Gli uomini topo in zona Corvetto

Milano

Milano 7 Marzo – Famiglie di sudamericani vivono (da abusivi) negli scantinati. I posti letto passano di mano in mano

Anche le forze dell’ordine hanno issato bandiera bianca. Troppo complicato districarsi in quegli scantinati diventati monolocali abusivi in esclusiva dei sudamericani. Tanti piccoli alloggi, sotto il livello della strada. Posti letto che passano di mano in mano, affittati, subaffittati, ceduti. Denaro in contanti e in nero, nella terra di nessuno. Nel palazzone rosa che si apre a V da piazza Ferrara, con via Polesine da una parte e via Mompiani dall’altra, al Corvetto. Nell’edificio Aler recentemente ristrutturato che occupa tutto l’isolato. Da fuori c’è solo una scaletta anonima in muratura che permette di accedere nei meandri di un popolo occulto fuorilegge. Un portone di ingresso in ferro e vetro smerigliato con affisso un cartello: «Si prega di chiudere a chiave la porta». Sopra una grossa lampada rettangolare e una antenna moderna ad indicare che dentro la tv esiste.

Per un’intera mattina abbiamo tentato di entrare, ma nessuno ha aperto. Se non sei dei loro è tabù e si rischia. «E si rischia tanto», dicono i detective dell’Arma che hanno provato a mettere legalità. In giro c’è chi osserva: difficile farla franca. Lucchetti, Uno degli scantinati di Corvetto

serrature anche triple e poi, appunto, le instancabili vedette. Tutte giovani che sbirciano di giorno, di sera e di notte. Come in una pellicola latinoamericana che riprende il “barrio” denso di situazioni complicate, con problemi di isolamento sociale e mancanza di integrazione. Emarginati che trovano conforto nelle comunità di origine, ma che spesso finiscono nelle bande “sin buscar respeto”.

Qualche tempo fa quel formicaio di uomini e donne è sbucato davanti agli occhi increduli di chi, su segnalazione al 112 che indicava una lite, era accorso con un equipaggio. E la scoperta di trovare cantine-alloggio è stata grande. Tra urla, risate e fuga di gruppo. In un contesto già di degrado dove ogni giorno è una “guerra” per il controllo del territorio e del traffico di stupefacenti ormai da tempo in mano ai magrebini. Una lista nera che va dalla saracinesca di una trattoria incendiata, almeno due tentati omicidi, risse, spedizioni punitive. Come quella di un anno fa quando un vero e proprio commando ha messo in atto una rapina alla macelleria islamica di via Polesine, obbligando il proprietario del negozio a consegnare circa 200 mila euro. I banditi, cinque e tutti di origini pugliesi, erano entrati fingendosi appartenenti all’Arma dei carabinieri, con pettorine e pistole. Quindi hanno simulato una perquisizione alla ricerca di stupefacenti e una volta entrati in casa del magrebino, lo hanno ammanettato e si sono impossessati dei soldi, in parte conservati “sottovuoto” e pronti per essere inviati in Marocco. I rapinatori sono stati poi arrestati e l’indagine ha dimostrato che il macellaio in realtà era collegato alla criminalità nordafricana del quartiere, con funzione di contabile del traffico di droga.

Delitti che si ripetono in un quartiere immerso nell’omertà. Il “riparo” in cantina, tutto sommato è il meno peggio dei mali, anche se illegale. Due giorni fa alcuni cittadini hanno firmato e inviato una lettera al Municipio 4 per esprimere il profondo disagio che vivono quotidianamente in via Mompiani 6, all’interno del quale da 3 anni gli alloggi 53 e 56 sono

occupati abusivamente da ragazzi dei centri sociali. Nel quartiere si è strutturato negli anni un vero e proprio racket che gestisce l’assegnazione illegale degli alloggi ed esercita in questo modo un potere rilevante sulle regole e sulla convivenza. Mentre sul fronte droga, ci sono in primis i magrebini. «Qui la sensazione d’insicurezza», spiega Vidal Isaac Silva, consigliere di Municipio 4, «è fortemente sentita dai cittadini che vivono nella paura. Abbiamo deliberato delle misure che iniziano ad attuarsi nel quartiere: piazzale Ferrara oggi è illuminata, ma non basta. Siamo in attesa delle telecamere, della postazione fissa dell’esercito, dell’attuazione degli sgomberi delle occupazioni abusive delle case di edilizia pubblica. Le criticità sono lo spaccio di droga, le occupazioni abusive, i centri sociali. In un contesto di sporcizia, risse, aggressioni, intimidazioni, furti, scippi e minacce. Una cruda realtà che deve essere recepita dalle istituzioni per porvi rimedio».

Tutto questo a Milano, in una zona di prima periferia a sud-est. Non è poi così lontana da piazza Duomo e servita da diversi mezzi pubblici. Il Corvetto è Milano. Ma per molti non sembra.

MICHELE FOCARETE (Liberoquotidiano)

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