Milano 4 Febbraio – Intendiamoci, se Sala avesse invitato Beyoncé a visitare Milano dopo la gravidanza non vi avrei trovato nulla di male. Non avrei obiettato al fatto che, forse, ci sono vagamente altre priorità. Il che è vero, ma non toglie che una città fortemente internazionale come Milano non viva di sola manutenzione dei marciapiedi. È che tutto questo attaccamento ad Obama non lo riesco a capire. O meglio, non riesco a comprendere come mai dalle parti di Piazza della Scala si rifiuti di prendere atto di un fatto: il mondo di Obama è finito. Crollato sotto il peso delle promesse non mantenute, dei fallimenti internazionali e di un mondo che, nonostante tutta l’ideologia, ha continuato a girare nell’usuale maniera. Quando entrava in carica otto anni fa, doveva essere la risposta progressista, politicamente corretta e umanamente simpatica a George Bush. Uno che avrebbe fatto guerra alla finanza cattiva, avrebbe cessato le guerre Usa ed avrebbe risanato il mondo. Il primo punto è il meno discusso e più interessante. Obama ha gonfiato la più grande bolla speculativa della storia, gonfiandola con un raddoppio del debito interno, che sta sfiorando un invidiabile tre per, rispetto al PIL. Roba da Italia, quando nel 2008 era al 40%, per capirci. Queste migliaia di miliardi si sono riversati nell’economia e sono spariti. La crescita, infatti, resta sotto il 5% e non si è visto alcun reale miglioramento che giustificasse questo disastro contabile. Anzi, forse qualcuno lo ha visto, tipo le minoranze, ma di certo non la working class, che ne ha invece pagato le conseguenze. In uno stato come gli Usa, infatti, dove la maggior parte del lavoro è privato, se spendi, tassi e se tassi pagano le multinazionali e se le multinazionali devono pagare il conto, delocalizzano. La bolla, quindi, gonfiata come abbiamo visto, esploderà nel prossimo decennio. Ma la colpa sarà di Obama. A livello internazionale, la Libia è ancora là, nel caos, a testimoniare la viltà di chi crea il caos e poi se ne frega. Il mondo, infine, non mi pare particolarmente sano. Sarà pessimista io, per carità, ma mi pare che, anche dopo l’assassinio di Osama Bin Laden, l’estremismo Islamista non sia stato particolarmente colpito. Anzi. E che l’amore incondizionato verso l’Islam non abbia portato ad alcun vantaggio per l’Occidente.
A questi livelli, forse, la politica di Maroni, che va a trovare il vecchio amico Donald, forse è decisamente più utile. La politica di dazi selettivi, infatti, prevede che essere simpatici a Trump valga la pena. È bello? È giusto? È corretto? Ma chissenefrega, siamo un minimo pragmatici. È di certo utile, e, per una volta, l’utilità potrebbe essere la via da seguire. Sempre, ovviamente, che non vogliamo replicare i risultati di Pisapia, quando l’ideologia prese il potere…

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.