Ecco le «pagelle» 2015: bene la Bce, Fed bocciata, Pechino rimandata

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Milano 31 Dicembre – Quali sono le pagelle del 2015 per le tre maggiori banche centrali, per quel che riguarda la gestione della moneta e dei tassi di interesse? Il criterio è l’efficacia nella stabilizzazione macroeconomica attraverso politiche credibili, cioè coerenti e trasparenti.

Allora il giudizio è chiaro: promossa la banca centrale europea (Bce), bocciata quella americana (Fed), rimandata quella cinese (Bpc).

L’anno che si sta chiudendo è stato caratterizzato da una ripresa economica mondiale che è considerata da un lato ed in generale ancora acerba e niente affatto irreversibile. Dall’altro lato la crescita economica appare essere non sincronizzata nelle diverse maggiori aree regionali: oramai avviata negli Stati Uniti, ancora timida in Europa, con qualche affanno in Cina. Infine le prospettive: positive, ma non affatto stabili. In questo quadro, quale è il giudizio che si può dare sulle politiche monetarie?

Innanzitutto, occorre ricordare cosa abbiamo imparato sull’efficacia della politica monetaria, per quel che riguarda le economie avanzate, dall’esperienza della Grande Crisi, iniziata decisamente a partire dal 2008. Le lezioni sono almeno tre.

La prima lezione è che la politica monetaria può essere efficace nella stabilizzare il ciclo economico, quindi l’andamento sia dell’inflazione che della crescita, attraverso la stabilizzazione delle aspettative di medio periodo sulla dinamica dei prezzi. Nello stesso tempo, però, la capacità delle banche centrali di governare le aspettative ne definisce i limiti. Se le aspettative sono stabili, le recessioni economiche sono meno gravi perché la caduta della produzione non è accompagnata ed aggravata dalla caduta dei prezzi, che può innestare una dannosa spirale deflazionistica. Contemporaneamente, la ripresa economica non è accompagnata da una automatica normalizzazione dei prezzi, per cui finisce per apparire essa stessa reversibile.

Quindi la seconda lezione è che la politica monetaria ha effetti asimmetrici: più efficace nel frenare i surriscaldamenti della domanda aggregata che la sua anemia, soprattutto se la crisi economica è stata originata da un eccesso di credito e finanza. Da qui la terza lezione: le banche centrali non possono trascurare quello che avviene sui mercati finanziari, anche se tali fenomeni devono essere gestiti con un orizzonte temporale e strumenti – la politica macro prudenziali – che sono diversi da quelli della politica monetaria, ancorché tali interventi sono ancora ben lungi dall’essere compresi e definiti in modo sistematico.

Date le tre lezioni, alle banche centrali si chiede soprattutto di essere credibili. Credibilità significa avere una strategia che sia coerente e trasparente nella definizione di obiettivi e strumenti. La definizione degli obiettivi deve partire dagli obblighi statutari e dai vincoli istituzionali, per arrivare all’individuazione degli obiettivi intermedi e degli strumenti. Una strategia monetaria credibile è fattore di stabilità; in caso contrario, è essa stessa moltiplicatore di incertezza. Definiti i criteri, se si vuole dare una pagella alle banche centrali, il risultato è facile: promuovere quella europea, bocciare quella americana e rimandare quella cinese.

Donato Masciandaro (Il Sole 24 Ore)

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