Svelati i segreti dell’iPhone di Boettcher, enorme archivio compromettente: “Marchio le donne come il bestiame”

Cronaca

Milano 1 Marzo – Per lunghi mesi Alexander Boettcher ha sostenuto una improvvisa e irreversibile amnesia, rifiutando di fornire il pin del suo cellulare “Non lo ricordo”. Il suo obiettivo quello di non svelare agli investigatori i segreti del suo iPhone 5, colmo di chat, foto, video, dati di traffico.  Il codice di sblocco, si scopre oggi,  era molto semplice: 5555,  difficile dimenticarlo. Per violarlo il Tribunale ha incaricato il tecnico che ha portato il cellulare di Boettcher a Monaco, in Germania, nella sede della società israeliana «Cell brite». Qui in pochi giorni e per  soli1.500 euro, il cellulare è stato sbloccato, svelando messaggi demenziali come : «Alexander (dice di se stesso, ndr) marchia le donne come il bestiame».

Come mai allora l’Fbi, negli Stati Uniti, ha scatenato una battaglia legale epocale contro Apple, per sbloccare l’iPhone dei terroristi di San Bernardino? Risposta è semplice: sull’iPhone di Boettcher era installato un sistema operativo iOS8 e la «Cell brite» nel frattempo ha sviluppato un programma per violarlo, penetrando nel muro di Apple. Quello dei terroristi di San Bernardino invece  installa un sistema iOS più aggiornato, di cui la società israeliana non ha ancora saputo infrangere la protezione, costringendo l’Fbi a chiedere la «collaborazione» della casa produttrice. Dunque ieri, grazie a «Cell brite», è stato depositato in Tribunale l’enorme archivio estratto dal cellulare di Boettcher, che contiene materiale importantissimo  per ricostruire il delirio criminale della «coppia dell’acido» e che contrasta le tesi difensive di Boettcher, che si è sempre dichiarato inconsapevole degli attacchi con l’acido programmati  dalla sua amante.

Riporta puntualmente il Corriere: “La sera del 20 maggio 2014, Martina si apparta in auto con Antonio Margarito, studente col quale in passato ha avuto un breve rapporto. Prova ad accoltellarlo alle parti intime, poi sostiene di aver subìto una violenza (è stata condannata in primo grado per calunnia). Secondo l’accusa, Boettcher non è coinvolto in questo agguato. Ma il legale di Margarito, Roberto Parente, sottolinea due aspetti emersi dall’iPhone. Primo: poche ore dopo l’aggressione, quando Boettcher pensa ancora che la Levato sia stata violentata, fa una singolare ricerca col suo smartphone, relativa al tema dell’evirazione. Ancor più significative le ricerche Internet datate 3 dicembre 2014 (quando Savi è stato già sfregiato e la coppia è a «caccia» di altri obiettivi): Alexander si concentra di nuovo su Margarito, aprendo decine di pagine Facebook di suoi amici (lo studente, per paura, in quel momento ha il profilo chiuso).

Alle 18.49 del 15 novembre 2014, un’amica scrive a Boettcher. «Ciao, sei a Milano?». Lui risponde: «Ho mal di testa, hanno provato a rubarmi il telefono. Ho preso un pugno e per rincorrerlo sotto la pioggia mi sono allagato». Quella chat somiglia a una confessione. Sembra il racconto, rovesciato, dell’agguato di poche ore prima in via Nino Bixio, dove il fotografo di moda Giuliano Carparelli si è salvato con un ombrello dall’acido scagliato da Martina. Carparelli la segue e scatta una foto alla targa della sua auto: a quel punto compare un uomo (Boettcher, secondo l’accusa) che lo rincorre sotto la pioggia e gli ruba il telefono. La chat è stata depositata dai legali Paolo Tosoni e Chiara Graffer. Nella memoria è stata infine recuperata una foto di Carparelli: cancellata da qualcuno dopo l’arresto di Boettcher (28 dicembre 2014) e prima che il suo pc fosse sequestrato (15 gennaio 2015). Boettcher ha sempre negato di essersi trovato sul luogo dell’agguato al fotografo. “

A ridosso dell’agguato contro Stefano Savi, sfregiato nella notte tra 1 e 2 novembre 2014, i telefoni di Alexander e Martina sono spenti. Ore 3.10: la ragazza, dall’abitazione di via Alessi, scrive all’amante: «Se ci sei è meglio». Lui la raggiunge e insieme vanno verso casa del complice Andrea Magnani. Alle 4.29 Boettcher lo chiama, il «terzo» scende e sale in auto. Da quel momento la coppia spegne i cellulari, mentre Magnani è l’unico che (forse davvero inconsapevole, come sostiene) tiene acceso il suo. Poco dopo aggancia la cella di via Quarto Cagnino, il luogo dell’aggressione. I legali di Savi, Benedetta Maggioni e Andrea Orabona, depositano anche messaggi di due persone che cercano insistentemente Boettcher la mattina seguente (2 novembre): «Ho provato a chiamarla più volte …». Il telefono dell’imputato risulta sempre sconnesso. Dopo l’aggressione, verso le 10 di mattina, dal telefonino risultano ricerche sul «mercato abusivo» di San Donato. Magnani ha ricostruito l’agguato della coppia contro Savi. Da ieri i dati tecnici dell’iPhone di Boettcher rendono il suo racconto ancor più attendibile.”

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