Lettera aperta ai giudici che han lasciato liberi i “gentiluomini” islamici

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Milano 26 Novembre – Di primo acchito pensi a un errore o al fatto che qualcosa, per forza, ti sfugge. Ma forse, esperienza ci insegna, a sfuggirci è semplicemente il perché, per noi irreperibile, di una decisione che dalle aule del tribunale incide sulle nostre vite. Regolamenti e interpretazioni delle norme atti a garantire la legalità e la piena correttezza formale di una sentenza ce ne sono sempre, ma non siamo di quelli convinti che le “sentenze non si discutono”. Come tutte le cose umane pure le sentenze si discutono, se non le si condivide o comprende. E decisamente non ci riesce di capire cos’è avvenuto a Bologna, quindi scriviamo a loro, ai giudici che hanno firmato il non-arresto di un gruppo di presunti fondamentalisti islamici che, secondo quanto riportato da Libero, la Digos locale avrebbe pescato a teorizzare azioni terroristiche. L’inchiesta sarebbe nata nel 2012, in seguito a una perquisizione. Quattro arrestati, indagati per “addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale”, uno di loro si sarebbe poi arruolato nell’Isis partendo per l’Iraq, scrive Bel Pietro. In loro possesso video inneggianti alla guerra santa e istruzioni utili alla fabbricazione di ordigni esplosivi. E uno pensa, così, su due piedi, vabbé questi vanno esplulsi o trattenuti. Ma il gip non avrebbe ritenuto grave il possesso di tale materiale, perché non autoprodotto bensì scaricato da Internet.

Il direttore della testata di viale Majno mette in luce l’analogia tra i killer parigini, fino al giorno prima segnalati dalla polizia ma mai ritenuti pericolosi al punto da essere trattenuti e i signori bolognesi, sottolineando che in questo caso, come in quello di Merano di qualche settimana fa, Digos e Procura avessero richiesto l’arresto, non ritenuto ideone poi dal giudice. Ora, come premesso le motivazioni del giudice saranno indubbiamente legittime, avrà applicato la norma ma la domanda è: queste leggi sono adatte al periodo che stiamo vivendo, alla guerra in corso? Perché di guerra si tratta, l’Isis parla di conquistare Roma, l’Fbi ha segnalato attentati pronti e diretti a obiettivi chiari e sensibili nel nostro Paese, Spagna, Francia e Inghilterra sono già stati vittime di attentati e l’Isis ha dimostrato di essere il primo gruppo terroristico islamista in grado di mettere a segno diversi attentati contemporaneamente facendo riferimento a un unica cabina di regia, oltre ad essere abilissimo nella battaglia psicologica. Questa di chiama guerra. Churchill quando aveva a che fare con il nazismo incarcerò alcuni tedeschi solo in quanto tali e non fu né ingiustizia né barbarie, doveva salvare il suo popolo che moriva sotto gli attacchi di Hitler, doveva salvare l’Occidente a vederla tutta ma questa è un’altra storia. Da garantisti non possiamo augurarci inquisizioni e tintinnio di manette a ciclo continuo ma neppure il contrario, perché ci sono certe prudenze che non ci si può permettere, sono quelle che nei casi peggiori figliano cadaveri. Allora a loro, ai giudici, lo chiediamo: queste leggi sono adeguate, o la questione è un’altra?

Federica Dato (L’Intraprendente)

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