Quelle indagini parlamentari su tutto. Ma poi nessuna scopre nulla.

Approfondimenti

Milano 22 Dicembre – Il numero è spropositato. Già nella prima legislatura, infatti, vedono la luce le commissioni d’inchiesta sulla disoccupazione e sulla miseria. Tre anni dopo è la volta di quella bicamerale «sulle condizioni dei lavoratori in Italia». Nel 1958 il parlamento si occupa di «esaminare il comportamento degli organi della Pubblica Amministrazione in ordine alla cosiddetta Anonima Banchieri», mentre nel 1961 dedica le sue energie alla «costruzione dell’aeroporto di Fiumicino». Emblem_of_Italy.svgLo stesso anno Montecitorio avvia la commissione «sui limiti posti alla concorrenza in campo economico» e nel 1966 Palazzo Madama istituisce quella «sull’attività e sul funzionamento dell’Inps». Tre anni dopo tocca al caso Sifar, il servizio segreto militare italiano, e nel 1970 l’attenzione degli organi d’inchiesta politici si sposta sui «fenomeni di criminalità in Sardegna». È il 1976 quando «strutture, condizioni e livelli dei trattamenti retributivi e normativi» finiscono sotto la lente d’ingrandimento di una Commissione d’inchiesta bicamerale. Un anno più tardi tocca indagare sulla «fuga di sostanze tossiche avvenuta il 10 luglio 1976 nello stabilimento Icmesa e sui rischi potenziali per la salute e per l’ambiente derivanti da attività industriali». Lo stesso anno è la volta dello «studio sulle commesse di armi e mezzi ad uso militare e sugli approvvigionamenti», mentre nel 1978 nasce la commissione d’indagine «sull’attuazione degli interventi per la ricostruzione e la ripresa socio-economica dei territori della Valle del Belice colpiti dai terremoti del gennaio 1968». Passano solo due anni ed ecco l’inchiesta parlamentare sul «caso Sindona e sulle responsabilità politiche ed amministrative ad esso eventualmente connesse». Nel 1988 vedono la luce le commissioni d’inchiesta «sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi», quella sulla «dignità e condizione sociale dell’anziano» e infine sulle «condizioni di lavoro nelle aziende». Anche il 1989 è piuttosto prolifico, con la creazione di organi parlamentari d’inchiesta «sull’attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori della Basilicata e della Campania colpiti dai terremoti del novembre 1980 e febbraio 1981» e sulla «condizione giovanile». Il 1991 vede nascere la commissione d’indagine «sul caso della filiale di Atlanta della Banca Nazionale del Lavoro», mentre nel 1994 a farla da padrone è la sanità. Le Camere, infatti, si occupano dell’«efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale» (nonché, nelle versioni rinnovate negli anni dello stesso organo, delle «cause dell’incendio sviluppatosi tra il 15 e il 16 dicembre 2001 nel comune di San Gregorio Magno»). Lo stesso anno c’è tempo anche per la commissione «sull’attuazione della politica di cooperazione con i paesi in via di sviluppo». L’anno dopo le indagini dei parlamentari si concentrano «sull’azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo», sul «fenomeno del cosiddetto caporalato», sulla «vicenda dell’Azienda coloranti nazionali e affini» di Cengio e sul «ciclo dei rifiuti». Nel 1999 ci si occupa anche del «dissesto della Federazione italiana dei consorzi agrari» e delle «responsabilità relative alla tragedia del Cermis», mentre nel 2003 all’attenzione dei nostri parlamentari finiscono le «cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti» e quelle «dell’inquinamento del fiume Sarno». Due anni dopo tocca all’inchiesta parlamentare sull’«uranio impoverito». Nello stesso anno ecco la commissione d’inchiesta «sugli infortuni sul lavoro, con particolare riguardo alle cosiddette morti bianche». Due anni dopo è la volta dell’indagine sugli «errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali», e nel 2010, infine, si decide di indagare «sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale». Per molto tempo fu anche invocata, ma mai creata, la commissione d’inchiesta su Tangentopoli. Visti i precedenti, forse è stato meglio così.

Luca Rocca (Il Tempo)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.