Spiegate a Luigi Di Maio che non è di centrodestra

Approfondimenti Economia e Politica

Milano 2 Luglio – Galvanizzati dai risultati delle comunali e cullati dal vento anti-europeo che soffia dall’Inghilterra e non solo, i grillini sentono profumo di governo e vanno a scuola di politica. Per qualcuno era ora che la “normalizzazione” del Movimento prendesse il via; per altri, invece, il nuovo corso potrebbe snaturare i Cinque Stelle. Che se con il “sistema”, anziché combatterlo, ci vanno a braccetto,tradiscono il mandato dei propri elettori. Ma in politica, si sa, sull’altare dell’ambizione si possono immolare tanti agnelli sacrificali: dalla “purezza” della base ad alcuni principi che parevano, in un primo momento, valori non sindacabili; dalle battaglie anti-tutto al divieto di alleanze estemporanee e patti duraturi.

Così, quello che è considerato, ad oggi, il futuro leader dei grillini, non si lascia sfuggire nemmeno un’occasione: invita gli eurocrati a casa sua, difende Putin dalle sanzioni, ritratta sulla Ue e sull’Isis, si fa intervistare ovunque. Non abbiamo fatto in tempo ad ascoltarlo, domenica scorsa, da Lucia Annunziata a In mezz’ora, che oggi è già a farsi intervistare a tutta pagina dal Giornale. Titolo furbetto: “Tante affinità tra noi grillini e gli elettori di centrodestra”. Ecco, si può passare un po’ sopra tutto: sulle giravolte, sulle epurazioni, sui Direttori, sulla Casaleggio, su quello strano aggeggio post-democratico che è la piattaforma Rousseau. Ma non sull’appropriazione indebita di elettorato, su quello proprio no. Perciò, così come abbiamo rispedito al mittente l’ipotesi post-elettorale di un matrimonio combinato tra Cinque Stelle e Forza Italia mandiamo indietro anche i giochi seduttivi del pifferaio magico.

Chi, vuoi per tradizione, per convinzione o turandosi il naso, vota centrodestra, pur con una coalizione litigiosa, quasi ovunque divisa e ormai, non è un mistero, parecchio malconcia, ha ben poco a che spartire con i grilli che si agitano nella testa di Di Maio e compagni. Uno su tutti, il reddito di cittadinanza: può un elettore liberale appoggiare un programma che, tra le sue priorità, ascrive una misura assistenzialista e statalista come lo stipendio regalato a tutti? Può sposare le dichiarazioni manettare di chi al primo avviso di garanzia pronuncia già sentenze definitive di condanna? Può volere uscire dall’Euro senza uno straccio di ragionata politica economica? No, non può fare nessuna di queste cose. Qualcuno, perciò, spieghi al giovane leader che gli elettori deve andare a pescarli da un’altra parte.

Federica Venni (L’Intraprendente)

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