La resa di Renzi

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Milano 24 Febbraio – E alla fine si è arreso, il boy scout di Rignano sull’Arno. Dopo settimane in cui ha tenuto, invano, un punto dato più dalla testardaggine di rincorrere un’ideologia convertita in linea politica che dal voler portare a casa un risultato, ha dovuto cedere: mercoledì il ddl Cirinnà potrebbe arrivare nell’aula del Senato senza la stepchild adoption e con il voto di fiducia.
La (finta) linea dura è finita, così come i tempi de “il testo non si tocca, il Governo non ci metterà più mano”. Dopodomani, probabilmente, Palazzo Chigi presenterà il suo maxi-emendamento. E, ironia della sorte, il premier, le braghe, questa volta le ha calate al cospetto di quell’Angelino Alfano che rischia di essere, insieme alla sua Ministra Beatrice Lorenzin, il vero vincitore della partita: al quale è permesso di dire, in un’intervista a tutta pagina sul Corriere della Sera, che «ha vinto il buonsenso». E, persino, roba da matti, di alzare la posta in gioco: oltre allo «stralcio dell’articolo 5 sulla stepchild adoption», Agelino vuole anche «la non equiparazione al matrimonio». Altrimenti «amici come prima e procediamo senza fiducia». Ha il piglio grottesco dello statista, mentre gongola: «Se all’inizio avessi minacciato la caduta del governo, i cattodem non si sarebbero impuntati sulle giuste ragioni e il Movimento 5 Stelle per far cadere il governo avrebbe accettato il canguro provocando la nostra reazione. Con ricatti e minacce avrei prodotto danni gravissimi: Cirinnà approvata e noi ininfluenti».
Della serie: mi sono fermato sulla sponda del fiume e ho visto passare il cadavere. Nessuno si sarebbe mai immaginato un Angelino Alfano nelle comode vesti dello stratega. Eppure, la logica renziana del “a tutti i costi”, a questo giro, è riuscita persino a compiere questo miracolo. Oltre che quello di far ammettere, con le orecchie basse, allo stesso premier: «Serve un accordo, perché il Pd non ha vinto le elezioni». E’ la prima vera dichiarazione di sconfitta pronunciata dal presidente del Consiglio. Il Pd, lo aveva già anticipato un paio di giorni fa Maria Elena Boschi, non ha la maggioranza, soprattutto in Senato, per questa riforma. Per tutte le riforme, aggiungiamo noi. Ed è per questo che, arrivati a questo punto, i rumors su eventuali elezioni anticipate, dovrebbero diventare realtà. Andare avanti a forza di colpi di fiducia e di maggioranze variabili, alla lunga, non porta da nessuna parte. Prima di quest’ultima dichiarazione d’impotenza, però, ci sarà il passaggio intermedio del referendum autunnale sulle riforme costituzionali, il cui risultato appare quanto mai non scontato.
Tornando alla stepchild, intanto – già si mettono le mani avanti per addolcire quella minoranza Pd che dello stralcio della norma non vuole nemmeno sentir parlare – dovrebbe finire in una nuova legge sulle adozioni che dovrebbe riguardare anche i single. C’è da scommettere che il progetto finirà, e andrebbe anche bene così, in una bolla di sapone. C’è da dire che, anche se questo nuovo contentino dovesse entrare in pista già la prossima settimana, resterebbe un dato politico non da poco: Renzi, dopo un giro di dibattiti parlamentari sfiancanti che hanno sfiorato il ridicolo e il grottesco, è tornato al “via”. A quella soluzione, proposta fin dall’inizio, che separasse le unioni civili dalle adozioni. Siamo al punto di partenza dunque, solo appesantiti da mesi di inutili discussioni. Se non è una resa questa.
Federica Venni (L’Intraprendente)

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