La follia ed i complici amici del giaguaro

Milano

Se provaste ad andare a raccontare che, il week end prima di Natale, una grande città ha deciso di chiudere una delle principali arterie di accesso al centro per far vendere salamelle e cotechini vi prenderebbero per pazzi. Per evitare misure restrittive della libertà non avreste molte possibilità. Dovreste per forza dire che la città in questione è Italiana. E che è amministrata dalla sinistra. Allora raccogliereste sguardi pieni di pietà, ricevereste un paio di pacche sulle spalle ed un grosso in bocca al lupo. Questo è quello che pensano diverse associazioni di commercianti in Corso Buenos Aires della folle idea ereditata dalla sinistra Arancione. Ecco una dichiarazione rilasciata a Repubblica:

 “Sono disgustato – ha detto Gabriel Meghnagi di Ascobaires –  da questo approccio nei confronti dei commercianti. Lo voglio dire chiaramente, perché da domenica mi troverò contro 190 associati infuriati. È inaudito chiudere al traffico corso Buenos Aires la domenica prima di Natale per mettere delle bancarelle con il cotechino e le salamelle”.

Ed ha, ovviamente, ragione. Ovviamente, però, c’è sempre una quota di amici del giaguaro. Qualcuno che invece che con i clienti fa i soldi col comune. Le associazioni di amici degli amici. Quelli che sfruttano il diritto di tribuna per lanciare numeri dubbi ed affermazioni inverificabili. Tipo questo, sempre su Repubblica:

“Non è vero che la maggioranza dei commercianti è contro la chiusura, anzi noi siamo completamente favorevoli – dice Paolo Uguccioni, proprietario di diverse vetrine nella zona e iscritto alle associazioni -. Recentemente abbiamo fatto un sondaggio tra i negozianti, da cui si è capito che la maggior parte sono favorevoli a queste chiusure perché portano un grande afflusso di persone. Noi siamo favorevoli alla pedonalizzazione e chiederemo di estenderla”.

Non so voi, ma dovendo scegliere, tra uno felice per ché domani i suoi clienti non potranno arrivare in macchina in parcheggi vicini e comodi, ma dovranno sfidare caos in metropolitana e freddo, portando pacchi e pacchetti a mano, per kilometri magari, ed uno che nella stessa situazione è arrabbiato, tendo a credere al secondo. Il primo mi pare su posizioni ideologiche. E le posizioni ideologiche, nel commercio, si sostengono solo se qualcuno dal pubblico mette il conio. Chissà se siamo in presenza dell’eccezione che conferma la regola.

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