La “produttività” di una convention delle idee

Politica

Milano 30 Agosto – La ventilata possibilità di indire una “convention delle idee” sta destando grande interesse nell’opinione pubblica; anch’io, come politico cristiano, sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’iniziativa dovuta all’intelligenza e lungimiranza politica di Silvio Berlusconi. Ho voluto pertanto chiedere un parere in proposito al dott.Leonardo Montoli, autore dello studio “3 crisi di immagine e di consenso. Politica, Chiesa Cattolica, Pubblica Amministrazione sfiduciati dalla pubblica opinione.  Come risalire la china?”, a suo tempo da me segnalato come utile quadro di riferimento per aprire una discussione costruttiva fra  quanti hanno a cuore le sorti del nostro Paese.3-crisi-di-immagine-e-di-consenso

Esposito : lei ritiene che la convention delle idee possa portare un determinante contributo all’evoluzione positiva del quadro politico?

 Montoli : la realtà è superiore alle idee, quindi se una convention vuol produrre idee ancorate alla realtà e tali da produrre a loro volta un cambiamento positivo, non può prescindere da un’accurata analisi della situazione in atto: capire che cosa si vuole diventare non può prescindere dalla conoscenza approfondita di ciò che non si vuole essere; tenendo presente che  ripensare criticamente le proprie origini non vuol dire perciò stesso automaticamente rinnegarle.

Il prodotto di tale analisi non può essere pertanto   semplicemente una serie di informazioni, deve produrre documentazione tenendo presente la distinzione fra l’una e l’altra che abbiamo avuto modo più volte di evidenziare, tracciando un parallelismo fra il nozionismo e la cultura; laddove il nozionismo si nutre di informazioni fissate nel tempo e memorizzate in termini cumulativi, mentre la cultura attinge alla documentazione costituita da informazioni filtrate, dinamica mente correlate, tradotte in sintesi panoramiche rispondenti alla puntualità del momento: quindi tali da supportare convincimenti e proposte motivati.

Esposito: come lei sa non tutti sono d’accordo sulla qualità del rapporto che deve intercorrere fra politici e tecnici. Qual è il suo pensiero in proposito?

Montoli: una questione lungamente dibattuta sulla quale tuttora c’è disaccordo (si direbbe una vexata quaestio) è quella del ruolo-rapporto fra tecnici e politici. Buon senso vuole che il compito dei tecnici sia quello di analizzare, in termini critico costruttivi, le situazioni sulle quali i politici sono chiamati ad operare. Loro compito è suggerire le soluzioni più idonee dei problemi individuati in base  alla propria professionalità; altro loro compito è infine quello di applicare al meglio le decisioni dei politici, segnalandone strada facendo gli eventuali effetti negativi, e suggerendo i cambiamenti di rotta che la loro esperienza professionale ritiene più appropriati. Il compito dei politici è quello di decidere scegliendo fra le soluzioni proposte dai tecnici quelle che, a loro avviso, meglio armonizzano con il programma della parte politica da essi rappresentata. Sta alla loro intelligenza sia saper esaminare con il giusto discernimento le soluzioni  prospettate dai tecnici, valutando con accuratezza le argomentazioni addotte a favore dell’una o dell’altra sia  chiedere un supplemento di analisi su determinati punti che non risultino sufficientemente chiariti.

Esposito: nei discorsi dei politici ricorre spesso il termine cultura, ma è la cultura che modella  il partito o il partito che produce la cultura?

Montoli : altra questione sulla quale da tempo esistono pareri diversi è quella riguardante il rapporto intercorrente fra politici e uomini di cultura, del cui parere i politici hanno bisogno di fregiarsi per suffragare le proprie tesi; ma al tempo stesso ne temono il pensiero se questo si sostanzia di critiche al loro operato: inutile dire che il ricorrente vizio del politico è quello di dare la caccia agli Yes Man, in qualunque settore essi militino. Con ciò dimenticando che il “ vero amico”, qualunque sia il ruolo che ricopre nella società, è quello che ti critica con corretto intendimento, che traspare chiaramente dalla non  animosità del suo comportamento.

Esposito: ultimamente nei partiti si è fatta strada la convinzione di dover ascoltare più attentamente la base, e di sondare in modo più accorto la pubblica opinione. Lei condivide questa tendenza?

Montoli:  la ricerca del confronto e del dialogo, anzitutto con la base del partito di appartenenza, e contemporaneamente con tutti i più rappresentativi esponenti della pubblica opinione, con specifico riferimento anche agli avversari politici, rispettati e non demonizzati, è il sale della democrazia. Così come la violenza verbale non necessariamente sta a testimoniare la giustezza delle posizioni sostenute, ma il più delle volte costituisce un linguaggio becero e incolto, che denuncia povertà  di idee e scarsa educazione.

Esposito: da  politico cristiano quale sono ritengo che anche l’aspetto etico religioso non dovrebbe essere estraneo al confronto di cui stiamo parlando. È d’accordo con me?

Montoli: tale confronto, nella mente dei più, non dovrebbe riguardare gli esponenti religiosi in nome della laicità della politica; ma in questo caso bisogna distinguere fra laicità e laicismo. È fuori di dubbio che ogni credo religioso, quindi i suoi esponenti più autorevoli così come i più o meno numerosi aderenti, nella loro qualità di cittadini  sono portatori di una visione  dell’uomo, dello Stato, della società, e come tali devono partecipare alla realizzazione di un riformismo coraggioso e responsabile, ispirato a un nuovo umanesimo, che unisca insieme sussidiarietà e solidarietà, quale  indispensabile premessa di una concreta pace sociale fondata sulla cultura dell’incontro attraverso il dialogo: l’etica e la politica devono incontrarsi senza confondersi, ma non per questo reciprocamente ignorandosi.

Esposito: quale dovrebbe essere il leitmotiv, cioè il motivo conduttore, della convention per conferirle vera produttività?

Montoli: non sta a me individuarlo; una cosa è comunque certa: Il pianto sul passato, la ricerca di responsabilità degli altri ed i generici auspici di  cambiamenti futuri sono del tutto improduttivi  e denunciano incapacità di analisi, povertà di idee, ricerca della ribalta per realizzare una semplice presenza fisica: tutte cose che non crediamo corrispondano alle aspettative di chi ha voluto la “ convention delle idee”. Il crederlo mi sembra che farebbe torto alla sua intelligenza e lungimiranza politica;cosi’ come non gioverebbe a nessuno una convention ridotta a spettacolarizzazione politica.

Esposito: c’è qualche altra considerazione che le suggerisce l’idea della convention?

Montoli: certamente. Ce n’è una di vitale importanza che come professionista di relazioni pubbliche non posso esimermi dall’esprimere: se il partito che organizza la convention si propone con essa di trasmettere all’opinione pubblica l’immagine di una compagine politica decisa a rinnovarsi sostanzialmente è all’interno stesso della convention che deve anzitutto evidenziarsi un nuovo modo di comunicare dialogando. Convention vuol dire convenire; -riunirsi per fare che cosa? Nel caso specifico per scambiarsi delle idee, per ascoltare le idee degli altri, in particolare non quelle dei soliti noti che siedono in alto perché già abbondantemente espresse, ed a giudicare dai risultati non proprio di qualità tale da sbalordire l’opinione pubblica, visto che il 40% degli italiani le ignora volutamente, tanto da non votare il partito cui appartengono quelli che le esprimono. Morale: i soliti noti, cioè i maggiorenti non dovrebbero quindi sedere dietro il tavolo bensì in platea con un bloc-notes in mano (all’ingresso l’organizzazione dovrebbe provvedere a distribuirne uno a ciascuno di essi) pronti a far tesoro, quando ne valesse la pena  , dei suggerimenti e delle proposte operative che gli altri convenuti eventualmente esprimessero nei loro interventi; che potrebbero magari risultare tali da “parlare con intelligenza” a quel 40% di cui sopra; ai quali la cassa di risonanza dei media, specialmente di quelli più vicini, non mancheranno certamente di propinare, come primo risultato della maieutica del nuovo corso avviato dalla convention. Quindi dietro il tavolo, per scendere nel concreto, dovrebbe sedere un moderatore e con lui dei rappresentanti estratti a sorte fra i non maggiorenti (all’ingresso appositi incaricati potrebbero raccogliere i nomi di chi fra i convenuti si dice disponibile a coadiuvare il moderatore). Diversamente, intendiamo dire cioè se la convention presentasse dietro il tavolo una bella mostra di eminenti personalità del partito, ciò  potrebbe dare l’impressione di una parata di “ fior fiore di teste d’uovo” venuti a giudicare la validità delle proposte che eventualmente gli altri dovessero avanzare Cosa questa che sotto il profilo dell’immagine, parlando in chiave di pubbliche relazioni, significherebbe un’occasione mancata  per dimostrare all’ opinione pubblica  la effettiva volontà di rilancio innovativo . Il che, nel caso specifico di un partito, vuol dire anzitutto comunicare in modo diverso: si tratta di conoscere e praticare l’empatia di partito, abituandosi a “sentire l’altro”, arte non facile da praticare perché presuppone l’umiltà e il ridimensionamento del sé. Ma politica è servizio e se ciò è utile per “meglio servire” ben venga una siffatta convention delle idee. E poiché le idee sono frutto della cultura che “legge” la vita, la convention evidenzierà “comunque” il tipo di lettura della vita che dà il partito che l’ha organizzata: la cultura infatti è il modo di leggere e di vivere la vita, genera l’atteggiamento che è alla base del comportamento. Se la mia fede è riposta unicamente nella scienza che si ispira ad una visione esclusivamente “biologica” dell’uomo, se cioè la mia cultura vede l’uomo, quindi me stesso, unicamente “qui ed ora”, la morale può essere ispirata solo al soddisfacimento del mio ego, di ciò che desidero per me, malgrado gli altri, visti  come “competitori” più che come compagni di viaggio. Allora le regole del vivere insieme, dettate dalla politica,  si ispirano all’individualismo, e poco importa pareggiare le condizioni sociali in omaggio ad un principio di uguaglianza; anzi è bene produrre leggi che regolino l’ordinamento sociale in modo tale da favorire l’affermazione dei più forti, anche se non sono i più dotati, e poco importa se sono i più furbi “avventurieri” della vita, purché fra essi ci sia un posto anche per me. Alla base della cultura ci sono i valori in cui credi, la consapevolezza di un traguardo che si ferma alla tomba o va “oltre”…… Dove? L’individuazione dell’”oltre”, in base alla sue specifiche caratteristiche, ispira la qualità dell’atteggiamento che condiziona il comportamento, ed i riflessi individuali, sociali e politici che porta con sé.  Se all’uomo “biologico” si sostituisce l’uomo che ha anche una componente “spirituale”, la cultura della persona irradia il reale, il modo di leggerlo, il come regolarne la dinamica: quindi il modo di essere, di pensare, di organizzarsi, di rapportarsi alla realtà propria di un partito, al quale non si offre  miglior occasione di una convention delle idee “per rivelare se stesso” all’opinione pubblica, presentando le caratteristiche salienti della propria immagine. Cioè di fare relazioni pubbliche in positivo o in negativo, non dimenticando che il consenso dell’opinione pubblica è il piedistallo del potere democratico.

Esposito: e per concludere?

Montoli :  per concludere c’è un aspetto metodologico da non sottovalutare. Se la convention si propone di trovare idee che ispirino un cambiamento in positivo, logica vuole che gli organizzatori della convention stessa conoscano in modo dettagliato e approfondito la  “realtà” del partito e del mondo in cui esso vive rispetto alle quali,mediante la convention,si vogliono raccogliere idee suscettibili di ispirare ,sotto il profilo tecnico-organizzativo-comunicativo -un miglioramento qualitativo dell’attività di partito, che ne proietti una più accattivante immagine, capace di attrarre maggiori consensi. Gli organizzatori,e in particolare il moderatore, dovrebbero pertanto disporre di una mappa del consenso che fotografa,in modo analitico e documentato, il rapporto  “attualmente” intercorrente fra il partito e la pubblica opinione;più precisamente una serie di profili dei vari gruppi sociali che contribuiscono a formare l’opinione pubblica. È l’abc di chi vuol fare comunicazione, motivando opinioni che attraverso la dinamica della persuasione si traducano in consenso;  costituisce l’indispensabile quadro di riferimento: il “patrimonio base” del “Centro di Documentazione del Partito” gestito da un esiguo numero di specialisti –  sganciati da ogni influsso di correnti – che sia al servizio della comunità degli aderenti e dei simpatizzanti; un Centro cioè che sostituisca gli abituali “privati” monopoli dell’informazione sui quali i maggiorenti basano il loro “potere”; che poi tanto privato non è in quanto ciascun presunto monopolio è spesso abitato da più o meno palesi “infiltrati”  degli altri maggiorenti, al servizio di un controllo reciproco; che certamente non favorisce una armonica convivenza.pacifica.produttiva,orientata al conseguimento di comuni interessi:il che non esclude una sana competizione sul terreno del “come meglio servire”.

Esposito : quindi, in ultima analisi, la convention dovrebbe ispirare da un lato una nuova strutturazione del partito e dall’altro un programma teorico-pratico ben definito in tutte le sue parti: in base ad una aggiornata mappa del consenso, intesa come documentazione  dinamica di un Centro sganciato dalle correnti?

Montoli : proprio così , se non vuole ridursi ad una pura manifestazione di folclore politico, destinato a far sorridere ancora una volta quel 40% cui abbiamo accennato.  Il documento finale della convention delle idee dovrebbe pertanto essere costituito da una dichiarazione programmatica caratterizzata da questo    indirizzo teorico- pratico :

  • Impegnarsi in una continua ricerca per “l’ottimizzazione” del partito
  • inserire nei ruoli chiave del partito rinnovato uomini e donne scelti in base alla professionalità eticamente ispirata; realizzando una gestione intergenerazionale che privilegi l’età della mente
  • porre in grado ogni componente di contribuire alla costruzione di una buona immagine del partito
  • costruire una cultura di partito che lo renda efficiente strumento di democrazia applicata, nel contesto nazionale ed internazionale
  • offrire all’opinione pubblica interna ed esterna la possibilità di colloquiare in continuazione con i vertici del partito e con la sua base elettorale
  • studiare in termini professionali e continuativi gli elettori attuali e potenziali, coinvolgendo nel processo conoscitivo tutte le componenti del partito con particolare attenzione a quelli presenti sul territorio periferico
  • creare ed aggiornare continuamente una “mappa del consenso” quale risultato di una conoscenza in chiave documentaria dei vari elettori attuali e potenziali; renderla accessibile a tutti gli iscritti, servendosene per attuare, attualizzare e veicolare la cultura del partito
  • privilegiare il colloquio con il territorio seguendo con particolare attenzione i propri rappresentanti ufficialmente impegnati nelle periferie
  • realizzare il processo decisionale attraverso la delega e il lavoro di gruppo
  • sviluppare le risorse umane presenti nel partito per qualificarne il “servizio” alla comunità
  • adottare uno “stile” di direzione partecipativo basato sulla comunicazione informativa-formativa, veicolata dai mezzi offerti dalle moderne tecnologie
  • promuovere e incentivare il protagonismo di servizio
  • adottare un sistema di comunicazione ispirata ai principi delle pubbliche relazioni, tale cioè da sollecitare, alimentare, veicolare idee capaci di formare-informando l’opinione pubblica interna ed esterna, motivandone il consenso

Come l’intelligenza sta nella capacità di adeguarsi al mutare delle situazioni così la “qualità di un partito moderno” si misura dalla sua capacità di adeguare la propria struttura organizzativa ed il suo modo di dialogare con la società, armonizzando uomini e strutture al mutare delle esigenze degli elettori, esprimendo una dinamica culturale che caratterizzi positivamente la sua immagine conferendole una veste attrattiva di consenso.

In ultima analisi si può dire che la dichiarazione programmatica, per essere attuata, ha bisogno di poter contare su uomini nuovi che riconducano l’Italia sulla via della riflessione e del pensiero, facendole riscoprire la fecondità dell’immenso ed unico tesoro della sua cultura. L’aerostato, per alzarsi in volo (nel caso specifico il partito rinnovato) deve però gettare la “zavorra”;intendendo come tali( se mai ve ne fossero) gli uomini che con la loro  incapacità di guardare avanti potrebbero appesantirne  il volo.

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giovanni esposito

Giovanni Esposito

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