratosoglio, un intero quartiere Aler per metà ristrutturato.

Cosa le ha detto sua figlia? cose in centro e ho pensato che magari era nervosa per qualcosa». Le ha detto che la seguivano? «Conoscendomi, ci ha pensato un po’ prima di dirmelo. È venuta da me con gli occhi lucidi verso le 19 e mi ha raccontato tutto». Come ha reagito? «Come immaginava mia figlia. Sono andata su tutte le furie. Poi l’ho detto anche a mio marito e tutti e tre siamo andati nell’ex scuola gialla di via Saponaro 40, dove ora c’è un centro che ospita extracomunitari». Perché lì? «Perché i molestatori vengono da lì. Mia figlia li ha visti molte volte e mi ha anche detto che non era la prima volta che veniva molestata. Ma fin quando erano uno o due e si limitavano a complimenti coloriti, lei non ci faceva caso e tirava dritto». Cosa è accaduto poi? «Samo entrati con un diavolo per capello. Mia figlia ne ha riconosciuti due che stavano cenando. Loro hanno negato e quando li abbiamo inviatati ad uscire, è intervenuto un operatore albanese e ci ha invitati alla porta. A quel punto ho dovuto trattenere a stento mio marito».

È finita così?

«Neanche per sogno. Sono andata in giro nei giorni a seguire e ho fotografato persone che frequentano il centro: quando non sanno cosa fare sostano nei giardini dei bimbi, stanno sotto i portici e non si limitano a gettare per terra carte, bottiglie, ma fanno pure i bisogni. In quelle foto c’erano quelli che hanno inseguito mia figlia. Foto finite in una denuncia fatta ai carabinieri della zona». Sua figlia come vive adesso? «Ha ripreso a dormire tranquilla. Ma abbiamo dovuto cambiare abitudini. Adesso quando sta per scendere dal tram, mi telefona e io vado a prenderla. Ci sentiamo molto per telefono e mi affaccio dalla finestra e controllo che non le accada nulla».

C’è stata l’altro giorno una protesta di cittadini della zona.

«Hanno chiesto più sicurezza. Quello che è accaduto alla mia bambina, si è verificato anche ad altre ragazzine della zona. Non si può vivere nella paura». Cosa si aspetta? «Mia figlia teme che tutto finisca in una bolla di sapone. Io invece sono fiduciosa e mi auguro che vengano individuati gli aggressori»

Michele Foccarete (Liberoquotidiano)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.