I Radicali liberi uccidono

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Milano 27 Dicembre – Dominique Velati è morta. Aveva un tumore e si è suicidata. Anzi, no. Aveva un tumore e l’hanno uccisa. Certo, lo aveva chiesto lei ed in Svizzera è legale. Come lo era anche nel Terzo Reich, prima di diventare obbligatoria per le vite indegne di essere vissute. Dominique se n’è andata e Cappato, consigliere comunale Radicale a Milano l’ha aiutata. Ora rischia fino a dodici anni di galera. Si è costituito lui. È, inspiegabilmente, ancora libero, nonostante l’altissimo rischio di reiterare il reato, nonostante i pesantissimi indizi a suo carico, nonostante la legge lo vorrebbe in prigione. È libero perchè la custodia cautelare la meriti solo se ti chiami Mantovani. Oppure Galan. Ma se contribuisci ad ammazzare una persona no, a quel punto puoi andare in giro felice. È come trovare una persona che contempla l’abisso sull’orlo di un cornicione e buttarla giù. Sai mai cambi idea. Sai mai decida di lottare. Sai mai non si arrenda al nulla che questi boia, in senso tecnico, sia chiaro senza alcun giudizio morale, vendono loro gabellandolo come un diritto. Sì, dobbiamo capirci. Questa gente sta solo, nella propria mente, eseguendo la sentenza di una volontà superiore. Quella del Sovrano. Il Sovrano, in questo caso, altro tragico equivoco, non è l’individuo. È l’ideologia. Il suicidio assistito, infatti, non è un atto di libertà, perchè coinvolge due parti, non una sola come nel suicidio vero e proprio. Di cui una, fedifraga, che, infrangendo il giuramento che li vincola a proteggere la vita del paziente e non il suo ego,  non dovrebbe nemmeno essere là. Tra l’altro la paziente era perfettamente in grado di togliersi la vita da sola. In ogni caso, non è questo il punto. Il punto è che ormai in questo paese chiunque può fregarsene del diritto nascondendosi dietro l’ideologia sinistra della magistratura. Il gioco di parole è fortemente voluto, per quanto disgusto possa creare. Di fatto Cappato non rischia alcunchè. Non rischia l’arresto, non rischia la condanna e non rischia il carcere. Come non l’ha rischiato chi ha ucciso Welby. Siamo un Repubblica in stato di sorveglianza, fondata sull’arbitrio giuridico. E, talvolta, sull’odio per la vita. Dalle pompe di bicicletta ai viaggi della morte in Svizzera, l’ideologia assassina, che ha perseguitato per quarant’anni questa terra benedetta che non conosce la giustizia, è tornata ancora una volta alla ribalta. Nulla, nella nostra legge, nella nostra Costituzione e nella nostra cultura parla di un diritto alla morte. Tutto, dall’Articolo 2 della Carta, alla Dichiarazione dei Diritti Umani, passando per venti secoli di diritto, parla di diritto alla vita per gli innocenti.

Ovviamente, per i Radicali l’unica vita degna di essere protetta è quella dei delinquenti più abietti. Quelli sì che vanno salvati. Uccidere Caino, quello è il male. Abele muoia pure. Se non nel grembo della madre, allora almeno lo si elimini quando, malato, stanco e privo di forze, non potrà più seguire il branco da un Happy Hour ad una manifestazione politica per la droga libera. E se non vogliamo ricorrere a mezzi drastici, allora lo si stordisca con i narcotici e l’ideologia. Affinché, nemmeno quando sia in possesso di tutte le sue facoltà, possa vivere davvero. I Radicali odiano il dolore perché è il dolore a segnalarci, inequivocabilmente, di essere vivi. Ed odiano la vita perché odiano la Libertà. Non fatevi ingannare, non gli interessate come esseri liberi e pensanti. Gli interessate solo come zombie.

Quindi a Natale Cristo è nato e Cappato  è ancora libero. Forse ad organizzare il prossimo viaggio della morte. Libero, libero come le vittime della sua pietà non saranno più. Libero come le sue vittime non sono mai state, dalla diagnosi alla fine. Perché è libero solo chi non teme e chi non teme non fugge. Né dalla morte né dal dolore. E non si rifugia. Né nell’accanimento terapeutico, né nell’overdose di morfina. Buon Anno, consigliere. Volevo accomiatarmi con due parole di speranza, sulla vita che vince la morte. Non praevalebunt.

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