Ancora

Esteri
Milano 17 Luglio – Ancora.  Hanno colpito di nuovo in Francia. E ancora una volta hanno colpito nel mucchio, tra la folla inerme. Possiamo penosamente cercare parole nuove, e chiamarla, questa strage di Nizza, la strage degli innocenti, per il numero di bambini uccisi e feriti. Ma non erano colpevoli gli spettatori del Bataclan, né quelli dello Stade de France, né gli avventori dei caffè e dei ristoranti parigini.  Il fatto è che le parole si consumano, tanto che nessuno oggi fa il solidale, generoso e vuoto sforzo di dire: io sono nizzardo.  Si consumano le parole dei politici, che si ripetono uguali alla prima volta, ma con il sapore di una liturgia esausta. Si ripetono le versioni rassicuranti: il gesto solitario, la follia di una squilibrato, l’imprevedibilità di un orrore che sembra casuale. ++ Nizza: nuovo bilancio, almeno 84 morti ++E tutto questo non serve solo a evitare dettagli e domande scomode – com’è possibile che un camion piombi sulla folla senza che neppure una barriera o una sola transenna lo evitasse ?  – che rimandano a un quieto appagamento della sicurezza francese, trascorsa l’emergenza dei campionati europei di calcio.  Serve a non porsi domande peggiori. La strage di Nizza ha un fortissimo e duplice sapore simbolico. Il primo è che avviene nel giorno che celebra  una rivoluzione borghese e laica, madre di tutte le democrazie occidentali, e questo è il significato simbolico che i terroristi cercavano. Il secondo è che quella folla indifesa, e i fuochi d’artificio cui si sovrappongono gli spari reali, sembrano l’orchestra del Titanic, che suona mentre la nave affonda.  Siamo in guerra, e non vogliamo saperlo, come se questo ci evitasse il pericolo, lo esorcizzasse. Ci dicono: Mohamed Lahouhaiej Bouhlel era un piccolo malvivente, senza segni di radicalizzazione. Basta guardare il suo profilo Facebook per capire il contrario: le foto con il figlio si alternano alle citazioni coraniche.  CONSEGNO GELATI', COSI' BOUHLEL E' ARRIVATO SULLA PROMENADECi dicono: era uno spostato. Ma la galleria dei terroristi sono fitte di  sbandati che si rieducano nel radicalismo (occorre ricordare La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo per riesumare la figura del criminale comune che si riabilita nella lotta, anche se allora semplicemente anticoloniale ?). E che superuomo era diventato, per guidare e sparare, e organizzare il tutto da solo ?  L’ipotesi di un commando è un’altra paura da esorcizzare, aiutata dal silenzio – al momento in cui scriviamo- di rivendicazioni ufficiali, con l’Isis (lo Stato Islamico, anche se il nostro ministro degli Esteri esibisce la versione politicamente corretta di Daesh, che tace l’aggettivo “islamico” e fa sembrare l’organizzazione terroristica, agli orecchi degli ascoltatori  un più innocuo fustino di detersivo) che si crogiola nelle nostre incertezze.  Anche perché l’ipotesi di un commando rimanderebbe alla Tunisia, e alla filiera tunisina in Libia, e a un certo Moez. Cioè quel Fezzani che fu dietro la strage del Bardo, e dietro al sequestro di quattro lavoratori italiani in Libia. Vale a dire l’uomo che in Italia era vissuto, che a Milano era stato assolto da una giuria italiana, e che dall’Italia era stato generosamente allontanato.  Così, i commentatori preferiscono  esercitarsi sulle modalità “nuove”  della strage di Nizza, dimenticando che veicoli del terrore si erano abbattuti su pedoni inermi in Francia nell’aprile del 2015, e in Gran Bretagna, dopo essere diventati un frequente strumento di morte in Libano e in Israele. E  si consola dicendo che sono i colpi di coda di un terrorismo che subisce sconfitte a casa sua, in Siria e in Iraq. Non è così: il terrorismo islamico è una piovra con molti tentacoli, molte teste, e molti fronti che si muovono autonomamente, e con i quali faremo i conti per anni, anche quando lo Stato Islamico sarà espugnato e un’armata di zombie percorrerà le strade del mondo. Ci sono altre cose da fare: la prima sarebbe studiare come e perché da tempo la Gran Bretagna sia stata risparmiata dal terrore, grazie a quali misure. Altre lezioni  vengono dalla più modesta esperienza della fine del terrorismo italiano, quello delle Brigate rosse. Che vennero vinte con leggi speciali, con il pentitismo (ovviamente è più facile abiurare un’ideologia totalitaria che una religione assoluta), con l’infiltrazione e con l’impegno pieno di una sinistra che prese a considerarle come un proprio nemico interno, e non il figlio di chissà quale macchinazione.  Prorogare in Francia di tre mesi le misure di emergenza è risibile, accontentarsi delle dichiarazioni di principio delle comunità islamiche e non del loro reclutamento pieno e fattivo contro il radicalismo è poca cosa, mandare liberi i Fezzani un suicidio. E anche l’immigrazione è come un camion, un veicolo: può servire a trasportare merci o   persone pronte a vivere come noi,  oppure  a dirigersi contro il nostro modo di vivere.  Assolverla per principio e per bontà produce facili illusioni.  Nizza è a due passi dall’Italia.  Scampato pericolo ? Ditelo ai parenti delle vittime di Dhacca o del Bardo, dei due operai uccisi in Libia o di quanti, tra di noi, morirono a Bruxelles, a Gerusalemme o ai bordi del Mar Rosso. Qualcuno, in questa Italia affamata e sazia, si augurò dieci, cento, mille Nassirija.  Li stanno accontentando, sottocasa.
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Toni Capuozzo (Il Tempo)

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