L’eccellenza della Casa Pediatrica dove tutti i bambini si sentono a casa

Cronaca

Milano 7 Aprile – Michela Proietti sul Corriere Sociale ci restituisce la sensibilità e la grande professionalità degli operatori che lavorano nella Casa Pediatrica del Fatebenefratelli. Pubblichiamo ampi stralci del reportage:Sul comodino c’è Anna di Niccolò Ammaniti, il libro in cui il mondo è fatto solo di babini e gli adulti scompaiono. Gaia ha 16 anni ed è una delle ospiti della Casa Pediatrica dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano: si trova qui, invece che a scuola o in corso Vittorio Emanuele a fare shopping, perché il suo dolore è iniziato quando aveva 7 anni ed è proseguito in silenzio fino a quando la madre si è accorta di quello che stava accadendo.

Nella Casa Pediatrica si sente protetta e qui è iniziato il percorso di riconciliazione con il mondo: frequenta le lezioni nella mini-scuola, partecipa a corsi di autodifesa, si diverte a mettere i timbri con le infermiere e disegna diplomini per quei bambini che fanno i prelievi e piangono. Per lei, sentirli piangere, è ingiusto: nessun bambino, secondo Gaia, dovrebbe vivere nello spavento.

La sua è una delle tante storie finite nel calderone di varia umanità, in taglia small, della struttura voluta dal professor Luca Bernardo, primario di Pediatria dell’ospedale nel cuore di Milano. Un reparto pubblico che somiglia a una clinica privata, perché tutto quello che c’è è nuovo, colorato e non odora di varechina, ma di casa. Ogni oggetto è un dono che arriva da un benefattore, studiato per far sentire i bambini in un mondo più a loro misura. Venti delle ventiquattro stanze – tutte con letti elettrici regolabili e una poltrona letto a paziente, dedicata a chi fa assistenza – sono state «adottate» da altrettanti benefattori, che le hanno intitolate a persone loro care: i mobili sono stati donati da Habitare, le sedie da Kartell, e tra i finanziatori c’è anche lo storico bar-ristorante milanese Sant Ambroeus.

Da poco è arrivato un grande televisore regalato da Roberta Armani, che funziona da piccolo cinema. Un anno e mezzo di interventi di ristrutturazione, finanziati dal Ministero della Salute e da filantropi come la madrina Michelle Hunziker e Gabriella Dompé, che ha fatto da ambasciatrice al progetto.

Inaugurata a maggio scorso, patrocinata da Expo Milano 2015, la struttura tra poco festeggerà il suo primo anno. In quasi 300 giorni di vita, in corsia si sono visti i cani della onlus Frida’s Friend – un labrador, un setter irlandese e un barboncino – , protagonisti della «pet-therapy» in sala prelievi.

Nel primo anno di vita di casa pediatrica, si sono visti anche i nasi rossi dei clown che arrivano ogni settimana da Portici (e non chiedono neppure mezzo litro di minerale come compenso). Sono entrate torte di compleanno servite nella sala delle feste, dove i bimbi ricoverati possono invitare gli amici, le carpe giapponesi che nuotano nel laghetto zen e persino due conigli domestici, Aspirina e Gianduia: vivono nel cortile di fronte alla casa pediatrica e sono a portata di carezza. Dallo scorso luglio i piccoli possono portare con loro i propri animali domestici: nel cortile dei conigli c’è spazio per loro. Un piccolo regno di dolcezza, nato grazie a una intuizione del professor Luca Bernardo, che insieme al progetto Arte come Terapia di Donata Berger e Margherita Sigillò, è riuscito a trasformare ogni stanza in una scatola colorata. Le camere sono state dipinte da artisti come Lia Bosch, Irene Balia, Maurizio De Lotto, Marco Ferreri, Elio Fiorucci (proprio qui ha realizzato la sua ultima opera, nel 2014), Matteo Guarnaccia, Daniele Innamorato, Angelo Langè, Alessandro Mendini, Maurizio Zorat e Anastasia Kucherova, che per Stefano Boeri Architetti ha realizzato il Bosco Incantato. Lo scorso novembre sono atterrati sulla facciata della Casa i supereroi del palermitano Domenico Pellegrino, che danno il benvenuto all’ingresso.

Arrivato nel maggio 2005 a Milano, dopo una lunga parentesi negli Stati Uniti, ha raccolto una sfida: rilanciare un reparto di pediatria che stava morendo.

Ci sono lavoro, impegno, investimenti economici e morali, che passano da un centro multidisciplinare dedicato al disagio adolescenziale per affrontare temi attualissimi come il cyber bullismo, il gambling, i tentati suicidi, il vampirismo, il satanismo, la baby prostituzione e i disturbi alimentari.

DIAGNOSTICA D’AVANGUARDIA

Ogni anno transitano più di 1000 casi, di cui il 53 per cento fa riferimento a quelle che vengono chiamate «nuove dipendenze», dallo smartphone al gioco d’azzardo. Gli adolescenti sono la fascia di pazienti da intercettare.

Qui è stato avviato il primo centro di allergo-pneumologia e si può fare la cistosonografia, un’ecografia che prima esisteva solo al Gaslini di Genova: evita ai bambini di non prendere i raggi nocivi.

C’è in tutti la sensazione di aver creato qualcosa che farà scuola.”

Milano Post

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